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Arte ed etica
sab 17 novembre 2007
Le ultime riflessioni sul carattere etico e non violento del disegno e della pittura,
nonché i recenti interrogativi morali sull' opera del cane fatto morire per arte,
mi spingono a riconsiderare il problema etica-arte.
La storia dell' arte moderna dal rinascimento alla seconda guerra mondiale è la storia di un progressivo emanciparsi dell' arte dall' etica.
A fine ottocento i poeti maledetti e gli artisti decadenti reclamano con forza l' autonomia dell' arte dalla morale.
Allo scrittore ed al poeta deve essere consentito scrivere e dipingere anche soggetti che la morale comune ritiene disdicevoli. Perché l' arte non è etica e non è suo compito dare ammaestramenti diretti o esempi morali.
L' affrancamento dell' arte dalla morale è uno degli ultimi aspetti della storia del suo affrancamento dalla religione.
Ora, l' arte può rivendicare l' autonomia dalla morale finché è rappresentazione.
Finché l' artista si limita a scrivere, o a disegnare e dipingere, veramente non possono essere posti limiti di sorta alla sua azione, nemmeno limiti morali, perché l' atto dello scrivere e del dipingere non nuocciono veramente a nessuno ( se si esclude il danno, veramente piccolo rispetto a quello di altre più futili attività, che si fa all' ambiente per l' uso di inchiostri o colori ).
Negli ultimi cinquanta anni la tendenza dell' arte è stata, però, quella di rompere il piano della rappresentazione, cioè di farla finita col dipingere, ma cercare di operare direttamente sulla realtà e con la realtà.
Ma l' azione reale ha dei limiti etici.
L' arte classica era liberi da questi limiti perché non era azione reale ma rappresentazione.
Un discorso simile avviene nel campo delle scienze.
In quanto conoscenza del reale la scienza non deve avere limiti che non siano i suoi stessi.
Deve essere autonoma e libera di indagare e ricercare in ogni campo e senza restrizioni o prescrizioni esterne, impostagli dalla morale, dalla religione etc.
Solo che la scienza moderna non è solo conoscenza, ma anche azione sul reale ed, in quanto tale, sottoposta all' etica.
La scienza moderna è fatta così; per poter conoscere il reale, deve intervenire attivamente su di esso. Deve fare esperimenti.
In questo si distingue nettamente dalla scienza antica, che aveva un carattere prettamente contemplativo ed, in quanto mera contemplazione, non agiva sul reale e non era sottoposta ai limiti dell' etica.
Spesso si dice che la scienza va lasciata libera di ricercare mentre solo la tecnica, cioè l'applicazione al reale del risultato scientifico, andrebbe sottoposta a limiti etici.
Questo principio è sacrosanto, in quanto garantisce la libertà del pensiero e della ricerca, ma non sempre si attaglia alla scienza moderna che non è solo conoscenza, ma già dal principio, azione sul reale.
Noi tutti vorremmo fare a meno degli esperimenti su animali da laboratorio, ma tutti allo stesso tempo sappiamo che i progressi della medicina moderna si debbono proprio a tali esperimenti.
Quindi una crudeltà che ha però portato dei benefici indubitabili.
Ma che benefici daranno le attuali opere d' arte costruite sullo scempio e sulla morte di animali ?
condividi nonché i recenti interrogativi morali sull' opera del cane fatto morire per arte,
mi spingono a riconsiderare il problema etica-arte.
La storia dell' arte moderna dal rinascimento alla seconda guerra mondiale è la storia di un progressivo emanciparsi dell' arte dall' etica.
A fine ottocento i poeti maledetti e gli artisti decadenti reclamano con forza l' autonomia dell' arte dalla morale.
Allo scrittore ed al poeta deve essere consentito scrivere e dipingere anche soggetti che la morale comune ritiene disdicevoli. Perché l' arte non è etica e non è suo compito dare ammaestramenti diretti o esempi morali.
L' affrancamento dell' arte dalla morale è uno degli ultimi aspetti della storia del suo affrancamento dalla religione.
Ora, l' arte può rivendicare l' autonomia dalla morale finché è rappresentazione.
Finché l' artista si limita a scrivere, o a disegnare e dipingere, veramente non possono essere posti limiti di sorta alla sua azione, nemmeno limiti morali, perché l' atto dello scrivere e del dipingere non nuocciono veramente a nessuno ( se si esclude il danno, veramente piccolo rispetto a quello di altre più futili attività, che si fa all' ambiente per l' uso di inchiostri o colori ).
Negli ultimi cinquanta anni la tendenza dell' arte è stata, però, quella di rompere il piano della rappresentazione, cioè di farla finita col dipingere, ma cercare di operare direttamente sulla realtà e con la realtà.
Ma l' azione reale ha dei limiti etici.
L' arte classica era liberi da questi limiti perché non era azione reale ma rappresentazione.
Un discorso simile avviene nel campo delle scienze.
In quanto conoscenza del reale la scienza non deve avere limiti che non siano i suoi stessi.
Deve essere autonoma e libera di indagare e ricercare in ogni campo e senza restrizioni o prescrizioni esterne, impostagli dalla morale, dalla religione etc.
Solo che la scienza moderna non è solo conoscenza, ma anche azione sul reale ed, in quanto tale, sottoposta all' etica.
La scienza moderna è fatta così; per poter conoscere il reale, deve intervenire attivamente su di esso. Deve fare esperimenti.
In questo si distingue nettamente dalla scienza antica, che aveva un carattere prettamente contemplativo ed, in quanto mera contemplazione, non agiva sul reale e non era sottoposta ai limiti dell' etica.
Spesso si dice che la scienza va lasciata libera di ricercare mentre solo la tecnica, cioè l'applicazione al reale del risultato scientifico, andrebbe sottoposta a limiti etici.
Questo principio è sacrosanto, in quanto garantisce la libertà del pensiero e della ricerca, ma non sempre si attaglia alla scienza moderna che non è solo conoscenza, ma già dal principio, azione sul reale.
Noi tutti vorremmo fare a meno degli esperimenti su animali da laboratorio, ma tutti allo stesso tempo sappiamo che i progressi della medicina moderna si debbono proprio a tali esperimenti.
Quindi una crudeltà che ha però portato dei benefici indubitabili.
Ma che benefici daranno le attuali opere d' arte costruite sullo scempio e sulla morte di animali ?
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Bravo Ciro!
Bello questo blog sulla interrelazione fra arte e filosofia.
In un certo senso lo aspettavo ;-)
Bello questo blog sulla interrelazione fra arte e filosofia.
In un certo senso lo aspettavo ;-)
Grzie gianni e grazie monica per l' incoraggiamento.
Cercherò di fare del mio meglio!
Cercherò di fare del mio meglio!
Sai Ciro, rivedevo i tuoi lavori a olio.
Tu certamente li hai fatti senza pensare a quello che potevano significare. Eppure parlano di tante cose.
E' espresso un senso etico, cosa pensi della vita, come ti poni nei confronti degli altri, il tuo senso delle cose.....
Tu certamente li hai fatti senza pensare a quello che potevano significare. Eppure parlano di tante cose.
