domenica 3 marzo 2013

la metafisica del nuovo


http://www.equilibriarte.net/cirodalessio/blog/la-metafisica-del-nuovo-e-la-confusione-tra-arte-e-scienza.

la metafisica del nuovo e la confusione tra arte e scienza.



Ieri mi venne in mentre una scena vissuta all’epoca del liceo.
Il nostro professore stava parlando della musica classica ed uno studente gli disse che era ormai vecchia, al che il prof si giustificò dicendo che ad ogni ascolto gli procurava una nuova emozione.
Questa scena mi è ritornata in mente proprio mentre ascoltavo un pezzo di musica classica e rivivevo con la stessa intensità l’emozione che mi aveva dato altre volte.
Allora pensai tra me e me; perché il prof sentì il bisogno di giustificare il riascolto della musica dicendo che procurava nuove emozioni? Non bastava dire che ogni volta procura emozioni?
Poi che siano nuove o sempre le stesse che importa?
Perché quest’enfasi del nuovo? Quasi che solo il nuovo potesse legittimare in qualche modo l’esperienza estetica?
Beh, che gli ultimi due secoli e mezzo, siano stati i secoli dello storicismo, in cui ha imperato, a tutti i livelli, una metafisica del nuovo, ormai lo sappiamo da un pezzo; “nuovo” nel medioevo era sinonimo di cattivo, in età classica rerum-novarum-cupidus era un’ingiuria gravissima, oggi, invece, una cosa non può essere buona se non è nuova. Anzi, è arrivata a tal punto l’identificazione tra nuovo e buono, che per far passare per buona una cosa basta dire che è nuova.

Però non era questo soltanto ad agire nella frase del mio prof, o meglio, vi era anche un altro aspetto della questione; il mio prof, così come lo studente che sollevò l’obiezione sulla vetustà della musica classica, non riuscivano chiaramente a separare l’esperienza estetica dall’esperienza conoscitiva.
In qualche modo apparentavano arte e scienza. E poiché nella scienza vale il principio che una teoria vecchia è inservibile, nonché il principio della cumulabilità del sapere, che si arricchisce di sempre nuove nozioni, ecco che loro pensavano che questi due principi dovessero valere anche per l’arte.
Che la nuova musica dovesse in qualche modo essere migliore della vecchia e sostituirla!
Che noi non dobbiamo attardarci a riascoltare cose già ascoltate, ma accumulare nuove “cognizioni” musicali, per usare quest’aberrante espressione. Quasi che il fine della musica, della letteratura e dell’ arte, fosse quello di essere conosciuti, e non quello, invece, di procurare un esperienza ( ed uso il termine in senso pregnante, come ciò che precede ed è più profondo del conoscere scientifico) estetica.
Penso sia proprio questa confusione, che era dello studente ma anche del prof, ad aver indotto quest’ ultimo non solamente a dire, attenzione, ma a giustificare l’ intera musica, dicendo che procura ogni volta emozioni nuove.
Perché è vero, l’ emozione che dà la musica, così come quella che dà un quadro, è sempre diversa, proprio perché non è una cognizione oggettiva, ma chiama in causa la nostra soggettività di fruitori, e quindi le situazioni e gli stati d’ animo sempre diversi in cui siamo immersi quando facciamo l’ esperienza estetica.
Ed è questa anche l’ unica giustificazione del nuovo in arte.
Se un opera d’ arte è bella ed autentica, allora essa è anche originale e nuova; perché l’ opera autenticamente bella è quella in cui l’ autore è riuscito ad esprimersi felicemente e compiutamente, e l’ originalità e la novità dipende dall’ originalità e dalla novità dell’ autore, che in quanto individuo, è diverso ed irriducibile, nel suo sentire e nella sua personalità, a qualunque altro.
Quindi il nuovo, o meglio l’originale, è sempre una conseguenza dell’arte, guai se diventa il fine!
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commenti

