sabato 2 marzo 2013

La pittura e la differenza.

Sempre dal mio blog di Equilibri, la discussione che seguì a questo post andò persa a seguito di problemi tecnici del portale.
 http://www.equilibriarte.net/cirodalessio/blog/la-pittura-e-la-differenza

la pittura e la differenza

L' opera famosa di Derridà, la scrittura e la differenza, ci ispira questa riflessione.
Nella scrittura lo scrittore non è presente direttamente al lettore, ma tra i due v' è un vuoto, uno spazio, una differenza, che garantisce la libertà del lettore, e quindi il carattere non violento, non invasivo della scrittura.
La presenza, infatti, ha un che di violento, di autoritario, un carattere di pienezza ontologica che non lascia spazio all' altro.
Condizione per l' etica è che l' essere non sia pieno, totalitario, ma che sia in qualche modo discreto, che presenti delle fratture, delle differenze; cioè presuppone che ci sia il medesimo, ma anche, irriducibile al medesimo, l' altro.

Ora negli stessi anni in cui Derridà proponeva le sue riflessioni sulla scrittura, si andava affermando in arte una tendenza contraria. L' arte che rinunciava, cioè , sempre più al suo carattere di scrittura, di linguaggio, di rappresentazione, per avvicinarsi invece sempre più al reale, per farsi sempre più presente.
Ma sempre più presente significa più invadente, meno rispettosa dello spettatore, perché mirante proprio a scuoterlo, cioè a non rispettare la differenza del fruitore.

Ricordo che una volta all' università venne la figlia di Levinas, che è una musicista, e ci raccontò che il padre non amava Beethoven, perché riteneva che la sua musica troppo coinvolgente fosse una specie di violenza all' ascoltatore.
E ricordo anche le riflessioni che Kant faceva sulla musica e sulla pittura, ritenendo quest' ultima più rispettosa della prima perché lasciava lo spettatore libero di guardare o non guardare, mentre la musica ha una presenza più invasiva e non lascia liberi di sottrarvicisi.

Ora il rapporto che pone Derridà tra scrittura e presenza, o quello kantiano tra arte figurativa e musica, è simile al rapporto che c' è tra pittura e quell' arte che ne pretenderebbe di essere il superamento, e cioè le istallazioni, le performances, etc.
Queste mirano proprio a rompere la differenza e ad invadere, con il loro confondersi col reale, lo spettatore. lo circondano, non lo lasciano libero di sottrarsi alla loro presenza.

Sono forme d' arte violente, secondo questo punto di vista.
Ciro D'Alessio.

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11 novembre 2007 15:50

Da Equilibri, il cane fatto morire per arte.

Dal mio Blog su Equilibriarte incollo una discussione del 2007.
http://www.equilibriarte.net/cirodalessio/blog/sul-cane-fatto-morire-per-arte

sul cane fatto morire per arte

Il cane fatto morire nel museo è un opera orribile.
Tuttavia mi sembra l’ esito coerente e conseguente di tutto un filone dell’ arte contemporanea degli ultimi 50 anni; la tendenza a voler rompere i vari piani della rappresentazione per portare in scena la realtà direttamente.
Fontana cominciò a rompere la tela. Rauschemberg ad incollarvi oggetti reali, quindi tutti gli artisti più o meno abbandonarono i piani illusori della rappresentazione per portare la realtà direttamente in scena.
E chi meglio di quest’ ultimo artista, di cui non voglio ricordare il nome , ci è riuscito? Qui c’ è la realtà in carne ed ossa e con tutti i suoi caratteri essenziali, dolore, fame, morte. Dovrebbe far tripudiare di gioia gli artisti di tutto il mondo che fin’ ora si sono messi ad incollare oggettucci inessenziali o a portare in scena solamente attori; finalmente la vera vita, in tutta la sua tragicità in scena!!!
E' un esito orribile che bisognava però aspettarsi; quando un linguaggio rinuncia al suo ambito ed ai suoi limiti, per ambire a fondersi con la realtà stessa, allora questo linguaggio tende ad assolutizzarsi, a farsi totalitario, a non riconoscere più nulla di esterno, visto che la realtà l’ ha inglobata, che possa porgli un freno.
Esiti simili aveva avuto la filosofia nell’ ottocento; non contenta di essere solamente rappresentazione, ed anche limitata e lacunosa della realtà, ambì a fondersi con la stessa, facendosi così assoluta, acritica, e totalitaria.
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commenti

Monica Lume utente autodisattivato
13 dicembre 2007 08:30
Ciro D' Alessio
13 dicembre 2007 15:44
Grazie del link, monica. Ho cominciato a leggere con vivo interesse.
Il direttore, che non conosco se non da questo link, mi sembra una persona di un anitipatia e di una presunzione rara!
Non capisco come gli altri possano soppostare di discutere con lui!
Cmq mi pare che anche noi avessimo centrato, con la nostra discussione, la posta in gioco, ossia il rapporto e la distinzione tra arte e realtà e tutto qunato ne consegue.
Solo che al direttore piace questo mischiarsi di arte e realtà, mi pare intenda come opera d' arte anche l' 11 settembre ( è possibile?).
A me, invece, non piace.
Tutto ciò che non si distingue e si confonde con la realtà, si annulla di fatto. Questo vale tanto per l' arte che per la filosofia, che per qualsiasi altra attività o cosa, credo.