E' espresso un senso etico, cosa pensi della vita, come ti poni nei confronti degli altri, il tuo senso delle cose.....
Certo monica, è
così. Nel lavoro di un artista ( nel mio caso non di un artista ma di un
apprendista pittore) si trasmette sempre tutto il mondo spirituale
dell' artista; non potrebbe essere diversamente.
Nell' opera d' arte non c' è solo il sentimento, ma sempre tutta una visione del mondo e della vita, e soprattutto l' atteggiamento che ha l' artista nei confronti del mondo e della vita.
Tendo spesso a sottolineare l' aspetto del sentimento perché vedo che è significativamente assente ( ad eccezzione del sentimento dell' angoscia ) nelle creazioni di certi artisti contemporanei. quindi in queste opere non vi vedo trasmesso un artista con tutta la sua umanità, ma degli intelletti quasi separati dalla loro parte emozionale.
C' è anche un altra ragione per la quale insisto sul sentimento; per me è molto importante stabilire l' autonomia dell' arte dalle altre attività umane, ed in particolare dall' attività teoretica e conoscitiva.
E così, rifacendomi un po' all' estetica Kantiana, cerco di far riposare l' autonomia dell' arte sull' autonomia della facoltà del sentire, la facoltà del giudizio estetico, da quella del conoscere.
Kant diceva che noi abbiamo tre facoltà, che non si lasciano ulteriromente ridurre l' una all' altra; la facoltà di conoscere, quella di desiderare ( che è a fondamnto dell' etica), e la facoltà del piacere e del dispiacere.
Cioè la facoltà del godimento ( che è a fondamento del giudizio estetico).
E' vero che in un opera d' arte si trasemttono anche gli altri due aspetti dell' uomo, perché sempre tutto l' autore vi si trasmette, ma ciò che ne fa un opera d' arte e non un opera di conoscenza o un azione morale è proprio il riposare sulla facoltà del godimento.
In tedesco sapere si dice wissen e godere gewissen. Quindi le due parole sono in stretta relazione, ma sono anche chiaramente distinte.
L' arte non è solo wissen, ma anche gewissen.
Ed è proprio in quanto gewissen che può rivendicare la sua autonomia rispetto al sapere teoretico.
Nell' opera d' arte non c' è solo il sentimento, ma sempre tutta una visione del mondo e della vita, e soprattutto l' atteggiamento che ha l' artista nei confronti del mondo e della vita.
Tendo spesso a sottolineare l' aspetto del sentimento perché vedo che è significativamente assente ( ad eccezzione del sentimento dell' angoscia ) nelle creazioni di certi artisti contemporanei. quindi in queste opere non vi vedo trasmesso un artista con tutta la sua umanità, ma degli intelletti quasi separati dalla loro parte emozionale.
C' è anche un altra ragione per la quale insisto sul sentimento; per me è molto importante stabilire l' autonomia dell' arte dalle altre attività umane, ed in particolare dall' attività teoretica e conoscitiva.
E così, rifacendomi un po' all' estetica Kantiana, cerco di far riposare l' autonomia dell' arte sull' autonomia della facoltà del sentire, la facoltà del giudizio estetico, da quella del conoscere.
Kant diceva che noi abbiamo tre facoltà, che non si lasciano ulteriromente ridurre l' una all' altra; la facoltà di conoscere, quella di desiderare ( che è a fondamnto dell' etica), e la facoltà del piacere e del dispiacere.
Cioè la facoltà del godimento ( che è a fondamento del giudizio estetico).
E' vero che in un opera d' arte si trasemttono anche gli altri due aspetti dell' uomo, perché sempre tutto l' autore vi si trasmette, ma ciò che ne fa un opera d' arte e non un opera di conoscenza o un azione morale è proprio il riposare sulla facoltà del godimento.
In tedesco sapere si dice wissen e godere gewissen. Quindi le due parole sono in stretta relazione, ma sono anche chiaramente distinte.
L' arte non è solo wissen, ma anche gewissen.
Ed è proprio in quanto gewissen che può rivendicare la sua autonomia rispetto al sapere teoretico.
Autonomia dell' arte
dall' etica non vuol dire che nell' opera non si trasmetta l' ethos
dell' artsta. Così come autonomia dell' arte dall conoscenza non vuol
dire che non vi si trasmetta la sua Weltanschaung.
Ma significa essenzialmente che l' artista è libero nel suo creare e non è soggetto al al clero che in epoca medioevale monopolizzava conoscenza etica ed arte.
La scenza moderna, l' etica moderna, e l' arte moderna nascono tutte dal seno e dal dissovimento della teologia medioevale di cui erano tutte ancelle.
Si sono costruite la loro autonomia nel corso dei secoli e con grande fatica. Ed hanno raggiunto il culmine della loro autonomia a fine ottocento inizio nevecento.
Dopodiché mi pare di assistere ad un ritorno dell' arte ad una posizione ancillare o nei confronti dell' una o dell' altra facoltà, o della teoria o dell' ethos, o del filosofo o del politico.
Ma significa essenzialmente che l' artista è libero nel suo creare e non è soggetto al al clero che in epoca medioevale monopolizzava conoscenza etica ed arte.
La scenza moderna, l' etica moderna, e l' arte moderna nascono tutte dal seno e dal dissovimento della teologia medioevale di cui erano tutte ancelle.
Si sono costruite la loro autonomia nel corso dei secoli e con grande fatica. Ed hanno raggiunto il culmine della loro autonomia a fine ottocento inizio nevecento.
Dopodiché mi pare di assistere ad un ritorno dell' arte ad una posizione ancillare o nei confronti dell' una o dell' altra facoltà, o della teoria o dell' ethos, o del filosofo o del politico.
Allora dici che l'arte oggi è autoreferenziale per necessità?
Se non è cofluenza di energie e sbocco estetico di qualcosa, cos'è allora?
Che significato dai tu, personalmente, all'arte etica?
Se non è cofluenza di energie e sbocco estetico di qualcosa, cos'è allora?
Che significato dai tu, personalmente, all'arte etica?
Cosa intendi per autoreferenziale?
Per me autonomia ed autoreferenzialità non sono sinonimi ma contrari.
Posto, infatti, che concepisco l' arte come un modo di rapportarsi al mondo.
Autonoma è quell' arte che vi si rapporta indipendentemente da altri modi di rapportarvisi quali la conoscenza, l' etica, etc.
Autoreferenziale è invece quall' arte che non riesce proprio a rapportarvisi e che invece di essere apertura sul mondo, su ciò che la eccede, si richiude su stessa, si riferisce solo a se stessa e parla solo di se stessa, oppure del mondo esso stesso autoreferenziale dal quale non riesce a prendere le distanze.
Per me autonomia ed autoreferenzialità non sono sinonimi ma contrari.
Posto, infatti, che concepisco l' arte come un modo di rapportarsi al mondo.
Autonoma è quell' arte che vi si rapporta indipendentemente da altri modi di rapportarvisi quali la conoscenza, l' etica, etc.
Autoreferenziale è invece quall' arte che non riesce proprio a rapportarvisi e che invece di essere apertura sul mondo, su ciò che la eccede, si richiude su stessa, si riferisce solo a se stessa e parla solo di se stessa, oppure del mondo esso stesso autoreferenziale dal quale non riesce a prendere le distanze.
