domenica 3 marzo 2013

arte, fantasia, utopia.

http://www.equilibriarte.net/cirodalessio/blog/ancora-qualche-riflessione-sulla-funzione-emancipativa-dell-immaginazione-della-fantasia-e-dell-utopia.


Ancora qualche riflessione sulla funzione emancipativa dell' immaginazione, della fantasia, e dell' utopia.

Nel periodo natalizio spesso mi piace abbandonarmi alle fiabe.
Mi immergo in un mondo fantastico che può essere un libro, la musica, un film, un dipinto, un videogioco e dimentico, per un po', il mondo reale.

La nostra immaginazione, infatti, non è condannata al presente ed alla realtà fisica; ma ha la possibilità di trascendere la storia e la natura, per immaginare altri mondi, altre storie al di là di quelle che conosciamo.

Questa capacità di trascendere il dato, è la grandezza dell' uomo. Questa creatività dell' immaginazione è alla base di tutte le grandi invenzioni umane; il lavoro ( che non si accontenta della natura com' è, ma la immagina diversa e cerca di adeguare la realtà all' immagine) il linguaggio ( che è creatività, associazione creativa di concetti, segni, e cose), etc

Ora, nella pura favola, questa creatività umana si esprime in maniera pura.
Si inventa un mondo altro, nella consapevolezza di farlo, punto.


La tradizione marxista, piú o meno ortodossa, ci ha insegnato a disprezzare la favola a favore dell' analisi critica della realtà. Le favole sono state accomunate alla religione, oppio del popolo; industria culturale per la distrazione delle masse da quelli che sono i propri interessi e la propria battaglia per l' emancipazione.

Il fatto è che l' analisi critica della realtà è incapace di dirci alcunché sul da farsi. La conoscenza non implica la volontà. Posso avere una visione lucidissima dei problemi che affliggono la nostra società, e continuare tranquillamente ad infischiarmene, come fa piú o meno la maggioranza di noi.
La volontà, per agire, ha bisogno di moventi piú profondi che non la conoscenza.

E questi moventi profondi dell' agire spesso non li si trova nella realtà presente, ma nel desiderio, alimentato da immagini di un futuro diverso, piú bello, piú dignitoso, piú umano, o semplicemente, meno penoso.

In ultima analisi cosa' è l' uomo? L' uomo è una animale che reagisce creativamente al suo dolore.
Ciò che caratterizza la reazione dell' uomo al dolore è il suo carattere non automatico.
Tra il dolore, e la sua soluzione, ci stanno di mezzo l' immaginazione, la conoscenza, il lavoro.
Cioè l' uomo è passivo nel soffrire, ma attivo nel trovare la soluzione al dolore, che non è data.
Ecco perché per me il dolore è il piú filosofico dei sentimenti, perché dalla dialettica del dolore si è sviluppata la storia umana, ed è per ed attraverso il dolore che si è forgiata la sua natura, che è si finita, ma anche capace di trascendere i suoi limiti e le sue condizioni.
Ed il dolore è anche il discrimen tra realtà e sogno, tra realtà ed immaginazione, tra realtà ed affabulazione.
Le religioni nascono per dare un senso al dolore, ma falliscono proprio perché si limitano solo a questo, cozzano contro la realtà del dolore che non si risolve solo in una questione di senso, avendo una realtà materiale che è al di la del senso.
Il dolore, dunque, ha anche una funzione, per cosí dire, epistemologica, ci permette di riconoscere il reale al di là del pensiero, e dell' immaginazione.

Ecco che la favola, nasce in situazioni storicamente doloranti, sembrerebbe solo avere la funzione di distogliere la nostra attenzione dal dolore per rendercelo in qualche modo piú sopportabile. Ma in realtà, col suo creare mondi al di là di questo, getta le premesse affinché si possa superare realmente, e non solo immaginificamente, il dolore. Il favoleggiare mentre si distare da questo mondo, ne immagina uno diverso e questa è la condizione necessaria per un cambiamento. Il marxismo scientifico, secondo il quale il progresso sarebbe inscritto nei nostri bisogni materaiali, e dunque non avrebbe bisogno dell' immaginazione e della creatività, mi pare solo una decadenza dei motivi del giovane marx che invece denunciava i mali del capitalismo ed immaginava una società migliore, avendo dinanzi agli occhi l' immagine schilleriana, kantiana, goethiana, feuerbachiana, di uomo come essere che sviluppa in maniera onnilaterale le sue facoltà.
Oggi il marxismo può tornare a dire qualcosa se si riappropria di questa sua istanza creativa e filosofica. Cosa alquanto difficile dopo che per un secolo e mezzo non ha fatto altro che prendere le distanze dalla filosofia, dall' utopia, dall' etica, per pretendersi scientifico.



Le favole dunque, così come la religione, è vero che distraggono dal presente, perché la loro essenza è creare altri mondi al di là di questo.
Ma questa distrazione dal presente ha una funzione essa stessa enormemente rivoluzionaria.
Innanzittutto la favola non prretende di essere il sostituto della realtà, o una realtà di tipo più profondo ( coem la religione), ma sa ed accetta pienamente il suo ruolo di finzione.
Quindi non compete con l' analisi scientifica, né la danneggia, visto che fin da subito, si pone in una piano consapevolmente diverso da quello della realtà.
Essa agisce sul sentimento, lo nutre di, delle sue immagine di un mondo migliore.
Ed un sentimento sì fatto agisce sulla volontà più che il sapere scientifico, che per definizione è asettico e avalutativo.
Ora una arte che rinuncia alla sua dimensione utopica, per atteggiarsi a conoscenza, rinuncia anche alla sua funzione di educare il sentimento al futuro.

La conoscenza non ha molta presa sul futuro, è condannata al presente ed al passato.
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commenti

Monica Lume utente autodisattivato
2 gennaio 2008 09:26
Mi piace molto, ma molto quello che hai scritto.
Sono riflessioni che elaboro già da diversi anni.
Ci sarebbe da dire ancora.....

In quanto all'immagine che hai postato sopra, la trovo così autentica, così dentro il momento, dentro il fatto, che pare quasi che quel bambino si muova da un momento all'altro. Si sente il profumo dei fiori e del borotalco

Ciro D' Alessio
2 gennaio 2008 09:28
grazie mille monica!

Ciro D' Alessio
2 gennaio 2008 09:38
ovviamente non fermiamoci ai complimenti, ma discutiamo anche criticamente e costruttivamente come abbiamo sempre fatto! ;)
Ti pare?

Monica Lume utente autodisattivato
2 gennaio 2008 10:27
Certo, complimenti di solito non ne faccio. Poi, con te, ha senso la discussione, quindi...

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