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| marechiaro, esposizione all' essere |
Oltre la Parete di Vetro: La Pittura come Superamento del Dualismo Cartesiano
Per secoli, il pensiero occidentale ci ha abituati a vivere dietro una parete di vetro: da una parte l'anima (il soggetto che osserva, pensa, immagina) e dall'altra il mondo (l'oggetto da descrivere, misurare, copiare). In pittura, questo si è tradotto nella dicotomia tra figurativo (il primato dell'esterno) e astrattismo (il primato dell'interno).
Ma cosa accade se rompiamo quel vetro? Se accettiamo il guadagno heideggeriano dell'essere-nel-mondo, scopriamo che non siamo abitanti per caso di uno spazio estraneo, ma che l'apertura sul "fuori" è coessenziale al nostro essere. Provo a riflettere su come questo cambi radicalmente il senso dell'atto pittorico.
La fine della barriera: tra Esterno e Interiorità
Se la separazione tra anima e mondo cade, cade anche il confine tra ciò che vediamo e ciò che proviamo. In questa prospettiva, la barriera tra l'oggettività del paesaggio e la soggettività della fantasia smette di essere rigida. La pittura non è più "ritrarre qualcosa che sta fuori" né "esprimere un sogno che sta dentro". Essa diventa la manifestazione di un incontro.
Dipingere uno scoglio a Marechiaro o i flussi luminosi di Napoli non significa "copiare" una veduta. Significa partecipare al battito del mondo. In quel momento, la forza di un’onda e la vibrazione di una preoccupazione interiore non sono due cose distinte: sono la stessa energia che attraversa la mano e si fa colore.
Il superamento della dicotomia: Astratto o Figurativo?
In questa visione, la distinzione tra figurativo e astratto perde di significato.
Se dipingo in modo figurativo, non sto facendo una cronaca visiva, ma sto cercando di cogliere le "linee di forza" di una realtà che mi abita.
Se scelgo l'astrattismo, non sto fuggendo dalla realtà verso la mia fantasia, ma sto portando alla luce i modi in cui il mondo risuona dentro di me.
L'astratto figurativo — termine che spesso uso per definire la mia ricerca — non è un compromesso stilistico, ma una necessità filosofica. È il superamento del dualismo. È mostrare che la forma (il borgo di Positano, il volto di un amico) e il flusso (lo spatolato materico, la macchia pura) sono la medesima sostanza dell'Essere.
La Pittura come "Nudità"
Superare Cartesio in pittura significa smettere di usare la tela come uno schermo e iniziare a usarla come una membrana porosa. Quando la barriera sparisce, l'artista si ritrova "nudo" di fronte all'Essere. Non ci sono più filtri intellettuali: ci sono solo macchie disposte su una superficie che creano un gioco di armonie.
Questa nudità è la vera libertà: non dover più scegliere tra il mondo e sé stessi, perché si è finalmente compreso che siamo la stessa cosa. La mia pittura prova a essere questo: un tentativo costante di tradurre questa esposizione originaria, dove la pennellata non "violenta" più l'alterità ma la accoglie in un abbraccio di luce e materia.

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