Per me l'arte è sempre etica, qualsiasi espressione è espressione di qualcosa, di un'idea, di un gusto, di una scelta.
Ogni espressione artistica individua un luogo, fisico o mentale che sia.
Arte autonoma. Non comprendo appieno questa accezione. Autonoma da imposizioni esterne, mi par di capire.
Ma sul concetto di imposizione ci sarebbe da discutere per ore.
Oggi secondo te l'artista è autonomo?
Secondo me no: è talmente ucciso dal mondo in cui vive che è difficile poter dire che oggi l'artista sia più libero di quanto non lo fosse l'artista del medioevo o del rinascimento.
Per me, caro Ciro, l'artista è soggiogato. Vuoi dalla Chiesa nell'antichità, o dalla Scienza ieri, o dal nulla nichilista oggi, comunque è perennemente in guerra col mondo e con se stesso.
E il suo contenuto è quello che riesce a strappare a questa morte del senso.
Ogni espressione artistica individua un luogo, fisico o mentale che sia.
Arte autonoma. Non comprendo appieno questa accezione. Autonoma da imposizioni esterne, mi par di capire.
Ma sul concetto di imposizione ci sarebbe da discutere per ore.
Oggi secondo te l'artista è autonomo?
Secondo me no: è talmente ucciso dal mondo in cui vive che è difficile poter dire che oggi l'artista sia più libero di quanto non lo fosse l'artista del medioevo o del rinascimento.
Per me, caro Ciro, l'artista è soggiogato. Vuoi dalla Chiesa nell'antichità, o dalla Scienza ieri, o dal nulla nichilista oggi, comunque è perennemente in guerra col mondo e con se stesso.
E il suo contenuto è quello che riesce a strappare a questa morte del senso.
Autonoma significa che è un attività distinta dalle altre.
Cioè che fare arte non è la stessa cosa che fare scienza e viceversa, hce fare arte non è la stessa cosa che fare etica e viceversa, anche se poi l' arte si può occupare di scienza e di etica e etica e scienza si possono occupare di arte.
Ma si tratta di atteggiamenti cmq irriducibili, che per quanto si possano contaminare, coem è di moda oggi, riposano su facoltà e modi di rapportarsi al reale che sono distinti, anche se compresenti nell' uomo.
Se l' arte non si distinguesse realmente dalle altre sfere ne verrebbe riassorbita e non avrebbe una sua reale consistenza, ma sarebbe ora etica, ora sapere, ora economia, etc.
Si è vero, nell' arte si esprime la temperie etica nonché la weltanschaung dell' autore,
ma questo è vero per ogni azione, per ogni operare di ciascuno di noi.
In tutti gli atti che facciamo ogni giorno esprimiamo il nostro essere.
Solo che l' arte è un operare ed un produrre che si deve pur distinguere da ogni altra operazione o produzione, altrimanti di nuovo si dissolverebbe nel tutto e non sarebbe.
Perché una cosa è intanto che si distingue dal resto, da ciò che non è.
L' esser-passivo e condizionato fa parte della condizione umana ma questo c' entra poco con l' autonomia dell' arte. Per autonomia non deve intendersi infatti qualcosa di decontestualizzato, di fuori della storia e del mondo.
Cioè che fare arte non è la stessa cosa che fare scienza e viceversa, hce fare arte non è la stessa cosa che fare etica e viceversa, anche se poi l' arte si può occupare di scienza e di etica e etica e scienza si possono occupare di arte.
Ma si tratta di atteggiamenti cmq irriducibili, che per quanto si possano contaminare, coem è di moda oggi, riposano su facoltà e modi di rapportarsi al reale che sono distinti, anche se compresenti nell' uomo.
Se l' arte non si distinguesse realmente dalle altre sfere ne verrebbe riassorbita e non avrebbe una sua reale consistenza, ma sarebbe ora etica, ora sapere, ora economia, etc.
Si è vero, nell' arte si esprime la temperie etica nonché la weltanschaung dell' autore,
ma questo è vero per ogni azione, per ogni operare di ciascuno di noi.
In tutti gli atti che facciamo ogni giorno esprimiamo il nostro essere.
Solo che l' arte è un operare ed un produrre che si deve pur distinguere da ogni altra operazione o produzione, altrimanti di nuovo si dissolverebbe nel tutto e non sarebbe.
Perché una cosa è intanto che si distingue dal resto, da ciò che non è.
L' esser-passivo e condizionato fa parte della condizione umana ma questo c' entra poco con l' autonomia dell' arte. Per autonomia non deve intendersi infatti qualcosa di decontestualizzato, di fuori della storia e del mondo.
Riguardo a cosa
significa per me personalmente arte etica, ci sto pensando e cercherò di
postare una risposta appena mi sarò schiarito le idee.
A presto
A presto
In un certo senso
si, ma io la vedo in modo più ampio. In realtà l'arte è risposta
all'insistere degli stimoli della cultura, della conoscenza e
dell'esperienza sull'artista.
In questo senso, per me l'artista non è mai autonomo, ma continuamente, coinvolto correlato ai fatti che vive e alle cose che apprende.
E' un momentaneo soggettivizzarsi in percezioni e rimandi, dei fatti della vita che in lui (l'artista) si metabolizzano e si ricreano (o muoiono definitivamente).
Ecco, intendevo che l'arte è sempre atto etico, in quanto luogo di elaborazioni, indagini e catarsi delle forze, delle idee e dei vissuti sia interni che esterni.
In questo senso, per me l'artista non è mai autonomo, ma continuamente, coinvolto correlato ai fatti che vive e alle cose che apprende.
E' un momentaneo soggettivizzarsi in percezioni e rimandi, dei fatti della vita che in lui (l'artista) si metabolizzano e si ricreano (o muoiono definitivamente).
Ecco, intendevo che l'arte è sempre atto etico, in quanto luogo di elaborazioni, indagini e catarsi delle forze, delle idee e dei vissuti sia interni che esterni.
Il tragico oggi è
che pare che le azioni artistiche possano essere solo negative. Non si
riesce a trovare la strada per dare corpo, visione e forma, sbocco
estetico a energie vitali pure.
Prendi in esame, ad esempio, il fatto di quel povero cagnolino lasciato morire, ma anche di qualunque altra azione definita artistica, contro la compassione umana e la difesa della vita, ma a favore di una visione cinica e indifferente alle energie e al senso che sottendono la vita.
Un'azione che provoca la morte di un essere vivente viene fatta assurgere a azione artistica.
Si sta cercando di desacralizzare la vita, e questa azione di dissacrazione, di rimozione dei tabù da sempre irrelati al permanere del suo significato e rispetto, viene fatta passare per arte. Prende il posto (la negazione, la morte) della propositività e dell'apertura alle energie della vita.
Di fatto un ribaltamento. UNA USURPAZIONE.
La morte prende il posto della vita, ne chiede la leggittimazione, il diritto, il posto al sole, ne sbaraglia le giustificazioni, i moventi, cerca di screditarne persino la logicità del suo permanere.
