we give color to our rooms,
to our gardens, with balloons,
flowers, and colorful candies.
Colors expres our happiness.
The celebration of life itself.
Vieni a me,
porgimi il seno
e lascia che beva la vita,
la gioia, l'entusiasmo folle!
Energia Primigenia,
contagiami nella tua danza
dionisiaca.
Piroettami in alto
con un abbraccio verso
il sole e le stelle infinte.
Portami,
sgambettante come un fanciullo,
a stupirmi delle meraviglie della terra.
Irraggi tutto ciò che ti circonda.
Sei un miracolo
di sogni e di carne viva!
Ciro D'Alessio.
Vi ricordate la disputa settecentesca sul bello e sul sublime? L'arte sarebbe forma, il sublime lo smisurato al di là della forma, quindi non alla portata dell'arte, che per natura sarebbe forma e porrebbe limiti.
Ebbene credo che l'arte si debba ( es mussen) occupare invece solo di sublime, tralasciando il bello, il finito, la forma. E credo che di fatto già succeda sempre così nelle grandi opere d'arte. Quindi l' arte si occupa solo del sublime.
Perché nella natura dell'arte è trascendersi e aspirare a fare proprio ciò che le è impossibile. E' desiderio di infinito. Aspirazione al sublime. Chiudere l'infinito in una immagine sensibile, dicevano i filosofi idealisti. Ma l' infinito non si lascia chiudere. Solo se lo si lascia aperto, lo si può suggerire. Apertura, indefinito, incompiuto, schizzo, caos, non sono sintomi di svogliatezza, ma i soli modi che la rappresentazione ha per dire: badate che non stiamo rappresentando qualcosa, ma qualcosa di incompiuto, cioè il qualcosa più ciò che lo supera e trascende. Ma A unito a nonA, è proprio l' infinito: la dialettica del superamento del finito tramite la sua negazione...
Oggi ho il piacere di presentarvi l’Intervista a Ciro D’Alessio, scoprite il suo lavoro con noi.

Sempre avuta la passione per la luce, la foto e i pittori impressionisti. A diciassette anni realizzo, per gioco, il mio primo dipinto ad olio. Fu tale il coinvolgimento emotivo e la sensazione di benessere, realizzazione e completezza che da allora non ho più smesso.
Quali persone, situazioni o artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
E’ una domanda a cui è difficile rispondere, perché tutta il mio percorso di vita, con tutte le persone incontrate, le esperienze fatte e le discipline studiate hanno avuto un influenza sul mio lavoro. Anziché citare maestri reali, vorrei qui citare dei maestri sui generis: un mio maestro è stata la luce e le atmosfere del luogo in cui sono nato e cresciuto, le insenature del mare e le secche di bassa marea di Marechiaro, le escursioni adolescenziali in kayak e il desiderio di lasciare una traccia di queste esperienze sensoriali di pienezza e gioia. Due maestri importanti e diversi sono stati per me due filosofi diversi tra loro: Marx e Nietzsche. Il loro invito ad amare la terra, il loro anti-idealismo, il loro ateismo positivo, mi hanno incoraggiato nell’ idea che rappresentare la luce e la natura non è attardarsi su tematiche minori, ma è andare al cuore della realtà. Tra i grandi pittori del passato quelli che maggiormente amo e di cui ho studiato la lezione sono Monet e Renoir, soprattutto in una prima fase. Oggi amo tutta la pittura che va da metà ottocento a fine novecento.
Cerco di esprimere a modo mio quello che credo sia il tema unico di tutte le opere d’arte, cioè l’universale che si fa sensibile. Nel mio caso, il palpito della materia-luce, la gioia di vivere, la volontà di andare oltre, di non lasciarsi contenere da limiti e forme, che non è altro che un desiderio di universale a cui si cerca di dare una forma sensibile.

Riallacciandomi alla domanda precedente, l’ intero mio percorso è un progetto che mira ad un unico scopo, che è dare veste sensibile all’ universale. Non credo che in arte si possa parlare di altro, non si possono avere temi e progetti particolari, altrimenti non è arte, ma illustrazione, rispettabilissima. Ci sono poi mostre particolari che mi danno spunto per affrontare il tema dell’ arte, sempre unico, partendo da soggetti occasionali e diversi: fino ad ora ho preso spunto dal paesaggio mediterraneo, e dal mito, nella prossima mostra affronterò soggetti legati ai paesaggi collinari e all’ ebbrezza dionisiaca.
Il mio rapporto col mercato non so quale sia. Dipingo per necessità di esprimermi e sono felice quando qualcuno apprezza il mio lavoro e lo compra, cosa che in alcuni periodi può succedere più spesso, in altri meno. Non so quali possibilità di emergere ci siano oggi. In arte non ci sono regole e nemmeno ci sono, quindi, regole seguendo le quali si emerge o meno. Ci si butta spinti da passione irrefrenabile, poi si può avere successo o meno. E direi il successo dovrebbe importare poco. L’ importante è operare avendo come stella polare quell’ ispirazione iniziale che ci ha spinti a fare arte, e non il desiderio di emergere.
Nulla da consigliare perché un giovane che oggi vuole fare arte e viverci, di sicuro, già solo per il fatto che vuole ciò e non altro, tale giovane ha già tutto il coraggio e lo sprezzo per gli stenti e le cose effimere della vita, necessari a immolarsi all’arte.

Intervista a Ciro D’Alessio- Link ai contatti: Ciro D’Alessio – Professional Italian painter (contapt.it)
Francesco Cogoni.
L'impressionismo è decostruzionismo.
Il disegno non è semplicemente una riproduzione di quanto sta fuori, ma una forma costruita dalla nostra mente che ci permette di ordinare e dare un senso alle percezioni. Ad esempio, la forma dell'albero che abbiamo imparato a disegnare da piccoli, ci aiuta a vedere gli alberi e a distinguerli dai cespugli. Il disegno e la pittura foggiano le forme con cui poi non solo interpretiamo, ma vediamo la realtà. Il disegno, quindi, assume un ruolo importante quanto il linguaggio verbale: non semplice strumento per comunicare, ma strutturazione della nostra mente, strutturazione condivisa, che ci permette di entrare in contatto con il mondo e con gli altri. Se così stanno le cose e la pittura ci mostra le forme che "costruiscono" lo spazio e il mondo, allora la pittura impressionista è una pittura decostruttiva, perché ci insegna a riconoscere e a decostruire queste forme apprese fin da piccoli, per aprirsi, nei limiti del possibile, a una percezione destrutturata e primigenia. L'impressionismo tende all'informale proprio perché nella sua essenza sta questa ricerca dell'apertura originaria "preconcettuale" , prima del disegno e prima della parola. L'impressionismo è quella attivita creatrice di forme che cerca di andare al di là delle forme, e in questa tensione a superarsi e negarsi, vi sta un anelito all'assoluto, che è l'essenza dell'arte.