Monica Lume utente autodisattivato
10 febbraio 2008 18:53
Ciao Ciro.
Vorrei fare una semplice osservazione al tuo interessante intervento.
A me pare che nel tuo discorso emerga una mistificazione del nuovo, quasi considerato come una categoria a stente e non come il naturale evolversi della vita e dei costumi.
Per quanto a me sembra, non è il nuovo a imporsi all'uomo, ma è l'uomo stesso che non è mai lo stesso, che è in costante divenire, e quindi sempre nuovo. Il mondo non fa che rispondere alle sollecitazioni e alle esigenze dell'uomo che muta.
Dobbiamo invece chiederci in che direzione spingere questa naturale e irriducibile evoluzione.
Le cose grandi di ogni epoca non hanno età, in quanto manifestano quell'elemento dell'umano che non muta, ossia di cui l'uomo di ogni epoca e generazione non puà fare a meno.
Per dirla banale banale c'è una frase del film Matrix in cui Morpheus dice : "Ci sono cose che cambiano, altre che non cambiano". E ci sono momenti e momenti, per cui quella musica o opera d'arte che in un momento non ti dice nulla, in un altro può ispirarti grandi emozioni e rivelazioni.
Penso che siamo immersi come esseri in divenite in un mondo in divenire.
Che ne pensi?

Antonio D'Antonio
10 febbraio 2008 19:26
Alcune semplici considerazioni.

Musica Classica vetusta per i giovani,forse,si.

Quali tempi,ritmi,melodie,note,7/9 ,12(Dodecafonia),per l'oggi?

I carmine Burani,potrebbero interessare?,si!

Quale Musica:,Chopin?,si,Mozart,Ciajkosvskij,Beethoven,Bach?

La Malinconia,Chopin? ,Si!

Non è un problema di Musica,ma dei tempi dell'ascolto con il nostro io,pensiero silente,dinamico,foce in giovanissima età.

Il Rock,con tutte le sue varienti è la musica per le giovani generazioni,gli appartiene,e del loro tempo,è un'insieme storico,dagli anni cinquanta ad oggi di ritmo e sonorità.

Perché nella storiA non si ascolta più il flauto di pan o la lira?

Forse perché non è più il tempo delle georgiche virgiliane?,Siiiiiiiiii.

Ma cla complessità è in Agguato!

Il tuo Insegnante di Musica non conosceva tutti i segreti della Medesima!

Cosa Comunica l'arte alle nuove generazioni?

Abbiamo il tempo per studiare i classici,o vogliamo sperimentare le dinamiche del colore,segno,varianti e variabili sonore,ritmi,Buchi Buchi,Jazz,Musica Brasiliana,sensualità e sessualità dell'essere Vita.

Spesso,anche su equilibri si è spaventati dello Sparafleshare di Multimedialità dei Video,presi da YouTube,perché mi chiedo?

Vedevo oggi il video e le miniature che spesso hanno accompagnato la Divina Commedia,nel racconto,Nel 13 e 14 Secolo,Multimedialità 8 secoli Prima?,si!

I giovanissimi vivono cio' che vedono e sentono,i fumetti giapposesi in primis,non quelli colti,ma la spazzatura dell'oggi!

Easistono i tempi della riflessione,si,forse nella periferie,soffoccanti,dove regna il nulla!
Oppure in provincia,dove si mastica la retorica del piccolo,e il silenzio?

Quale luogo è padrone l'arte?

Trasposizione secolare in pittura di un potere religioso?,noioso non credi?

Si vedono i ritmi della vita cittadine,forse in Brughel e in pochi altri!

Perché io giovane dovrei godere di una trasposizione del Divino,meglio Lascaux,no?,si!

Cavalli in corsa,caccia,magia della vità,essenza della nascita e della morte!