Dove vuole protare tutto questo? Forsea equiparare il valore della vita a quello della morte?
A privare la vita, il suo senso, di connotazione etica?
Prendi in esame, ad esempio, il fatto di quel povero cagnolino lasciato morire, ma anche di qualunque altra azione definita artistica, contro la compassione umana e la difesa della vita, ma a favore di una visione cinica e indifferente alle energie e al senso che sottendono la vita.
Un'azione che provoca la morte di un essere vivente viene fatta assurgere a azione artistica.
Si sta cercando di desacralizzare la vita, e questa azione di dissacrazione, di rimozione dei tabù da sempre irrelati al permanere del suo significato e rispetto, viene fatta passare per arte. Prende il posto (la negazione, la morte) della propositività e dell'apertura alle energie della vita.
Di fatto un ribaltamento. UNA USURPAZIONE.
La morte prende il posto della vita, ne chiede la leggittimazione, il diritto, il posto al sole, ne sbaraglia le giustificazioni, i moventi, cerca di screditarne persino la logicità del suo permanere.
Dove vuole protare tutto questo? Forsea equiparare il valore della vita a quello della morte?
A privare la vita, il suo senso, di connotazione etica?
E adesso osserva l'eco, la reattività scatenata da questo fatto, nel mondo dell'arte.
Una parte del mondo dell'arte ha ravvisato in quell'azione un alto grado di artisticità (e, ammettendo che fosse un'azione indotta non speculativamente, sperando in un effetto sensazionale e relativa notorietà, ma mirante a fare emergere delle evidenze dal sostrato inconscio dell'umanità) e un popolo di artisti che invece, inorridendo ha promosso iniziative (non artistiche, ma sociali, politiche) affinché quell'artista fosse bannato e l'artisticità dell'azione annullata.
Ma in questo secondo caso si è dovuta produrre un'azione politica contro un'azione artistica.
E' inaudito! Artisti che non hanno mezzi per esprimere un dissenso usando un linguaggio artistico!!
Questa è una resa, un fallimento: come dire, OGGI L'ARTE è CONNESSA ALLA MORTE! Come ammettere: non ci sono sbocchi creativi possibili nell'arte, ma sono distruttivi!
L'arte usa le forze della vita per negare la vita!
Una parte del mondo dell'arte ha ravvisato in quell'azione un alto grado di artisticità (e, ammettendo che fosse un'azione indotta non speculativamente, sperando in un effetto sensazionale e relativa notorietà, ma mirante a fare emergere delle evidenze dal sostrato inconscio dell'umanità) e un popolo di artisti che invece, inorridendo ha promosso iniziative (non artistiche, ma sociali, politiche) affinché quell'artista fosse bannato e l'artisticità dell'azione annullata.
Ma in questo secondo caso si è dovuta produrre un'azione politica contro un'azione artistica.
E' inaudito! Artisti che non hanno mezzi per esprimere un dissenso usando un linguaggio artistico!!
Questa è una resa, un fallimento: come dire, OGGI L'ARTE è CONNESSA ALLA MORTE! Come ammettere: non ci sono sbocchi creativi possibili nell'arte, ma sono distruttivi!
L'arte usa le forze della vita per negare la vita!
Si Monica, quanto scrivi è sconcertate ma purtroppo vero.
Io credo che sia un sintomo della crisi pofonda dell' arte contemporanea e della società di cui è parte.
Però, perdonami, era prevedibile che si arrivasse a questi esiti.
Negli ultimi 50 anni non si è fatto altro che voler rompere il piano illusorio della rappresentazione.
Ma la separazione tra piano della rappresentazione e realtà poneva all' arte dei limiti, ma prprio questi limiti davano all' artista la massima libertà di esprimersi.Perché qualsiasi cosa rappresentasse non v' era pericolo di nuocere a nessuno.
Da quando fontana cominciò a rompere le tele, però, gli artisti d' "avanguardia" non hanno fatto altro che gareggiare a chi era più bravo non a rappresentare il reale, ma a portarlo direttamente in scena, ad operare e lavorare direttamente col reale. A cosa mirano quasi tutte le istallazioni e tutte le performances, se non a coivoolgere direttamente lo spettatore nel loro spazio di rappresentazione, o meglio a fare a meno di questo spazio per entrare esse stesse nella realtà?
Questo sarebbe dovuto essere un avvicinamentoo dell' arte alla vita concreta, una maggiore libertà, perché non più vincolati alla tela etc, ma si è rivelato il suo contrario.
Meno libertà, perché con la realtà non puoi fare tutto quello che puoi fare nella rappresentazioni, ad operare nella realtà vi sono dei limiti etici, che la rappresentazione invece non ha.
Pensa all' opera del campo di papaveri che hanno esposto a Documenta 12. Quì l' artista ha voluto dire chiaramente che ormai egli non crea figure disegni o rappresentazioni, ma direttamente la realtà, con fiori terra ed alberi veri, in carne ed ossa!
Mi chiedo se a questo punto l' arte sia ancora qualcosa o la sua tendenza non sia quella di annullarsi completamente nel fare e disfare continuo della nostra società.
Il problema dell' autonomia è anche il problema dei limiti dell' arte. Cioè ad un certo punto bisogna pure poter dire cosa non è arte! Altrimenti l' arte finisce col coicidere con tutto.
Il problema dei limiti è quindi il problema della definizione di un piano della rappresentazione.
Se gli artisti hanno perso anche la capacità ed i mezzi per reagire a questa tendenza, è perché hanno perso un dominio proprio, hanno perso il loro strumentto d' espressione, è come se l' arte non tendesse a morire ma fosse già morta da mezzo secolo.
Io credo che in giro ci siano artisti talentuoso capaci di esprimere vita e non morte.
Solo che a chi vuoi che interessino?
Io spero che il diffondersi di internet con il suo carattere democratico e reticolare a discapito dei media autoritari e verticistici, quali i gironale e la tv, possa contribuire non solo a rafforzare la democrazia ma anche a fare in modo che ciascuno finalmente si possa andare a cercare gli artisti che gli piacciono, senza lasciarseli imporre da un sistema contro il cui strapotere noi poveri mortali poco possiamo.
Io credo che sia un sintomo della crisi pofonda dell' arte contemporanea e della società di cui è parte.
Però, perdonami, era prevedibile che si arrivasse a questi esiti.
Negli ultimi 50 anni non si è fatto altro che voler rompere il piano illusorio della rappresentazione.
Ma la separazione tra piano della rappresentazione e realtà poneva all' arte dei limiti, ma prprio questi limiti davano all' artista la massima libertà di esprimersi.Perché qualsiasi cosa rappresentasse non v' era pericolo di nuocere a nessuno.
Da quando fontana cominciò a rompere le tele, però, gli artisti d' "avanguardia" non hanno fatto altro che gareggiare a chi era più bravo non a rappresentare il reale, ma a portarlo direttamente in scena, ad operare e lavorare direttamente col reale. A cosa mirano quasi tutte le istallazioni e tutte le performances, se non a coivoolgere direttamente lo spettatore nel loro spazio di rappresentazione, o meglio a fare a meno di questo spazio per entrare esse stesse nella realtà?