Monica Lume utente autodisattivato
13 dicembre 2007 17:51
hahahaah è vero, non si può dire che sia un campione di simpatia.
Incarna quel cinismo tipico delle persone che non sanno cosa sia l'impatto col male nella realtà; che non comprendono il dolore degli altri. Sono persone teoriche, cervello, ego smisurato, poca vita vera. Sono degni rappresentanti di questo tempo malato di insensiibilità e cattiveria.
Ad ogni modo ho provato un gran sollievo alla notizia! :-))

Monica Lume utente autodisattivato
13 dicembre 2007 17:59
pensavo a cosa potrebbe redimere un tipo siffatto: una scarica di legnate vere, dolore vero, sangue, ematomi, lividi e acciacchi. Avrebbero su quella psiche così crudelmente contorta, un effetto di immediato ritorno alla realtà, e di giusta e sacrosanta ritrovata umiltà e comprensione del dolore per le perdite degli altri.
Ma questo trattamento lo riserverei, una tantum, a molte delle perosne che oggi occupano la scena del mondo.
Aggiungo che non vorrei essere io a infliggere le bastonate (dovrebbero infliggersele da soli, al primo balugigare di un lampo di autocoscienza).
E non dire che sono fascista

Ciro D' Alessio
13 dicembre 2007 23:30
ehehehe, vero Monica.
Alla fine è il dolore che ci riporta alla realtà!

Monica Lume utente autodisattivato
14 dicembre 2007 12:31
è la realtà che ci riporta alla realtà.
Quella che tu, tempo fa, in un forum, definisti "sangue, terra, peso".
La realtà per me significa che ogni azione ha conseguenze, avvia un karma. Chi vive la realtà, vive anche la responsabilità derivante dalle azioni e dalle parole. Solo i cretini si permettono di sentenziare cinicamente sulle tragedie occorse agli altri, senza avvedersi della precarietà del proprio vivere.

Enigrusso
14 dicembre 2007 12:34
Giusto Condivido.

Ciro D' Alessio
15 dicembre 2007 22:16
Condivido anch' io Monica.
In questi giorni sono un po' indaffarato.
Spero al più presto di poter iniziare una nuova bella serie di discussioni e approfondimenti.

Elena Zanella
8 giugno 2008 10:39
rompere una tela...... nn è come togliere la vita anche se un essere animale indifeso

ma dove arriveremo??

Ciro D' Alessio
8 giugno 2008 10:44
certamente rompere la tela non è la stessa cosa che far morire un cane innocente.
Però con la rottura della tela si è aperta una strada; la strada a fare arte non con immagini, ma con le cose stesse.
E' una strada pericolosa, soprattutto quando si vogliono toccare certi temi importnati quali la vita e la morte.
Se non ci fossero state le tele tagliate, probabilmente oggi quell' artista avrebbe fatto un bel quadro, o una bella foto, o una bella scultura di un cane che muore; avrebbe fatto meno rumore, ma non avrebbe fatto del male a nessuno.

domenica 20 gennaio 2013

Di che ci parla la bellezza?

Di che cosa ci parla la bellezza?
Essa è  solo una bella modella
che in fondo non ci dice nulla
 ma ci adorna con la sua biondezza?

O è la più possente delle Muse
che ci dice cose tanto profonde,
tanto sovrumane, che son precluse
alle nostre povere lingue moribonde?

Ciro D' Alessio.








martedì 1 gennaio 2013

Inside and outside.


What are we inside?
Inside we're just filthy guts
vermicular instincts and ravenous mucous membranes ,
bones and nerves bleeding, inert
  fat and smelly droppings.

Only this we're inside,
only this is in the "interiore homine."
Why all the rest ...
everything else is outside.

Outside is the soul, which is our gateway
  open to others and to the world.
Outside is the word, sound, music, color.
Outside is light, it 's bright dawn.
Outside is the love that awaits us,
Life is outside and outside is the Sun.

Inside slowly gnaws the Death,
and weaves his machinations
to block one day our eyes
and imprison us forever
in his helpless, dumb, deaf interiority.


Ciro D'Alessio

What really is important

What really is important,
that has deep meaning,
is not the repeatable and the abstract,
is not the virtual non-existent,
nor the alleged essence
of a ghostly world or the pale concept.

What really is important,
that has a meaning abyssal,
is what now here really exists ,
live, unique, sensual.

 It's you, it's me, is it, is she.
It is this rock which stands here excavated,
This your skin reddish and beautiful
 this light to us so in tune,
that never again will return the same,
and can never be more relived.

