martedì 10 settembre 2024
Perché non amo i simboli...
Non li amo perché amo le cose vive, le persone vere, il sole, la carne, il reale...
Il simbolo non è un ponte verso altri mondi più profondi, che non esistono.
L'unico mondo vero è questo nostro, allontanandocene non andiamo verso qualcosa di meglio o più vero, ma solo di più povero e astratto, verso il nulla.
Quando si dipinge qualcosa di concreto, si dipinge qualcosa di più nobile, perché più vero, di quando si dipinge qualche simbolo astratto.
Ecco perché non amo i simboli.
lunedì 1 luglio 2024
Comme se sta cu 'n altro sotto a stu tetto
mercoledì 17 aprile 2024
color
we give color to our rooms,
to our gardens, with balloons,
flowers, and colorful candies.
Colors expres our happiness.
The celebration of life itself.
mercoledì 28 febbraio 2024
Irraggiamento
Vieni a me,
porgimi il seno
e lascia che beva la vita,
la gioia, l'entusiasmo folle!
Energia Primigenia,
contagiami nella tua danza
dionisiaca.
Piroettami in alto
con un abbraccio verso
il sole e le stelle infinte.
Portami,
sgambettante come un fanciullo,
a stupirmi delle meraviglie della terra.
Irraggi tutto ciò che ti circonda.
Sei un miracolo
di sogni e di carne viva!
Ciro D'Alessio.
martedì 5 settembre 2023
entelechia vs simbolo
L'Entelechia ha il suo fine in sé, il simbolo in altro che gli sta dietro e di cui è immagine.
Poiché ho un concetto spropositatamente alto dell'arte, non posso che considerarla entelechia: ha il suo fine in sé, nulla di più alto e profondo le puo' donare valore e dignità.
Di contro nell'arte simbolica l'opera vale solo come immagine di qualcosa di più profondo che non è essa stessa. L'opera non vale di per sé.
Esempio: nella religione cristiana il singolo uomo ha valore in quanto persona, cioè immagine di Dio: è il Dio trascendente che dà valore a qualcosa che di per sé, se non fosse immagine, non ne avrebbe. Di contro si può considerare ogni individuo nella sua singolarità come entelechia, come avente il suo fine e il suo valore in se stesso, e non in quanto immagine di altro. Questa seconda concezione da molta più dignità agli esseri e vale anche in contesti senza dio e post metafisici.
In questa seconda concezione il mondo si arricchisce all'infinito di infinite realtà dall'infinito valore. Un'ebbrezza di vita!
Invito a guardare le opere d'arte con la stessa concezione moderna, come entelechie e non come simboli.
Del resto il percorso storico dal medioevo al novecento e tutto un percorso di liberazione dell'arte dalle incrostazioni metaforiche e simboliche che si portava dietro dal medioevo, quando era ancella della teologia. L'arte per l'arte è il leitmotive dell'estetiche e delle poetiche fino al 900, quando poi si ritorna al simbolismo e a una concezione ancillare dell'opera rispetto ai simboli, ai contenuti e ai concetti a cui alluderebbe. Si torna a una specie di medioevo.
venerdì 9 giugno 2023
L'arte si occupa solo del sublime...
Vi ricordate la disputa settecentesca sul bello e sul sublime? L'arte sarebbe forma, il sublime lo smisurato al di là della forma, quindi non alla portata dell'arte, che per natura sarebbe forma e porrebbe limiti.
Ebbene credo che l'arte si debba ( es mussen) occupare invece solo di sublime, tralasciando il bello, il finito, la forma. E credo che di fatto già succeda sempre così nelle grandi opere d'arte. Quindi l' arte si occupa solo del sublime.
Perché nella natura dell'arte è trascendersi e aspirare a fare proprio ciò che le è impossibile. E' desiderio di infinito. Aspirazione al sublime. Chiudere l'infinito in una immagine sensibile, dicevano i filosofi idealisti. Ma l' infinito non si lascia chiudere. Solo se lo si lascia aperto, lo si può suggerire. Apertura, indefinito, incompiuto, schizzo, caos, non sono sintomi di svogliatezza, ma i soli modi che la rappresentazione ha per dire: badate che non stiamo rappresentando qualcosa, ma qualcosa di incompiuto, cioè il qualcosa più ciò che lo supera e trascende. Ma A unito a nonA, è proprio l' infinito: la dialettica del superamento del finito tramite la sua negazione...
domenica 1 gennaio 2023
Il piacere del riconoscimento e il piacere dello smarrimento.
Di fronte ad alcune opere d'arte si prova un piacere del riconoscere cose gia' conosciute. E' una delle prime e forse piu' elementari forme di piacere estetico. Ad esempio: il bimbo che riconosce la forma dell'albero o della casa, prova piacere in cio'. Il pescatore che riconosce i tratti del suo villaggio e critica il pittore se questi si è concesso qualche libertà. Ad un livello piu' raffinato, ci gratifica riconoscere stile, maniera, tecniche, citazioni, correnti, autori... E' il piacere del riconoscere nella rappresentazione cio' che e' noto: un piacere che da conferme e rassicura.
Ci sta anche un altro tipo di piacere estetico: mi pongo di fronte a un' opera e anzicche' riconoscere cose gia' note, mi smarrisco, perdo l'orientamento, brancolo nell'ignoto e nel nuovo. Mi lascio sommergere dalla calca delle sensazione e non so riportarle a nulla di definito. Alcuni rifuggono da questa sensazione. Altri la amano. E' la sensazione dell'ignoto, del nuovo, dell'infinito, del "naufragar mi e' dolce in questo mare.".
sabato 10 dicembre 2022
intervista a me
Oggi ho il piacere di presentarvi l’Intervista a Ciro D’Alessio, scoprite il suo lavoro con noi.