Questo sarebbe dovuto essere un avvicinamentoo dell' arte alla vita concreta, una maggiore libertà, perché non più vincolati alla tela etc, ma si è rivelato il suo contrario.
Meno libertà, perché con la realtà non puoi fare tutto quello che puoi fare nella rappresentazioni, ad operare nella realtà vi sono dei limiti etici, che la rappresentazione invece non ha.
Pensa all' opera del campo di papaveri che hanno esposto a Documenta 12. Quì l' artista ha voluto dire chiaramente che ormai egli non crea figure disegni o rappresentazioni, ma direttamente la realtà, con fiori terra ed alberi veri, in carne ed ossa!
Mi chiedo se a questo punto l' arte sia ancora qualcosa o la sua tendenza non sia quella di annullarsi completamente nel fare e disfare continuo della nostra società.
Il problema dell' autonomia è anche il problema dei limiti dell' arte. Cioè ad un certo punto bisogna pure poter dire cosa non è arte! Altrimenti l' arte finisce col coicidere con tutto.
Il problema dei limiti è quindi il problema della definizione di un piano della rappresentazione.
Se gli artisti hanno perso anche la capacità ed i mezzi per reagire a questa tendenza, è perché hanno perso un dominio proprio, hanno perso il loro strumentto d' espressione, è come se l' arte non tendesse a morire ma fosse già morta da mezzo secolo.
Io credo che in giro ci siano artisti talentuoso capaci di esprimere vita e non morte.
Solo che a chi vuoi che interessino?
Io spero che il diffondersi di internet con il suo carattere democratico e reticolare a discapito dei media autoritari e verticistici, quali i gironale e la tv, possa contribuire non solo a rafforzare la democrazia ma anche a fare in modo che ciascuno finalmente si possa andare a cercare gli artisti che gli piacciono, senza lasciarseli imporre da un sistema contro il cui strapotere noi poveri mortali poco possiamo.
Ma sai, io penso che
rompere il piano della rappresentazione non sia il male, se in questa
azione vigesse un senso etico. Anzi, Fontana ha realizzato proprio
questa possibilità, facendo coincidere il taglio (atto di per sé
con una certa connotazione violenta) con un imput ricreativo (la
trasformazione del piano e la mutata relazione con la luce assorbita dal
piano stesso) e non certo distruttivo.
In Fontana, ma anche in Burri l'etica è rinnovata, non certo negata.
Il guaio inizia con la manipolazione di esseri viventi. Non è forse derivante, questa arte cruenta, per esempio dalla pratica della vivisezione sugli animali?
Non è stata quindi, per prima, la scienza a violare il recinto etico della sacralità della vita? In nome di un principio etico! Torturo una vita per salvarne 100. Etica contro etica.
L'arte non fa che mettere in scena, esprimere una catarsi di queste inconciliabili contraddizioni, fino a portarle alle loro estreme conseguenze.
Una scienza avviata alla clonazione degli essere umani, questa è la realtà di oggi! Non chiamiamo in causa gli artisti, per favore, ma la scienza, che collude con i principi della magia nera (trapianto di cuore, vivisezione, creazione di una vita da sacrificare a beneficio di un'altra, tutti quei casi in cui la scienza si impossessa di una vita (ma come??? abbiamo lottato secoli per togliere il monopolio alla chiesa e ora accettiamo che la scienza compia gli stessi abusi?) e ne decide le sorti, compresa la sua condanna definitiva!
Ma ci rendiamo conto dell'orrore?
In Fontana, ma anche in Burri l'etica è rinnovata, non certo negata.
Il guaio inizia con la manipolazione di esseri viventi. Non è forse derivante, questa arte cruenta, per esempio dalla pratica della vivisezione sugli animali?
Non è stata quindi, per prima, la scienza a violare il recinto etico della sacralità della vita? In nome di un principio etico! Torturo una vita per salvarne 100. Etica contro etica.
L'arte non fa che mettere in scena, esprimere una catarsi di queste inconciliabili contraddizioni, fino a portarle alle loro estreme conseguenze.
Una scienza avviata alla clonazione degli essere umani, questa è la realtà di oggi! Non chiamiamo in causa gli artisti, per favore, ma la scienza, che collude con i principi della magia nera (trapianto di cuore, vivisezione, creazione di una vita da sacrificare a beneficio di un'altra, tutti quei casi in cui la scienza si impossessa di una vita (ma come??? abbiamo lottato secoli per togliere il monopolio alla chiesa e ora accettiamo che la scienza compia gli stessi abusi?) e ne decide le sorti, compresa la sua condanna definitiva!
Ma ci rendiamo conto dell'orrore?
Un orrore fisiologico, oramai!
Assuefatti all'orrore.
Orrore legale, istituzionale.
Assuefatti all'orrore.
Orrore legale, istituzionale.
Sono daccordo con te Monica.
Io stesso sono un ammiratore di Fontana e Burri, ed anch' io considero le più moderne e cruente manifestazioni artistiche un espressione del sangue di cui si sporca ogni giorno la nostra società fin anche nelle sue più nobili attività quale può essere la ricerca scientifica.
Sempllicemente riflettevo sul fatto che finché l' arte si limitava a produree e manipolare immagini, non aveva problemi etici. E riconducevo poi l' opera del cane lasciato morire all' interno della tradizione inaugurata da fontana e burri, la tendenza cioè a fare arte con la realtà e non con le immagini. Però è ovvio che tra i due estremei di questa tradizione c' è un comunque un grande differenza.
Riguardo al problema della scienza e dell' etica andrebbe aperto un altro blog intitolato: scienza ed etica. Il problema è immane; ti assicuro che nelle facoltà di filosofia di tutto il mondo ormai non si parla d' altro, e che l' unica materia filosofica che suscita un po' di interesse al di fuori della cerchia dei filosofi è proprio la bioetica.
La scienza manipola la vita, questo è innegabile. Questo manipolare è una violenza:
E' una violenza tanto più ingiustificata perché rivolta contro esseri assolutamente indifesi come gli animali da laboratorio.
E verso gli indifesi il nostro senso di responsabilità dovrebbe avere il sopravvento su di ogni altra cosa.
E tuttavia la nostra società è cosi pregna dei risultati di questo lavoro di ricerca, che noi non riusciremmo nemmeno a pensare come potremmo essere oggi se non si fossero fatti questi esperimenti e queste manipolazioni.
Io stesso probabilmente non sarei quà, perché da bambino ero abbastanza gracile e malaticcio, ed in passato, prima dell' avvento della modicina moderna che si è sviluppata con gli esperimenti su cavie, quelli come me erano destinati a morire da piccoli.
Ma per fortuan sono cresciuto, poi sono divenuto sano e forte, ed ora non me la sento proprio di puntare l' indice contro quella ricerca scientifica cui devo in qualche modo la vita.
Questo ovviamente non vuol dire che per me non resti vivo l' orrore per la manipolazione della vita che denunci.
Ti assicuro che se anche non me la sentirei di fermare gli esperimenti, qualora ne avessi il potere, non per questo mi ritengo assuefatto all' orrore di cui parli.
