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La dialettica e la pittura
ven 4 gennaio 2008
L’ arte va concepita in maniera dialettica.
Ma cos’ è dialettica?
Dialettica è pensare le cose nelle loro relazioni con ciò che le eccede, con ciò che sta al di fuori di loro ed in qualche modo le delimita ma ne rompe il limite al tempo stesso.
La definizione dialettica di una cosa è la definizione che si dà della cosa stagliandola dallo sfondo sulla quale emerge.
“Definire” dialetticamente significa proprio mettere in relazione la cosa col suo altro.
La dialettica dunque si distingue e si contrappone a quel pensiero che tende ad isolare le cose, ad astrarle ed a concepirle isolatamente.
Questo pensiero che procede per astrazioni, è alla base del procedere scientifico ed analitico.
E’ un pensare dunque di gran valore e non va assolutamente svalutato.
La dialettica non deve pretendere di essere un superamento del pensiero analitico, ma proporsi come modo di pensare, modo di procedere e di passare ad un idea all’ altra, diverso ed egualmente legittimo.
Non deve nemmeno entrare in concorrenza col pensiero scientifico, perché il pensare dialettico si occupa di aspetti del reale diversi da quelli del pensiero analitico.
L’ idea che una forma logica, un modo di pensare, ne esclude il contrario, è un idea che presuppone una unità ed una coerenza del reale. Ma visto che oggi crediamo di non vivere più in un universo, ma in un pluriverso, cioè che il reale si esperisce in maniere irriducibilmente diverse, ecco che è possibile ammettere anche diverse maniere, non solo di pensare, ma anche di procedere nel pensiero.
Se pensare è infatti essenzialmente organizzare l’ esperienza, la molteplicità dell’ esperienza comporta una molteplicità e a volte un intreccio dei modi di organizzarla.
Errore storico della dialettica hegeliana , così come di quella engelsiana, è stato quello di volersi quasi sostituire al pensiero analitico e scientifico, evidenziandone solo i caratteri di astrattezza ( e non anche l’ incredibile potenza sintetica e conoscitiva che deriva proprio da quest’ astrattezza) e proponendosi come un suo superamento.
Errore storico dei nemici della dialettica, è pensare che essa sia un pensiero del tutto sballato e poetico, perché non presenta quei caratteri di rigore logico e di matematizzabilità, che sono propri, invece, della logica formale.
Ma il pregio della dialettica è proprio questo suo carattere non formale, che le permette di stare dietro alle cose nel loro svolgimento concreto, senza ipostatizzarsi in un metodo adatto poi ad ogni cosa.
La dialettica, cioè, è sempre fenomenologia, cioè è sempre attenta al dato concreto, e non è mai metodologica.
Il grave errore di Hegel, il riscopritore moderno del pensiero dialettico, è stato proprio il suo passaggio dalla fenomenologia alla logica.
La dialettica, se ben si pondera, è il procedimento tipico delle scienze storiche.
Queste infatti, per dare una comprensione piena dei fenomeni di cui si occupano, hanno il dovere di non astrarle dal contesto concreto in cui si presentano.
La filosofia è poi l’ esercizio della dialettica per eccellenza, perché essa ha il dovere di non fare astrazione da nulla e di dar conto di tutto, anche del soggetto che pensa nel momento in cui pensa.
E così le scienze della natura e le scienze dello spirito non sono diverse solo per l’ oggetto di cui si occupano, ma anche per il modo di affrontarlo. Le prime richiedono di isolare il fenomeno, e di mettere da parte tutto ciò che non è rilevante per esso, in particolar modo le esperienze soggettive e non matematizzabili del fenomeno, la filosofia invece ha il dovere di non astrarne, pena il lasciare incomprese alcune esperienza ed essere dunque astratta rispetto ad esse.
Torniamo ora un attimo alle relazioni tra dialettica ed arte, ripromettendoci, ovviamente, di ritornare ad approfondire il problema della dialettica da un punto di vista prettamente filosofico-speculativo in seguito.
Pensata dialetticamente la rappresentazione, non è un indicare, o un rispecchiare i fenomeni, ma un reagire ad essi.
Oggi si commette il terribile errore di considerare l’ opera d’ arte come un documento.
Un luogo cioè dove si depositano e sono evidenti i caratteri più lampanti e caratterizzanti di un epoca.
Come una specie di rispecchiamento meccanico.
Dimenticando che nella rappresentazione si depositano anzitutto i sogni ed i bisogni di un epoca.
Cioè quegli aspetti di un epoca che ne rompono l’ unità presente, e la aprono al futuro. Il desiderio di un epoca di andare al di là di sé.
L’ arte tende a rompere con la logica del presente e della rappresentazione, come ci ricorda Ernst Bloch nel suo principio Speranza.
Quindi sono di massimo interesse, non solo quelle opere dove si rispecchia il presente in maniera quasi banale, ma quelle che tendono a staccarsi dal presente. Queste infatti nascondono una spinta dialettica, una spinta cioè ad andare oltre il presente.
