domenica 3 marzo 2013

cornice e cosalizzazione


http://www.equilibriarte.net/cirodalessio/blog/l-assenza-di-cornice-come-sintomo-di-

l' assenza di cornice come sintomo di

Poche cose oggi in pittura risultano tanto "vecchie" quanto la cornice.

E' questo non è legato solo a mode o gusti d' arredamento, ma ad un' idea che si è ormai radicata e che sta a fondo di queste stesse mode e gusti.

L' idea, cioè, che l' opera non debba essere isolata e staccata dallo spazio che la circonda, ma debba in qualche modo integrarsi in esso, ed interagire con esso.

E cos' è la cornice se non il simbolo della separazione tra l' opera e lo spazio che gli sta attorno?

La crisi della cornice è uno dei tanti aspetti di quello sviluppo che ha portato nel corso del novecento le arti figurative a rinunciare al loro ruolo di rappresentazione per volersi fare direttamente realtà.

Rappresentazione, infatti, è qualcosa che si riferisce alla realtà, ma non è direttamente realtà, ed è ben consapevole di questa differenza.

Questo scarto, questa distanza, tra rappresentazione e realtà, è una cosa fantastica, perché permette all' arte di non essere inchiodata al reale, e soprattutto le permette di potersi sollevare col suo sguardo al di sopra di esso, di poterlo anche criticare.

La rappresentazione, perché possa avere uno spazio suo, ha bisogno di esser ben delimitata dal reale. La cornice , il limite, separa la rappresentazione dal reale, ma non perciò limitandola, bensì permettendole di allargare i suoi limiti in una dimensione ed in uno spazio più vasti, che però non appartengono allo spazio reale ma a quello rappresentato.


"... la cornice di un quadro, dice Pareyson, nell' atto che realizza nel modo più conveniente l' ideale delimitazione che raccolga il dipinto in sé stesso isolandolo dall' ambiente circostante, permette allo spazio interno della pittura di esapndersi liberamente nel suo mondo ideale, allargandosi in dimensioni spirituali infinite ed inesauribili.


Cioè la cornice mentre delimita uno spazio reale finito, ne apre al contempo uno infinito della rappresentazione.


L' opera d' arte è capace di istituire ed aprire nuovi spazi, è essa stessa, apertura sullo spazio e sul mondo.

Heidegger riteneva fosse apertura sul mondo e dava anche a lei l' appellativo, tanto pregnante, di Dasein, che è l' appellativo che riserva all' uomo per desiganrne il carattere di appartenenza , ma al contempo di apertura al mondo.


Ma l' opera può essere apertura a patto di non essere un semplice oggetto tra i tanti.

L' opera d' arte si eleva al di sopra delle semplici cose e si apparenta al Dasein, propio in quanto in essa è racchiuso uno sguardo.

Uno sguardo che apre uno spazio ed un particolare rapporto al mondo.


Ora togli la cornice al quadro ed inseriscilo direttamente nel mondo delle cose e rischi di ridurlo ad un oggetto tra tanti.

E che il quadro sia perfettamente inserito nella realtà, e che abbia dei riferimenti ad altri oggetti che lo contornano, non lo rende per nulla più profondo e più significativo.

Quella di avere dei rimandi al tutto cosale di cui si è parte, non è affatto una prerogativa dell' opera d' arte , ma proprio di tutti gli oggetti, di tutte le cose. "Cosa" è proprio ciò che ha il suo "vero" al di fuori di. La cosa al di là del sistema di cose all' interno della quale acquista funzione e significato, non è nulla. E' come un' automobile in fondo al mare, del tutto inutile e priva di significato.


Funzioni e significati vengono dati alla cosa dalla totalità funzionale di cui è parte.


Ma l' opera d' arte in quanto rappresentazione non era semplice parte di un tutto all' interno della quale pigliava senso, ma era essa stessa una totalità, capace di avere un suo spazio, un suo ordine, un suo sguardo istitutore di una totalità, un suo senso.


E la cornice era appunto il riconoscimento della compiutezza dell' opera, della sua capacità di istituire senso autonomamente, e non di riceverlo soltanto come un semplice ente intramondano.


A ricevere un senso etraneo non ci vuole nulla, è un gioco da ragazzi. Ad aprire un mondo di senso, questa è la fatica dell' opera d' arte. Un mondo al di là di questo, e con una sua autonomia, e tuttavia in legame con questo attraverso l' autore ed il lettore, e dunque capace di influire, anche criticamente, sul mondo reale.

Ma perché si apra un mondo di senso, c' è bisogno di una chiara delimitazione dello spazio della rappresentazione, ed una lucida e accettata consapevolezza della sua alterità (preziosissima ) dal reale; ci vuole cioè, quale che sia, una cornice.
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commenti

Vittorio Losito
21 gennaio 2008 14:23
mi viene in mente la casa veneziana di Peggy Guggenheim : l'abbondanza di quadri e sculture,la testata del letto di Calder .In questo caso (che è naturalmente un'eccezione)quasi tutte le cose erano cose d'arte...la separazione dal quotidiano forse si può ottenere anche con una "cornice mentale"...
condivido le tue riflessioni , la capacità di astrazione fa parte della lettura di un'opera;la cornice aiuta (ma a volte eccede e distrae, poi c'è chi dipinge anche sulla cornice!) ...
credo che possano valere anche per come si organizza una mostra di quadri...il contesto è
decisivo per la fruizione seria delle opere.

Ciro D' Alessio
21 gennaio 2008 17:03
ah sicuramente la cornice può essere anche mentale.
Diciamo che essa quì "simboleggia" la distinzione tra la rappresentazione ed un oggetto qualsiasi.
Da sola, infatti, la cornicie di legno non basta a fare di un oggetto una rappresentazione.
Non basta incorniciare una cosa per farne arte, così come non basta esporla in un museo, o farla con "intenzione artistica".
Anche se di esempi del genere ne abbiamo tantissimi ed ogni giorno di più.

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