E credo che non lo siano nemmeno i ricercatori che operano in quel settore, che, da quelli che conosco, sono persone con un alto grado di umanità, ed hanno una tragica consapevolezza di quello che purtroppo fanno.
Spero che sappiano escogitare il modo di testare i loro prodotti senza ricorrere a cavie viventi.Questo sarebbe il mio augurio.
Per ora non possono fare altrimenti.
Ma gli artisti, non hanno nessuna necessità di seguirli. Loro sono liberi per eccellenza, hanno mille maniere per esprimersi.
Se lo fanno in maniera cruenta per loro davvero non v' è giustificazione.
Dove c' è libertà di fare altrimenti, o di non fare un azione cruenta , non c' è giustificazione che regga per chi la commette.
E l' arte è, per definizione, libera e svincolata dalle necessità.
Io stesso sono un ammiratore di Fontana e Burri, ed anch' io considero le più moderne e cruente manifestazioni artistiche un espressione del sangue di cui si sporca ogni giorno la nostra società fin anche nelle sue più nobili attività quale può essere la ricerca scientifica.
Sempllicemente riflettevo sul fatto che finché l' arte si limitava a produree e manipolare immagini, non aveva problemi etici. E riconducevo poi l' opera del cane lasciato morire all' interno della tradizione inaugurata da fontana e burri, la tendenza cioè a fare arte con la realtà e non con le immagini. Però è ovvio che tra i due estremei di questa tradizione c' è un comunque un grande differenza.
Riguardo al problema della scienza e dell' etica andrebbe aperto un altro blog intitolato: scienza ed etica. Il problema è immane; ti assicuro che nelle facoltà di filosofia di tutto il mondo ormai non si parla d' altro, e che l' unica materia filosofica che suscita un po' di interesse al di fuori della cerchia dei filosofi è proprio la bioetica.
La scienza manipola la vita, questo è innegabile. Questo manipolare è una violenza:
E' una violenza tanto più ingiustificata perché rivolta contro esseri assolutamente indifesi come gli animali da laboratorio.
E verso gli indifesi il nostro senso di responsabilità dovrebbe avere il sopravvento su di ogni altra cosa.
E tuttavia la nostra società è cosi pregna dei risultati di questo lavoro di ricerca, che noi non riusciremmo nemmeno a pensare come potremmo essere oggi se non si fossero fatti questi esperimenti e queste manipolazioni.
Io stesso probabilmente non sarei quà, perché da bambino ero abbastanza gracile e malaticcio, ed in passato, prima dell' avvento della modicina moderna che si è sviluppata con gli esperimenti su cavie, quelli come me erano destinati a morire da piccoli.
Ma per fortuan sono cresciuto, poi sono divenuto sano e forte, ed ora non me la sento proprio di puntare l' indice contro quella ricerca scientifica cui devo in qualche modo la vita.
Questo ovviamente non vuol dire che per me non resti vivo l' orrore per la manipolazione della vita che denunci.
Ti assicuro che se anche non me la sentirei di fermare gli esperimenti, qualora ne avessi il potere, non per questo mi ritengo assuefatto all' orrore di cui parli.
E credo che non lo siano nemmeno i ricercatori che operano in quel settore, che, da quelli che conosco, sono persone con un alto grado di umanità, ed hanno una tragica consapevolezza di quello che purtroppo fanno.
Spero che sappiano escogitare il modo di testare i loro prodotti senza ricorrere a cavie viventi.Questo sarebbe il mio augurio.
Per ora non possono fare altrimenti.
Ma gli artisti, non hanno nessuna necessità di seguirli. Loro sono liberi per eccellenza, hanno mille maniere per esprimersi.
Se lo fanno in maniera cruenta per loro davvero non v' è giustificazione.
Dove c' è libertà di fare altrimenti, o di non fare un azione cruenta , non c' è giustificazione che regga per chi la commette.
E l' arte è, per definizione, libera e svincolata dalle necessità.
Bè, penso tu non sia stato il solo a beneficiare delle conoscenze e dei progressi della scienza.
Siamo tutti coinvolti in questo discorso, chi in un modo, chi in un altro (anche solo prendendo un'aspirina)
Quello che si pensa è: ci saremmo arrivati lo stesso, in un altro modo, mettendoci più tempo?
E questa consapevolezza potrà aiutarci nelle scelte future a prendere una direzione magari non così facile, non così veloce,non così cinica e irresponsabile, non così priva di etica ma indubbiamente più sana e più giusta?
Leggevo che si sta sollevando un'onda tsunamica contro la genetica: si sta decidendo adesso, in questo tempo, l'orientamento futuro della scienza, se far passare la clonazione umana oppure fermarla. Bè, non c'è persona o scienziato che sia favorevole a questa ipotesi. C'è un rigetto assoluto e motivato verso questa possibilità. E menomale....
Mi pare quindi possibile che l'opinione pubblica possa avere voce in capitolo nella determinazione persino della direzione della ricerca scientifica. Questo ci salva, almeno in parte.
Riguardo all'artista, io non la penso come te.
L'artista è dentro la vita, dentro i fatti, dentro la storia più di chiunque altro. E in virtù di questo essere coinvolto a livelli profondi, riesce a operare catarticamente e creativamente, sintetizzando e portando in luce i retroscena e le energie di fondamento delle cose.
E l'arte, in questo senso, non è affatto libera e svincolata dalla necessità esistenziale. Anzi, è appunto il veicolo di ogni liberazione, ogni emancipazione, ogni consapevolezza e conoscenza.
Siamo tutti coinvolti in questo discorso, chi in un modo, chi in un altro (anche solo prendendo un'aspirina)
Quello che si pensa è: ci saremmo arrivati lo stesso, in un altro modo, mettendoci più tempo?
E questa consapevolezza potrà aiutarci nelle scelte future a prendere una direzione magari non così facile, non così veloce,non così cinica e irresponsabile, non così priva di etica ma indubbiamente più sana e più giusta?
Leggevo che si sta sollevando un'onda tsunamica contro la genetica: si sta decidendo adesso, in questo tempo, l'orientamento futuro della scienza, se far passare la clonazione umana oppure fermarla. Bè, non c'è persona o scienziato che sia favorevole a questa ipotesi. C'è un rigetto assoluto e motivato verso questa possibilità. E menomale....
Mi pare quindi possibile che l'opinione pubblica possa avere voce in capitolo nella determinazione persino della direzione della ricerca scientifica. Questo ci salva, almeno in parte.
Riguardo all'artista, io non la penso come te.
L'artista è dentro la vita, dentro i fatti, dentro la storia più di chiunque altro. E in virtù di questo essere coinvolto a livelli profondi, riesce a operare catarticamente e creativamente, sintetizzando e portando in luce i retroscena e le energie di fondamento delle cose.
E l'arte, in questo senso, non è affatto libera e svincolata dalla necessità esistenziale. Anzi, è appunto il veicolo di ogni liberazione, ogni emancipazione, ogni consapevolezza e conoscenza.
Monica.
Necessità ha molti significati.
Almeno tre: un significato metafisico, uno morale, uno esistenziale.