Ciro D' Alessio
10 febbraio 2008 20:52
Ciao Monica.
Io ti do perfettamente ragione ( nella seconda parte del mio intervento credo di aver detto più o meno quanto sostieni tu), solo che ad ipostatizzare il nuovo, quasi a trasformarlo da attributo in sostanza non credo di essere io, con la mia magari errata percezione del reale, ma in qualche modo la "cosa stessa"; il nuovo stesso si è ipostatizzato nel corso della storia degli ultimi secoli; dall' idea di progresso degli illuministi, alle metafisiche della storia dell' ottocento, ( non solo Hegel e Marx, ma anche tutto il positivismo)e nel novecento ,proprio quando in filosofia l' idea di progresso va in crisi su tutti i fronti dopo i disastri delle due guerre, essa si diffonde in tutta la società e diventa mentalità corrente sulla quale si basa la pubblicità e la società dei consumi in definitiva. L' arte del novecento, limitatamente a quest' aspetto, sembra far propria in qualche modo la logica del nuovo-è-meglio propria del capitalismo consumistico, e non riflettere criticamente su di essa, come ha fatto invece la filosofia; sarà perché l' arte stessa si è legata come mai prima in maniera indissolubile al mercato, tanto da non riuscire a metterne in discussione le logiche e a lasciarsene penetrare?
La filosofia che sta dietro le avanguardie è una filosofia da diciannovesimo secolo, una filosofia del progresso, non una filosofia da ventesimo secolo, che con la sua critica del progresso non può che portare ad un superamento del concetto stesso di avanguardia, come è successo in qualche modo con la transavanguardia ( ma qui chiedo il tuo aiuto perché sull' argomento non sono molto ferrato).
Io , proprio come te, sono sontrario a questa ipostatizzazione del nuovo, e vorrei che tornasse ad essere un attributo del sempre diverso ed originale agire, pensare e creare degli uomini su questa terra.

Ciro D' Alessio
10 febbraio 2008 21:31
Ciao Antonio
Grazie per l' elaborato intervento.
Devo subito dire, in difesa del mio povero prof, che non era un prof di musica, ma di storia e filosofia, perché, purtroppo, nel liceo italiano la musica non si studia!
Io sono sostanzialmente daccordo con te.
La realtà cambia, offre nuovi stimoli, ed è giusto che gli artisti li colgano e li usino ai loro fini espressivi.
Sono ancora più daccordo quando dici che alcuni autori ed alcuni aspetti della musica classica sono attualissimi.
C' è qualcosa nella nostra condizione umana, che cambia con ritmi più lenti che non il progresso delle tecniche; ad esempio il fatto che respiriamo ossigeno, che abbiamo bisogno di luce per vivere e per vivere bene, che nasciamo e muoriamo,che proviamo compassione per i dolori dei nostri simili ed attrazione sessuale per i loro bei corpi, etc.
Queste condizioni fondamentali dell' uomo non sono mutate dall' età della pietra e gli artisti che hanno fatto opere puntando a quest' "essenza" della condizione umana sono ancora attualissimi. Ed ancora oggi gli artisti che si rivolgono a queste tematiche sono pienamente contemporanei, con qualsiasi mezzo si esprimano, perché non è ancora superata questa condizione umana.
Magari un giorno lo sarà davvero, se davvero l' uomo riuscirà a poter fare a meno del suo corpo biologico ed a sostituirlo con dei corpi artificiali che non soffrono e non muoiono, ma allora le cose saranno così totalmente diverse che non sarà più nemmeno possibile parlare di uomo.
Quanto alle lire ed alle arpe, beh io non ci conterei troppo che l' epoca delle georgiche di virgilio sia così superata, anzi credo che possa ritornare alla grande. Man mano che veniamo perdendo contatto con l' ambiente naturale, o perché lo distruggiamo o solamente perché viviamo lontani da esso, tendiamo sempre più a provarne nostalgia ed ad idealizzarlo proprio come faceva virgilio; quindi chissà che in un prossimo futuro queste esigenze e queste nostalgie non trovino una massiccia espressione anche in arte.
Già quest' anno a Documenta c' era un bel campo di papaveri!
Per quanto riguarda i gusti dei giovani, è giusto che essi si scelgno i propri generi in musica letteratura e pittura; non è giusto, o meglio è un danno per loro stessi, che non arricchiscano la loro educazione estetica, che significa, in definitiva, arricchire la loro esperienza umana, che non si confrontino con realtà che magari non sono di accesso immediato per loro.
Io da piccolo abborrivo, come tutti i miei coetani, la musica classica. Ed i primi ascolti li subii quasi con sofferenza, come se stessi pigliando una medicina amara, ma poi, man mano che il mio orecchio si educava a quei suoni così diversi dagli abituali, mi prendeva sempre di più , finché non riuscii più a farne a meno. E lo stesso vale per la letteratura. Chi di noi ha letto per la prima volta a dodici anni la divina commedia e ne ha provato piacere? NOn era forse un tormento? Ma una volta superata l' asperità iniziale, che delizia, per l' orecchio, per lo spirito , per tutto!
Lo stesso vale anche in pittura!
La pop art magari è molto più immediata e seducente per i giovani che non Caravaggio o Morandi....
Il fatto è che l' educazione estetica, come tutte le educazioni, richiede tempo fatica costanza impegno ed anche un po' di sofferenza, cose che ormai i nostri ragazzi, a cui viene richiesto di essere flessibili per adeguarsi al mutevole mercato, non possono più permettersi, e non è nemmeno più loro richiesto, anzi queste doti sono quasi un danno ed un ostacolo, coem ha notato Sygmut Bauman nelle sue riflessioni sulla società liquida.