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Sempre avuta la passione per la luce, la foto e i pittori impressionisti. A diciassette anni realizzo, per gioco, il mio primo dipinto ad olio. Fu tale il coinvolgimento emotivo e la sensazione di benessere, realizzazione e completezza che da allora non ho più smesso.
Quali persone, situazioni o artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
E’ una domanda a cui è difficile rispondere, perché tutta il mio percorso di vita, con tutte le persone incontrate, le esperienze fatte e le discipline studiate hanno avuto un influenza sul mio lavoro. Anziché citare maestri reali, vorrei qui citare dei maestri sui generis: un mio maestro è stata la luce e le atmosfere del luogo in cui sono nato e cresciuto, le insenature del mare e le secche di bassa marea di Marechiaro, le escursioni adolescenziali in kayak e il desiderio di lasciare una traccia di queste esperienze sensoriali di pienezza e gioia. Due maestri importanti e diversi sono stati per me due filosofi diversi tra loro: Marx e Nietzsche. Il loro invito ad amare la terra, il loro anti-idealismo, il loro ateismo positivo, mi hanno incoraggiato nell’ idea che rappresentare la luce e la natura non è attardarsi su tematiche minori, ma è andare al cuore della realtà. Tra i grandi pittori del passato quelli che maggiormente amo e di cui ho studiato la lezione sono Monet e Renoir, soprattutto in una prima fase. Oggi amo tutta la pittura che va da metà ottocento a fine novecento.
Cosa vuoi esprimere attraverso l’arte?
Cerco di esprimere a modo mio quello che credo sia il tema unico di tutte le opere d’arte, cioè l’universale che si fa sensibile. Nel mio caso, il palpito della materia-luce, la gioia di vivere, la volontà di andare oltre, di non lasciarsi contenere da limiti e forme, che non è altro che un desiderio di universale a cui si cerca di dare una forma sensibile.

Mi piacerebbe approfondire sul tuo ultimo progetto artistico, cosa puoi dirci?
Riallacciandomi alla domanda precedente, l’ intero mio percorso è un progetto che mira ad un unico scopo, che è dare veste sensibile all’ universale. Non credo che in arte si possa parlare di altro, non si possono avere temi e progetti particolari, altrimenti non è arte, ma illustrazione, rispettabilissima. Ci sono poi mostre particolari che mi danno spunto per affrontare il tema dell’ arte, sempre unico, partendo da soggetti occasionali e diversi: fino ad ora ho preso spunto dal paesaggio mediterraneo, e dal mito, nella prossima mostra affronterò soggetti legati ai paesaggi collinari e all’ ebbrezza dionisiaca.
Qual è il tuo rapporto con il mercato? che possibilità ci sono di emergere per un giovane artista?
Il mio rapporto col mercato non so quale sia. Dipingo per necessità di esprimermi e sono felice quando qualcuno apprezza il mio lavoro e lo compra, cosa che in alcuni periodi può succedere più spesso, in altri meno. Non so quali possibilità di emergere ci siano oggi. In arte non ci sono regole e nemmeno ci sono, quindi, regole seguendo le quali si emerge o meno. Ci si butta spinti da passione irrefrenabile, poi si può avere successo o meno. E direi il successo dovrebbe importare poco. L’ importante è operare avendo come stella polare quell’ ispirazione iniziale che ci ha spinti a fare arte, e non il desiderio di emergere.
Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe vivere di arte?
Nulla da consigliare perché un giovane che oggi vuole fare arte e viverci, di sicuro, già solo per il fatto che vuole ciò e non altro, tale giovane ha già tutto il coraggio e lo sprezzo per gli stenti e le cose effimere della vita, necessari a immolarsi all’arte.

Intervista a Ciro D’Alessio- Link ai contatti: Ciro D’Alessio – Professional Italian painter (contapt.it)
Francesco Cogoni.
mercoledì 19 ottobre 2022
Impazzire per la bellezza... dal Fedro di Platone
domenica 12 dicembre 2021
sabato 9 ottobre 2021
l'impressionismo è decostruzionismo
L'impressionismo è decostruzionismo.
Il disegno non è semplicemente una riproduzione di quanto sta fuori, ma una forma costruita dalla nostra mente che ci permette di ordinare e dare un senso alle percezioni. Ad esempio, la forma dell'albero che abbiamo imparato a disegnare da piccoli, ci aiuta a vedere gli alberi e a distinguerli dai cespugli. Il disegno e la pittura foggiano le forme con cui poi non solo interpretiamo, ma vediamo la realtà. Il disegno, quindi, assume un ruolo importante quanto il linguaggio verbale: non semplice strumento per comunicare, ma strutturazione della nostra mente, strutturazione condivisa, che ci permette di entrare in contatto con il mondo e con gli altri. Se così stanno le cose e la pittura ci mostra le forme che "costruiscono" lo spazio e il mondo, allora la pittura impressionista è una pittura decostruttiva, perché ci insegna a riconoscere e a decostruire queste forme apprese fin da piccoli, per aprirsi, nei limiti del possibile, a una percezione destrutturata e primigenia. L'impressionismo tende all'informale proprio perché nella sua essenza sta questa ricerca dell'apertura originaria "preconcettuale" , prima del disegno e prima della parola. L'impressionismo è quella attivita creatrice di forme che cerca di andare al di là delle forme, e in questa tensione a superarsi e negarsi, vi sta un anelito all'assoluto, che è l'essenza dell'arte.