Della necessità metafisica non è il caso di parlare, perché non coinvolge l' arte, a meno che l' artista non si senta come chiamato da Dio o predestinato a fare una determinata opera ed incapace di fare altrimenti; ma ci vuole una bella dose di narcisismo e presunzione, accompagnato da un concetto veramente piccino di Dio e del destino, per potersi credere destinati a compiere una qualche del genere.
Quindi parliamo della necessità morale e di quella esistenziale.
Necessità morale; anche solo su questa ci sarebbe molto da distinguere e da discutere, però per grosse linee diciamo che è quella necessità che nasce dall' essere noi responsabili verso l' altro uomo. Questa responsabilità ci spinge a voler ed agire in un modo piuttosto che in un altro. La necessità morale presuppone la libertà di scelta, la decisione libera, ma anche l' impossibilità morale ( e ribadisco solo morale, non metafisica) di agire diversamente da come ci dice la nostra responsabilità per altri.
La necessità esistenziale è quella necessità legata alla nostre concrete condizioni esistenziali; al fatto che siamo esseri carnali, naturali, e storici e che non possiamo trascendere da questa nostra natura condizionata.
Così io sono necessitato a mangiare, a bere, a dormire, ma anche ad usare il telefonino, il computer, etc.
Sia la necessità morale che quella esistenziali non sono cogenti da un punto di vista metafisico; cioè io potrei anche non seguirle; ma nel primo caso farei un azione immorale, contro l' altro uomo di cui mi sento responsabile, nel secondo andrei contro quelle che sono le mie condizioni d' esistenza materiale, e storico culturale, il che lo posso anche fare ma col rischio di rinunciare alla mia vita, o a vivere sintonizzato col presente, diciamo così.
La necessità metafisica avrebbe invece un potere costrittivo assoluto e di tipo non morale , ma fisico e metafisico, contro il quale non si può fare altrimenti perché al di fuori della presa della nostra volontà e della nostra azione ( come ad esempio la necessità del moto dei pianeti o del destino, per chi vi crede).
Ora la necessità cui io facevo riferimento dicendo che l' artista è libero era la necessità morale, perché si stava parlando appunto di morale, più precisamente se l' artista avesse lo stesso obbligo morale che in qualche modo ha lo scienzito di portare avanti il suo lavoro anche a scapito della sofferenza e della morte di animali.
La necessità cui invece ti riferisci tu quando dici che l' artista non è libero, se ho ben capito, è una necessità di tipo esistenziale; cioè l' artista vive in una situazione storica-individuale, alla quale reagisce in un modo e non potrebbe in un altro.
Io sono daccordissimo su questo punto. L' artista è sempre condizionato dal proprio tempo, dal mondo in cui vive, dalla propria personalità, etc. Quindi in qualche modo non è libero, perché non può atrarsi dal proprio contesto.
Ma è libero moralmente di non fare cioè che nuoce al suo prossimo, sia esso uomo o animale.
Necessità ha molti significati.
Almeno tre: un significato metafisico, uno morale, uno esistenziale.
Della necessità metafisica non è il caso di parlare, perché non coinvolge l' arte, a meno che l' artista non si senta come chiamato da Dio o predestinato a fare una determinata opera ed incapace di fare altrimenti; ma ci vuole una bella dose di narcisismo e presunzione, accompagnato da un concetto veramente piccino di Dio e del destino, per potersi credere destinati a compiere una qualche del genere.
Quindi parliamo della necessità morale e di quella esistenziale.
Necessità morale; anche solo su questa ci sarebbe molto da distinguere e da discutere, però per grosse linee diciamo che è quella necessità che nasce dall' essere noi responsabili verso l' altro uomo. Questa responsabilità ci spinge a voler ed agire in un modo piuttosto che in un altro. La necessità morale presuppone la libertà di scelta, la decisione libera, ma anche l' impossibilità morale ( e ribadisco solo morale, non metafisica) di agire diversamente da come ci dice la nostra responsabilità per altri.
La necessità esistenziale è quella necessità legata alla nostre concrete condizioni esistenziali; al fatto che siamo esseri carnali, naturali, e storici e che non possiamo trascendere da questa nostra natura condizionata.
Così io sono necessitato a mangiare, a bere, a dormire, ma anche ad usare il telefonino, il computer, etc.
Sia la necessità morale che quella esistenziali non sono cogenti da un punto di vista metafisico; cioè io potrei anche non seguirle; ma nel primo caso farei un azione immorale, contro l' altro uomo di cui mi sento responsabile, nel secondo andrei contro quelle che sono le mie condizioni d' esistenza materiale, e storico culturale, il che lo posso anche fare ma col rischio di rinunciare alla mia vita, o a vivere sintonizzato col presente, diciamo così.
La necessità metafisica avrebbe invece un potere costrittivo assoluto e di tipo non morale , ma fisico e metafisico, contro il quale non si può fare altrimenti perché al di fuori della presa della nostra volontà e della nostra azione ( come ad esempio la necessità del moto dei pianeti o del destino, per chi vi crede).
Ora la necessità cui io facevo riferimento dicendo che l' artista è libero era la necessità morale, perché si stava parlando appunto di morale, più precisamente se l' artista avesse lo stesso obbligo morale che in qualche modo ha lo scienzito di portare avanti il suo lavoro anche a scapito della sofferenza e della morte di animali.
La necessità cui invece ti riferisci tu quando dici che l' artista non è libero, se ho ben capito, è una necessità di tipo esistenziale; cioè l' artista vive in una situazione storica-individuale, alla quale reagisce in un modo e non potrebbe in un altro.
Io sono daccordissimo su questo punto. L' artista è sempre condizionato dal proprio tempo, dal mondo in cui vive, dalla propria personalità, etc. Quindi in qualche modo non è libero, perché non può atrarsi dal proprio contesto.
Ma è libero moralmente di non fare cioè che nuoce al suo prossimo, sia esso uomo o animale.
Riguardo alla questione rimasta in sospeso, di cosa significhi per me l' arte etica.
Penso che l' arte sia al servizio dell' emancipazione umana, e dunque svolga un ruolo critico , anche se non immediato ( altrimenti l' arte sarebbe pura propaganda politica), nei confronti della società alienata e sofferente in cui viviamo non tanto quando è direttamente arte di denuncia, ma quando è arte utopica.
Contro la mimesi negativa di Adorno, faccio valere il principio speranza di Ernst Bloch.
Penso che un arte che si metta a rappresentare il disagio di vivere e le sofferenze dell' uomo alienato di oggi, non necessariamente sia eticamente impegnata contro i mali che rappresenta. Rischia di andare a confondersi con l' immensa massa di informazioni mass mediatiche che ogni giorno vediamo sui mali del pianeta e della società, che più che produrre un moto di sdegno contro di essi, suscitano spesso un senso di assueffazione e di accettazione del dolore di vivere.
Ma l' accettzione del dolore della vita è sempre un arma nelle mani della reazione.
Il progresso, l' emancipazione, devono lottare contro il dolore ed il disagio, non accettarli.
Ma perché questa lotta sia possibile vi deve essere una qualche speranza di riuscirvi.
