martedì 17 marzo 2026

L'Esercizio dell'Apertura: Trent'anni di Sguardo sugli Scogli di Marechiaro

1995
2006


2021

L'Esercizio dell'Apertura: Trent'anni di Sguardo sugli Scogli di Marechiaro

Esiste un "sentire profondo e intraducibile" che non si accontenta di una singola affermazione. È un desiderio di tradurre la nostra apertura originaria, il nostro essere esposti, nudi, all’Essere. Attraverso tre tappe cronologiche (1995, 2006, 2021), provo a rileggere il mio percorso non come un semplice miglioramento tecnico, ma come un progressivo abbattimento delle barriere tra l'interiorità e il mondo.

1995: La Distanza del Rappresentare e il Rispetto della Materia

Nel mio primo dipinto ad olio, lo sguardo è ancora quello di un ospite che entra in un tempio sconosciuto. In quel lavoro del 1995, avvertivo un religioso rispetto non solo della natura, ma della pittura stessa. Era la mia prima esperienza: stavo imparando a conoscere i colori, i leganti, la resistenza della tela. Ogni pennellata era un esperimento condotto con la cautela di chi teme di violare un segreto. C’era un timore reverenziale per il limite fisico della costa e per il limite tecnico della mia mano. L'artista era qui, il mondo — e l'arte — erano lì, oggetti da approcciare con una timidezza che cercava di non tradire l'apparenza della realtà.

2006: La Vibrazione dell’Atmosfera e la Stratificazione dell'Esperienza

Circa dieci anni dopo, il confine inizia a farsi poroso. La prospettiva atmosferica, derivata dalla lezione leonardesca, viene qui portata verso un primo eccesso. La luce non è più un raggio che colpisce la roccia, ma una qualità dell'aria stessa che brulica tra i colori. In questa fase, la mano è più sicura: ci sono anni di esperienza stratificata che permettono di osare. La pittura smette di essere un "nemico" da ammansire e diventa un linguaggio attraverso cui provo a cogliere la "vibrazione" che rende vivo il paesaggio. Non cerco più di descrivere lo scoglio, ma di far risuonare l'energia che lo attraversa.

2021: L’Essere-nel-Mondo e la Padronanza del Flusso

Nell'ultima interpretazione, il dualismo cartesiano è definitivamente superato. La pittura non descrive più la realtà, la esprime. Lo spatolato materico diventa il gesto di chi possiede ormai una padronanza del mezzo tale da poterlo "dimenticare" per lasciar parlare l'Essere. Spero che questi decenni di lavoro mi abbiano permesso di non violentare più la tela, ma di abitarla con la forza di un'energia che organizza lo spazio interno a sé. Qui, le linee di forza e i colori vivaci sono il risultato di quell'apertura coessenziale al nostro essere: non c'è più un soggetto che dipinge un oggetto, ma un unico evento di luce, materia e vita.

Conclusione: Il Guadagno della Ricerca

Rivedere queste tre opere insieme mi conferma che la pittura è, per me, una forma di ricerca incessante. Dalla timidezza dell'esordio alla densità materica della maturità, il percorso non è stato un accumulo di certezze, ma un raffinamento della capacità di stare "nudi" davanti al mondo. Ogni quadro è una proposta, un tentativo di dire che noi non siamo esseri interiori per caso, ma siamo parte del flusso universale in ogni sua vibrazione.


 

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