Antonella Iurilli Duhamel
10 febbraio 2008 22:47
Il vecchio e il nuovo necesariamente tirano in ballo quelle che sono le due maggiori concezioni del tempo: il tempo lineare e il tempo circolare.

Il pensiero orientale /femminile ha una visione circolare, tutto ritorna niente è vecchio perché dal momento che ritorna diventa automaticamente attuale e questa spirale conduce ad un approfondimento ad una maturazione.

Ne deriva un concetto particolare di salvezza, di una salvezza "misterica" e quindi atemporale, mitica, la quale opererebbe nella coscienza dell'uomo attraverso la celebrazione di un "Mito" che in definitiva non è nient'altro che il fac-simile del mito cosmico dell'eterno ritorno.


Il pensiero occidenale/maschile del tempo ne ha una concezione ha una lineare del tempo di conseguenza tutto ciò che rimane dietro le spalle è perso, il focus è sostanzialmente in avanti verso il progresso.
Una visione del tempo e della storia diametralmente oppostala basata sulla cosmogonia creazionista espressa dal primo versetto del libro del Genesi della Bibbia ebraica: "In principio Dio creò il cielo e la terra".
Visione opposta a quella greca in quanto la creazione del mondo rappresenta il " principio " del tempo. Il tempo ha quindi un inizio perché è creato con il mondo e perciò stesso avrà fine, non essendo altro che la misura delle fasi della successione di ciò che esiste.

Ciò che a mio avviso andrebbe puntualizzato specialmente se ci occupiamo progetti educativi è che la visione occidentale è sostanzialmente mentale e non vitalistica: in natura tutto ciò che è vivo si muove secondo il modello della spirale, basti pensareai fluidi corporei, La Kundalini, il DNA, i venti, le maree,i cicli lunari ecc.

Divenire non necessariamente equivale a crescere e maturare. La nostra società non è improntata su basi vitalistiche la crescita e la maturazione sono optionals molto costosi, tutto vi è contro, persino l'educazione dei giovani.

Il limite del tuo professore è stato quello di non essere riuscito a toccare lo studente con la sua passione la sua spiegazione non ha fatto breccia nel cuore del ragazzo sempre ammettendo che questa passione fosse realmente profonda e non una mera ostentazione di sapere-

Il punto per me è che oggi mancano le persone; coloro che hanno reali capacità di condurre, di formare.
Il tempo lineare, il mito del progresso hanno prodotto un drammatico spostamento verso l'alto verso la testa con un conseguente inaridimento del cuore; i giovani non possono essere toccati dall'intellettualismo ma da un'anima vibrante. Chi di noi non si è sentito rapire dall’energia dell’indimenticabile Robin Williams ne “L’attimo fuggente? ” ,La società dei poeti morti, la capacità di incendiare l'anima dei suoi giovani studenti?
Le vibrazioni non si trasmettono a chiacchier,e quando di fronte a noi c'è il fuoco lo possiamo ancora sentire? io credo di si,anche se la società del progresso produce solo labili fiammelle che hanno la presunzione di incendiare il mondo.