Vi deve essere un ottimismo di fondo, una fiducia nelle possibilità umane di costruire un mondo felice su questa terra!
Ecco che l' arte può contribuire a mantenere viva ed a stimolare questa speranza.
La grande arte borghese, quella del settecento e dell' ottocento, ha avuto un grande ruolo progressista e non era affatto oscurantista e conservatrice.
Il desiderio di felicità, si badi felicità terrena, che suscitava era una spinta a lottare per l' emancipazione più forte di molte dottrine socialiste, e di molte opere che se ne facevano direttamente la propaganda.
Ed inoltre, data l' autonomia di tale arte rispetto a qualsivoglia dottrina, esse sono ancora oggi attuali, mentre le opere progressiste, al servizio di idee politiche ormai superarte, sono inevitabilmente cadute insieme alle idee di cui erano ne più ne meno illustrazione.
In fatto è che spesso lo spirito rivoluzionario non si accompagna con l' amore per la vita, ma con una specie di istinto di distruzione.
Molto filosofi ed artisti, purtroppo, erano rivoluzionari non perché amavano la vita e dunque volevano vederla finalmente espandersi in tutte le sue potenzialità ed in tutto il suo splendore, ma perché la odiavano, o meglio confondevano il malessere dovuto agli assetti sociali, col malessere esistenziale, e dunque loro bersaglio non era più l' attuale, contingente, situazione sociopolitica, ma la vita e l' esistenza in quanto tali.
Penso che l' arte sia al servizio dell' emancipazione umana, e dunque svolga un ruolo critico , anche se non immediato ( altrimenti l' arte sarebbe pura propaganda politica), nei confronti della società alienata e sofferente in cui viviamo non tanto quando è direttamente arte di denuncia, ma quando è arte utopica.
Contro la mimesi negativa di Adorno, faccio valere il principio speranza di Ernst Bloch.
Penso che un arte che si metta a rappresentare il disagio di vivere e le sofferenze dell' uomo alienato di oggi, non necessariamente sia eticamente impegnata contro i mali che rappresenta. Rischia di andare a confondersi con l' immensa massa di informazioni mass mediatiche che ogni giorno vediamo sui mali del pianeta e della società, che più che produrre un moto di sdegno contro di essi, suscitano spesso un senso di assueffazione e di accettazione del dolore di vivere.
Ma l' accettzione del dolore della vita è sempre un arma nelle mani della reazione.
Il progresso, l' emancipazione, devono lottare contro il dolore ed il disagio, non accettarli.
Ma perché questa lotta sia possibile vi deve essere una qualche speranza di riuscirvi.
Vi deve essere un ottimismo di fondo, una fiducia nelle possibilità umane di costruire un mondo felice su questa terra!
Ecco che l' arte può contribuire a mantenere viva ed a stimolare questa speranza.
La grande arte borghese, quella del settecento e dell' ottocento, ha avuto un grande ruolo progressista e non era affatto oscurantista e conservatrice.
Il desiderio di felicità, si badi felicità terrena, che suscitava era una spinta a lottare per l' emancipazione più forte di molte dottrine socialiste, e di molte opere che se ne facevano direttamente la propaganda.
Ed inoltre, data l' autonomia di tale arte rispetto a qualsivoglia dottrina, esse sono ancora oggi attuali, mentre le opere progressiste, al servizio di idee politiche ormai superarte, sono inevitabilmente cadute insieme alle idee di cui erano ne più ne meno illustrazione.
In fatto è che spesso lo spirito rivoluzionario non si accompagna con l' amore per la vita, ma con una specie di istinto di distruzione.
Molto filosofi ed artisti, purtroppo, erano rivoluzionari non perché amavano la vita e dunque volevano vederla finalmente espandersi in tutte le sue potenzialità ed in tutto il suo splendore, ma perché la odiavano, o meglio confondevano il malessere dovuto agli assetti sociali, col malessere esistenziale, e dunque loro bersaglio non era più l' attuale, contingente, situazione sociopolitica, ma la vita e l' esistenza in quanto tali.
Intendevo proprio questo.
Intendevo che l'artista non ha la libertà di agire contro l'etica, non ha la licenza, l'arbitrio di commettere atti contrari alla morale, alla vita da quando fa traslare l'azione artistica dal piano della rappresentazione a quello della realtà (performance, installazioni, riprese cinematografiche, spettacoli teatrali, ecc). Se là (sulla tela, sul supporto) vige la libertà di pensare e esprimere qualsiasi cosa, qua, sul piano del reale, vige un'etica, con regole e divieti rigorosissimi, che non è dato trasgredire senza incorrere in conseguenze giuridiche e karmiche.
Intendevo che l'artista non ha la libertà di agire contro l'etica, non ha la licenza, l'arbitrio di commettere atti contrari alla morale, alla vita da quando fa traslare l'azione artistica dal piano della rappresentazione a quello della realtà (performance, installazioni, riprese cinematografiche, spettacoli teatrali, ecc). Se là (sulla tela, sul supporto) vige la libertà di pensare e esprimere qualsiasi cosa, qua, sul piano del reale, vige un'etica, con regole e divieti rigorosissimi, che non è dato trasgredire senza incorrere in conseguenze giuridiche e karmiche.
sono d'accordo con le considerazioni di questo tuo intervento precedente.
Allora si;
anch' io penso che non solo l' artista ma ogni uomo non può sottrarsi all' etica, cioè non può sottrarsi al fatto che sulla terra esistono altri uomini oltre lui, e che in qualche modo ne deve fare i conti.
In questo senso Emmanuel Levinas diceva, rovesciando quello che sembrerebbe l' ordine più logico, che la responsabilità precede la libertà.
Mi fa piacere abbia gradito le osservazioni fatte nel secondo intervento.
Secondo me infatti nell' opera l' artista non esprime solo il suo presente ( come farebbe credere la parola rap-presentazione) ma tutto il suo essere che è fatto dunque anche di passato e di futuro.
Ed il futuro noi lo esperiamo nella modalità del desiderio, della speranza, del sogno utopico, o anche della paura ( come in alcune opere di utopia negativa).
anch' io penso che non solo l' artista ma ogni uomo non può sottrarsi all' etica, cioè non può sottrarsi al fatto che sulla terra esistono altri uomini oltre lui, e che in qualche modo ne deve fare i conti.
In questo senso Emmanuel Levinas diceva, rovesciando quello che sembrerebbe l' ordine più logico, che la responsabilità precede la libertà.
Mi fa piacere abbia gradito le osservazioni fatte nel secondo intervento.
Secondo me infatti nell' opera l' artista non esprime solo il suo presente ( come farebbe credere la parola rap-presentazione) ma tutto il suo essere che è fatto dunque anche di passato e di futuro.
Ed il futuro noi lo esperiamo nella modalità del desiderio, della speranza, del sogno utopico, o anche della paura ( come in alcune opere di utopia negativa).
Per questa ragione penso che Nitsch sia un volgare impostore, manipolatore, usurpatore, criminale mentre Beuys sia stato un artista puro, la cui opera ha incarnato la tensione immaginativa e fattiva dell'uomo contemporaneo verso un'emancipazione che non fosse in contrasto con la propria umanità e eticità.
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