 It 's this elusive real world
valuable and worthy of veneration,
and not the fake world and "immortal"

 ciro d' alessio

venerdì 21 dicembre 2012

Dentro e Fuori

Dentro e fuori.

Cosa siamo dentro?
Dentro siamo solo sordide budella
vermicolanti istinti e fameliche mucose,
ossa e nervi sanguinanti, inerte
 grasso e puzzolente sterco.

Solo questo siamo dentro,
solo questo c' è in "interiore homine".
Perchè tutto il resto...
 tutto il resto è fuori.

Fuori è l' anima, che  è la nostra porta
 aperta per agli altri e per il mondo.
Fuori la parola, il suono , la musica, il colore.
Fuori è la luce, è l' alba luminosa.
Fuori è l' amore che ci aspetta,
fuori è la Vita, e fuori è il Sole.

Dentro lentamente rosica la morte,
ed ordisce le sue macchinazioni
per sbarrare un giorno i nostri occhi
ed imprigionarci per sempre
nella sua impotente, muta, sorda interiorità.

Ciro D'Alessio.


Ciro D'Alessio

sabato 24 novembre 2012

Ciò che veramente è importante

Ciò che veramente è importante,
che ha significato profondo,
non è  il ripetibile e l'astratto,
non è il virtuale inesistente,
né la presunta essenza di un mondo
fantasmatico o il pallido concetto.

Ciò che veramente è importante,
che ha significato abbissale
è ciò che ora qui esiste veramente,
vivo, irripetibile,  carnale.

Sei tu, sono io,  è esso, è ella.
E' questa roccia che stà qui scavata,
questa tua pelle rossiccia e bella
questa luce a noi così intonata,
che mai più ci ritornerà uguale,
e mai potrà esser più rivissuta.

E' questo sfuggenete mondo reale
prezioso e degno di venerazione,
e non quello finto ed "immortale". 

Ciro D'Alessio.



sabato 1 settembre 2012

Se fossimo dei puri spiriti conoscitivi,

 Se fossimo dei puri spiriti conoscitivi,
allora il sapere sarebbe il nostro solo cibo,
la sola maniera, per noi, di avere un contatto
con l' aldilà da noi.

Separati e diversi dal mondo, estranei ad esso,
non ci resterebbe che visitarlo ed esplorarlo,
con la curiosità e l' impassibilità di un visitatore
finito per caso in un museo dell' antico.

Ma poi che siamo carne e sangue,
poi che siamo spezzatini di mondo,
poi che non ci possiamo estraniare da esso,
ecco che la conoscenza non è che una maniera
asettica, spassionata, distaccata e sofisticata di avere a che fare
con ciò con cui già da sempre abbiamo a che fare
soffrendo e gioiendo.


Ciro D'Alessio

martedì 5 giugno 2012

Arte e Filosofia.


Filosofia e Arte sono sorelle
 segnate da una comune, fondamentale sete,
 primordiale e dilacerante:
 catturare l’Assoluto.

 Non questa o quella cosa determinata,
 questo o quell’ aspetto del vasto mondo
 ma il mondo nella sua interezza abissale.

 Per la Filosofia ciò è cosa nota e chiara.
 Anche quando è scettica sull’ Assoluto
 essa supera sempre le particolarità,
 sprezza le astrazioni,
 le unilateralità,
 smuove le fissità intellettuali…
 Ed in questo voler andare oltre,
 in questa sua inquietudine,
 mal cela la sua nostalgia
 del Tutto.


 L’ Arte invece cela e camuffa
 il suo desiderio di Assoluto.
 Essa ci mette davanti oggetti, persone,
 pupazzi, macchie, suoni.
 Ma parlandoci di queste povere cose,
 non ci parla, ma ci mette davanti,
 ci trasporta, anzi, direttamente con i sensi
 nella sua dimensione…
 Un tuffo nel suo mondo,
 dove cogliamo,
 ci pare,
 in un sol punto,
 ed in un solo istante,
 il sangue pulsante di tutto Universo!

Ciro D'Alessio.

sabato 14 aprile 2012

Dove abita la verità?

  Dove abita la verità?

Abita dentro di noi?

Come ci hanno insegnato gli antichi padri dell' occidente?

Ed allora, ciò che ci allontana dal mondo esterno,

non ci avvicina forse un po' alla verità, alle forme ideali e pure?

...

Oppure abita fuori di noi

magari proprio nel mondo esterno,

nel suo palpiare danzante, amorfo,

che ci coinvogle in irruenti vortici abissali?

Ed allora le forme silenziose e pure, che si allontanano da tale fremito,

non si allontanano forse anche dalla vita, dalla verità, dalla sua tremenda, incontenibile bellezza?



domenica 1 aprile 2012

Immediatismo.

 Ahi il segno che rimane segno
E si contorce sofferente
Prigioniero della sua medesimezza!
Ahi triste incapacità di superarsi
Muta stasi,
Sorda mancanza di tensione
e di desiderio e slancio verso l’ altro,
Lamentosa ma compiaciuta limitatezza
Ed incapacità di ideale infinito!


 Ciro D'Alessio