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Dialettica è pensare le cose nelle loro relazioni con ciò che le eccede, con ciò che sta al di fuori di loro ed in qualche modo le delimita ma ne rompe il limite al tempo stesso.
La definizione dialettica di una cosa è la definizione che si dà della cosa stagliandola dallo sfondo sulla quale emerge.
“Definire” dialetticamente significa proprio mettere in relazione la cosa col suo altro.
La dialettica dunque si distingue e si contrappone a quel pensiero che tende ad isolare le cose, ad astrarle ed a concepirle isolatamente.
Questo pensiero che procede per astrazioni, è alla base del procedere scientifico ed analitico.
E’ un pensare dunque di gran valore e non va assolutamente svalutato.
La dialettica non deve pretendere di essere un superamento del pensiero analitico, ma proporsi come modo di pensare, modo di procedere e di passare ad un idea all’ altra, diverso ed egualmente legittimo.
Non deve nemmeno entrare in concorrenza col pensiero scientifico, perché il pensare dialettico si occupa di aspetti del reale diversi da quelli del pensiero analitico.
L’ idea che una forma logica, un modo di pensare, ne esclude il contrario, è un idea che presuppone una unità ed una coerenza del reale. Ma visto che oggi crediamo di non vivere più in un universo, ma in un pluriverso, cioè che il reale si esperisce in maniere irriducibilmente diverse, ecco che è possibile ammettere anche diverse maniere, non solo di pensare, ma anche di procedere nel pensiero.
Se pensare è infatti essenzialmente organizzare l’ esperienza, la molteplicità dell’ esperienza comporta una molteplicità e a volte un intreccio dei modi di organizzarla.
Errore storico della dialettica hegeliana , così come di quella engelsiana, è stato quello di volersi quasi sostituire al pensiero analitico e scientifico, evidenziandone solo i caratteri di astrattezza ( e non anche l’ incredibile potenza sintetica e conoscitiva che deriva proprio da quest’ astrattezza) e proponendosi come un suo superamento.
Errore storico dei nemici della dialettica, è pensare che essa sia un pensiero del tutto sballato e poetico, perché non presenta quei caratteri di rigore logico e di matematizzabilità, che sono propri, invece, della logica formale.
Ma il pregio della dialettica è proprio questo suo carattere non formale, che le permette di stare dietro alle cose nel loro svolgimento concreto, senza ipostatizzarsi in un metodo adatto poi ad ogni cosa.
La dialettica, cioè, è sempre fenomenologia, cioè è sempre attenta al dato concreto, e non è mai metodologica.
Il grave errore di Hegel, il riscopritore moderno del pensiero dialettico, è stato proprio il suo passaggio dalla fenomenologia alla logica.
La dialettica, se ben si pondera, è il procedimento tipico delle scienze storiche.
Queste infatti, per dare una comprensione piena dei fenomeni di cui si occupano, hanno il dovere di non astrarle dal contesto concreto in cui si presentano.
La filosofia è poi l’ esercizio della dialettica per eccellenza, perché essa ha il dovere di non fare astrazione da nulla e di dar conto di tutto, anche del soggetto che pensa nel momento in cui pensa.
E così le scienze della natura e le scienze dello spirito non sono diverse solo per l’ oggetto di cui si occupano, ma anche per il modo di affrontarlo. Le prime richiedono di isolare il fenomeno, e di mettere da parte tutto ciò che non è rilevante per esso, in particolar modo le esperienze soggettive e non matematizzabili del fenomeno, la filosofia invece ha il dovere di non astrarne, pena il lasciare incomprese alcune esperienza ed essere dunque astratta rispetto ad esse.
Torniamo ora un attimo alle relazioni tra dialettica ed arte, ripromettendoci, ovviamente, di ritornare ad approfondire il problema della dialettica da un punto di vista prettamente filosofico-speculativo in seguito.
Pensata dialetticamente la rappresentazione, non è un indicare, o un rispecchiare i fenomeni, ma un reagire ad essi.
Oggi si commette il terribile errore di considerare l’ opera d’ arte come un documento.
Un luogo cioè dove si depositano e sono evidenti i caratteri più lampanti e caratterizzanti di un epoca.
Come una specie di rispecchiamento meccanico.
Dimenticando che nella rappresentazione si depositano anzitutto i sogni ed i bisogni di un epoca.
Cioè quegli aspetti di un epoca che ne rompono l’ unità presente, e la aprono al futuro. Il desiderio di un epoca di andare al di là di sé.
L’ arte tende a rompere con la logica del presente e della rappresentazione, come ci ricorda Ernst Bloch nel suo principio Speranza.
Quindi sono di massimo interesse, non solo quelle opere dove si rispecchia il presente in maniera quasi banale, ma quelle che tendono a staccarsi dal presente. Queste infatti nascondono una spinta dialettica, una spinta cioè ad andare oltre il presente.
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