“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita. Per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.”

Monica Lume utente autodisattivato
11 febbraio 2008 13:26
Finalmente c'è l'opportunità di approfondire la questione del pensiero, lineare o circolare.
Credo anch'io, con Antonella, che l'umanità viaggi, sospinta da energie cosmiche, su un tracciato a spirale, quindi circolare.
Questo moto circolare non esclude però la possibilità di progresso, di acquisizione di nuovi modi di vivere.
Nuovi della relazione dinamica con il tempo, ma eterni nella loro sostanza extratemporale. Come dire, l'uomo e l'umanità cambia la veste ma non la sostanza strutturale.

Antonella Iurilli Duhamel
11 febbraio 2008 15:09
se è per questo il nostro corpo è ancora uguale a quello dei nostri predecssori quindi sostanzialmente incapace di metabolizzare il crescente inquinamento, le sostanze di sintesi chimia tutto qanto non è organico.
La nostra psiche come Jung ci ha fatto notare è tappezzata dagli stessi miti e complessi dei nostri antenati, ciò che è aumentata a dismisura e la nostra dissociazione dal nostro essere e sentire a vantaggio di una falsa identità e di vite surrogato
ciao Monica è vero è un argomento stimolante

Ciro D' Alessio
14 febbraio 2008 22:55
Scusami Antonella se non ho risposto al tuo stimolante intervento per tempo, ma purtroppo sto collegato ormai solo nei week end ed il giovedì.
La questione del tempo circolare e lineare è veramente di grande interesse.
Sapevo che il primo era proprio dei greci ed il secondo lo abbiamo, invece, ricevuto in eredità dalla tradizione ebraico cristiana, ma non avevo idea che in fondo a questa opposizione si celasse anche quella tra maschile e femminile.
Ancora a difesa del mio poveroi prof: era un prof di filosofia e non di musica, quindi era tenuto a trasmettere la passione per la sua materia e non per la musica, e la passione per la sua materia almeno nel mio caso l' ha trasmessa! ( con quali risultati non so!)
Molto interessante, inoltre, il legame tra tempo lineare e cerebrarizzazione dell' esistenza nell' epoca contemporanea.
Mi piace il modo in cui leghi il sentimento alla nostra natura corporale; io penso che oggi soprattutto di questo si abbia bisogno;
ricordarsi, in un mondo sempre più smaterializzato, burocratizzato, intellettualizzato, che siamo essere naturali e sensibili!
Quanto alla questione sollevata da Monica che la circolarità non esclude necessariamente il progresso, sono perfettamente daccordo.
Del resto l' immagine della spirale indica proprio questo; la spirle ritorna continuamente su se stessa, ma ogni volta ad un gradino più alto.
Io non polemizzo contro il progresso, che riconosco e del quale sono gratissimo, ma contro la sua mitizzazione, e contro la feticizzazione del nuovo, ossia contro l' idea che il nuovo sia necessariamente un progresso.
Contro questo che è stato il pensiero dominante dell' ultimo scorcio di modernità, mi pare più saggio pensare che il progresso sia, invece, la conquista di un faticoso, paziente e assolutamente non garantito e non automatico lavoro dell' uomo. Ed oggi, con alle spalle il secolo dei peggiori disastri umanitari ed ecologici della storia intera, possiamo quasi esserne certi al cento per cento.
Ora vorrei solo che alcuni miei amici artisti, non quelli che partecipano a questo forum, ovviamente, la smettessero di feticcizzare il nuovo in arte, e facessere anche loro propria l' idea che nuovo non significà più ormai necessariamente migliore. Ma bisogna capire che anche in arte il progresso ed il meglio ormai si conquista a fatica e non è affatto garantito dalla semplice novità.

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