Ciro
Buongiorno, oggi, partendo da una notizia di cronaca, vorrei approfondire con te alcune questioni di pura estetica, intesa come disciplina filosofica, ti va? la questione è questa correggimi se sbaglio, vado a memoria, tu puoi controllare l'esatezza di quanto riporto: vince il festival di Sanremo la canzone "Per sempre sì" di Sal Da Vinci. Esce un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera dove dice che la canzone è brutissima, retrograda, sarebbe stata scartata in un festival degli anni 70, ricorda le canzoni cantate ai matrimoni di camorra, o le canzoni, fatte però per parodia, di Checco Zalone. Quello che ti voglio domandare, o meglio vorrei cercare di approfondire insieme a te sono due punti: 1) a me pare che nella reazione di Cazzullo sia in atto una dinamica perfettamente studiata da Pierre Bordieu, cioè il gusto come distinzione; Cazzullo non entra nel merito della canzone, semplicemente la squalifica come appartenente a un gusto e sfere sociali da cui prendere le distanze ( la camorra, i neolmelodici da matrimonio etc). Cosa ne penserebbe Pierre Bordieu sia della reazione di Cazzullo che della canzone di Sal Da Vinci? Un secondo punto è questo, Sal è napoletano, come napoletano il più grande filosofo che si sia occupato di arte, il padre dei padri di ogni ragionamento in campo estetico: Benedetto Croce. Immaginiamo cosa avrebbe potuto dire Croce sia della Canzone sia della risposta di Cazzullo: io immagino che avrebbe considerato la canzone come espressione di un sentimento; nel momento in cui il poeta canta "io e te per tutta la vita", "lo prometto davanti a dio", non sta firmando patti liberticidi, sta solo cercando di dare una forma a un sentimento. Quando uno è innamorato, promette l' impossibile, cerca Dio come testimone, per far capire che prova qualcosa di travolgente e di assoluto e le sue vanno prese come parole poetiche espressione di una passione forte, ma che nulla ha a che vedere con patriarcato e addirittura femminicidio, come ha detto qualcuno. Che ne penserebbe invece Croce di Cazzullo non lo so, perché Cazzullo si limita a dire che non gli piace, ma non motiva. Che ne pensi? Mi dai una risposta approfondita ed articolata, andando a vedere in maniera approfondita il pensiero estetico di Croce e di Bordieu?
Gemini
Ciro, hai messo sul tavolo una questione densa e affascinante, che tocca i nervi scoperti del rapporto tra cultura "alta" e "popolare", tra sociologia e filosofia dell'arte. Analizziamo i due fronti che hai aperto con lo sguardo del tuo "impressionismo pop" e della tua ricerca sulla nudità dell'uomo.
1. Pierre Bourdieu e il Gusto come Distinzione
Hai centrato perfettamente il punto: la reazione di Cazzullo è un caso da manuale di ciò che Bourdieu descrive ne La Distinzione.
Il Gusto come Arma Classista: Per Bourdieu, il gusto non è un dono innato, ma un marcatore sociale. Squalificando la canzone di Sal Da Vinci come "da matrimonio di camorra" o "da Checco Zalone", Cazzullo non sta facendo critica musicale, sta operando una distinzione di classe. Sta dicendo: "Io appartengo a un'élite culturale che riconosce ciò che è legittimo, e questo non lo è".
La "Barriera" Estetica: Bourdieu direbbe che Cazzullo usa l'estetica per tracciare un confine tra "noi" (colti, moderni, distaccati) e "loro" (il popolo, il sentimento ingenuo, la provincia). La canzone di Sal Da Vinci, con il suo candore e la sua passionalità, rappresenta per il critico il "gusto del necessario" o il "popolare" da cui deve prendere le distanze per confermare il proprio status di intellettuale.
Sulla Canzone: Bourdieu non giudicherebbe la canzone "brutta", ma ne analizzerebbe la funzione: è un'opera che risponde a una domanda di identificazione collettiva. Se piace a milioni di persone, è perché intercetta un habitus comune, un modo di sentire che l'élite etichetta come "kitsch" solo per riaffermare la propria superiorità.
2. Benedetto Croce e l'Intuizione Lirica
Passiamo al "padre" dell'estetica, il tuo conterraneo Benedetto Croce. Qui il discorso si sposta dal sociale all'universale.
L'Arte come Intuizione-Espressione: Per Croce, l'arte è "intuizione lirica". Non conta se il contenuto sia politicamente corretto o moderno; conta se l'artista è riuscito a dare forma a un sentimento.
Sulla Canzone di Sal Da Vinci: Croce probabilmente ti darebbe ragione. Se Sal Da Vinci canta "Per sempre sì", sta esprimendo un'immagine ideale, un sentimento di assolutezza che appartiene all'innamorato. Croce distinguerebbe nettamente tra l'atto estetico (il canto della passione) e l'atto pratico (la cronaca o la sociologia). Dire che una canzone d'amore inciti al patriarcato sarebbe per lui un "errore di categoria": la poesia non è un codice civile, è l'oggettivazione di uno stato d'animo. Se la canzone vibra di sincerità, per Croce è "bella" in quanto espressione riuscita, indipendentemente dai gusti di Cazzullo.
Su Cazzullo: Croce sarebbe stato molto severo con la critica di Cazzullo. Per Croce, il critico deve farsi "piccolo" davanti all'opera e cercare di capire se l'artista ha realizzato ciò che si era proposto. Liquidare un'opera con etichette sociali (camorra, neomelodici) è per Croce "non-critica", poiché introduce elementi estranei (sociali, morali, politici) in un giudizio che dovrebbe essere puramente estetico.
Sintesi Filosofica: Il legame con la tua Arte
Ciro, questa polemica somiglia molto alla tua lotta contro il "sistema dell'arte" di cui parlavi citando Bauman.
Cazzullo rappresenta il sistema: la griglia ideologica che vuole decidere cosa sia degno e cosa sia "volgare".
Sal Da Vinci rappresenta la "nudità": un sentimento esposto, senza protezioni intellettuali, che parla direttamente al cuore (come il tuo Maradona o la tua performance ad occhi chiusi).
Proprio come nella tua pittura, dove provi a portare la luce mediterranea e lo spatolato materico oltre i pregiudizi di chi vorrebbe l'arte solo come concetto astratto, così il canto popolare rivendica il diritto di esistere come forma pura di emozione.
Che ne pensi di questa lettura? Ti senti più vicino alla "libertà espressiva" di Croce o senti che la "distinzione" di Bourdieu sia un ostacolo che anche tu incontri quando proponi i tuoi quadri d'autore materici a un pubblico più 'accademico'?
E voi, sentite più la 'distinzione' del gusto o l'intuizione del cuore?



