lunedì 2 marzo 2026

Il Plein Air come Apertura all'Essere

 

L'Etica dell'Ascolto: Il Plein Air come Apertura all'Essere

Di fronte a un cavalletto piantato nella terra umida del Lago d’Averno o tra le rocce della Gaiola, spesso avverto una sorta di "scomodità" feconda. In quei momenti, lontano dalla protezione della mia bottega nel centro storico di Pozzuoli, accade qualcosa che scuote le fondamenta del mio fare artistico. Molti vedono nel plein air un esercizio di stile o una tradizione ottocentesca; io, in queste righe, provo a proporlo come un atto di resistenza filosofica e un’affermazione etica di apertura al mondo.

1. Contro l'Idealismo: La Dignità del Dato Sensibile

Dipingere all'aperto è, prima di tutto, un atto anti-idealista. Se l'idealismo, da Platone in poi, ha cercato di convincerci che ciò che appartiene all'anima o all'idea sia ontologicamente superiore alla "materia grezza" delle cose, la mia pittura vuole percorrere la strada opposta.

Quando sono immerso nella luce mediterranea, non cerco un "mondo dietro il mondo". Non credo che la bellezza di Positano o del Cilento sia l'ombra sbiadita di un'idea iperurania. Al contrario, affermo la dignità assoluta della roccia, del riflesso cangiante sull'acqua e della polvere sul sentiero. Dipingere fuori significa dire di sì alla vita nella sua immediatezza sensibile.

2. L'Essere-nel-Mondo: Oltre la Prigione dell'Interiorità

C'è un rischio costante nell'arte contemporanea: quello di chiudersi in un'interiorità autoreferenziale, convinti che il "mondo interiore" sia più vero di quello esterno. Seguendo la lezione heideggeriana, credo invece che l'uomo sia essenzialmente un essere-nel-mondo, proiettato fuori di sé.

Il plein air mi costringe a uscire da me stesso. Non è il mio "io" che proietta sentimenti sulla natura, ma è la natura che si impone come un grembo ancestrale, una presenza che mi accoglie e mi interroga. In questo senso, la pittura non è un monologo del pittore, ma un dialogo serrato e umile con l'alterità.

3. La Mancanza di Controllo come Guadagno Ontologico

Durante le sessioni all'aperto, sento spesso che il controllo razionale vacilla. Le condizioni sono "scomode", la luce muta troppo in fretta, il vento sposta la tela. In passato avrei considerato questo un limite; oggi capisco che è la condizione stessa della verità.

Rinunciando alla precisione calibrata della bottega, permetto all'istinto di prendere il sopravvento. È un istinto condizionato non da un capriccio interiore, ma dalla forza prepotente della realtà esterna. È lo stesso principio per cui provo a dipingere con la mano sinistra: rompere gli schemi del "saper fare" per lasciare che la materia si manifesti nella sua freschezza originaria.

4. La Tecnica: Dallo Strato alla Macchia

Nella mia pratica, la pittura è un percorso stratificato. Spesso inizio con abbozzi morbidi e stemperati, quasi sussurrati, su cui poi intervengo con lo spatolato materico.

Nel plein air, questi tempi si comprimono:

  • La Prospettiva Atmosferica: Anche nella velocità del gesto, cerco di portare all'eccesso la lezione leonardesca, creando quella densità d'aria che avvolge il promontorio di Baia o le colline di Pollica.

  • La Trasmutazione in Colore: Il dato visivo si trasforma in colori vivaci e squillanti. Non è decorazione, ma il tentativo di rendere l'energia termica del sole che colpisce la materia.

5. Conclusione: Un'Etica del Rispetto

Dipingere "dal vivo" è, in ultima analisi, un atteggiamento etico. Significa prestare ascolto. In un'epoca che Bauman descriverebbe come liquida e frammentata, tornare al contatto fisico con la terra è un atto di Pietas.

È la ricerca del "Nudo", spogliato delle sovrastrutture ideologiche del sistema dell'arte. È il tentativo — sempre parziale, sempre dubbioso — di abitare il mondo non come padroni, ma come ospiti riconoscenti di quel grembo infinito che è la natura.




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