martedì 17 marzo 2026

Perchè non esiste più distinzione tra interno ed esterno, tra astratto e figurativo

 

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marechiaro, esposizione all' essere

Oltre la Parete di Vetro: La Pittura come Superamento del Dualismo Cartesiano

Per secoli, il pensiero occidentale ci ha abituati a vivere dietro una parete di vetro: da una parte l'anima (il soggetto che osserva, pensa, immagina) e dall'altra il mondo (l'oggetto da descrivere, misurare, copiare). In pittura, questo si è tradotto nella dicotomia tra figurativo (il primato dell'esterno) e astrattismo (il primato dell'interno).

Ma cosa accade se rompiamo quel vetro? Se accettiamo il guadagno heideggeriano dell'essere-nel-mondo, scopriamo che non siamo abitanti per caso di uno spazio estraneo, ma che l'apertura sul "fuori" è coessenziale al nostro essere. Provo a riflettere su come questo cambi radicalmente il senso dell'atto pittorico.

La fine della barriera: tra Esterno e Interiorità

Se la separazione tra anima e mondo cade, cade anche il confine tra ciò che vediamo e ciò che proviamo. In questa prospettiva, la barriera tra l'oggettività del paesaggio e la soggettività della fantasia smette di essere rigida. La pittura non è più "ritrarre qualcosa che sta fuori" né "esprimere un sogno che sta dentro". Essa diventa la manifestazione di un incontro.

Dipingere uno scoglio a Marechiaro o i flussi luminosi di Napoli non significa "copiare" una veduta. Significa partecipare al battito del mondo. In quel momento, la forza di un’onda e la vibrazione di una preoccupazione interiore non sono due cose distinte: sono la stessa energia che attraversa la mano e si fa colore.

Il superamento della dicotomia: Astratto o Figurativo?

In questa visione, la distinzione tra figurativo e astratto perde di significato.

  • Se dipingo in modo figurativo, non sto facendo una cronaca visiva, ma sto cercando di cogliere le "linee di forza" di una realtà che mi abita.

  • Se scelgo l'astrattismo, non sto fuggendo dalla realtà verso la mia fantasia, ma sto portando alla luce i modi in cui il mondo risuona dentro di me.

L'astratto figurativo — termine che spesso uso per definire la mia ricerca — non è un compromesso stilistico, ma una necessità filosofica. È il superamento del dualismo. È mostrare che la forma (il borgo di Positano, il volto di un amico) e il flusso (lo spatolato materico, la macchia pura) sono la medesima sostanza dell'Essere.

La Pittura come "Nudità"

Superare Cartesio in pittura significa smettere di usare la tela come uno schermo e iniziare a usarla come una membrana porosa. Quando la barriera sparisce, l'artista si ritrova "nudo" di fronte all'Essere. Non ci sono più filtri intellettuali: ci sono solo macchie disposte su una superficie che creano un gioco di armonie.

Questa nudità è la vera libertà: non dover più scegliere tra il mondo e sé stessi, perché si è finalmente compreso che siamo la stessa cosa. La mia pittura prova a essere questo: un tentativo costante di tradurre questa esposizione originaria, dove la pennellata non "violenta" più l'alterità ma la accoglie in un abbraccio di luce e materia.


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