domenica 12 dicembre 2021
sabato 9 ottobre 2021
l'impressionismo è decostruzionismo
L'impressionismo è decostruzionismo.
Il disegno non è semplicemente una riproduzione di quanto sta fuori, ma una forma costruita dalla nostra mente che ci permette di ordinare e dare un senso alle percezioni. Ad esempio, la forma dell'albero che abbiamo imparato a disegnare da piccoli, ci aiuta a vedere gli alberi e a distinguerli dai cespugli. Il disegno e la pittura foggiano le forme con cui poi non solo interpretiamo, ma vediamo la realtà. Il disegno, quindi, assume un ruolo importante quanto il linguaggio verbale: non semplice strumento per comunicare, ma strutturazione della nostra mente, strutturazione condivisa, che ci permette di entrare in contatto con il mondo e con gli altri. Se così stanno le cose e la pittura ci mostra le forme che "costruiscono" lo spazio e il mondo, allora la pittura impressionista è una pittura decostruttiva, perché ci insegna a riconoscere e a decostruire queste forme apprese fin da piccoli, per aprirsi, nei limiti del possibile, a una percezione destrutturata e primigenia. L'impressionismo tende all'informale proprio perché nella sua essenza sta questa ricerca dell'apertura originaria "preconcettuale" , prima del disegno e prima della parola. L'impressionismo è quella attivita creatrice di forme che cerca di andare al di là delle forme, e in questa tensione a superarsi e negarsi, vi sta un anelito all'assoluto, che è l'essenza dell'arte.
lunedì 20 settembre 2021
Recensione di Antonio Sorgente
giovedì 11 giugno 2020
La follia per la bellezza e l' Eros....
" La vista infatti é il più acuto dei sensi che giungono a noi attraverso il corpo,ma non ci consente di vedere la sapienza:essa infatti susciterebbe incredibili amori se offrisse un'immagine
altrettanto chiara di sè presentandosi alla vista, e lo stesso vale per tutte le altre realtà degne d' amore.Invece solo la bellezza ha avuto questa sorte,di essere evidentissima e amabilissima. Dunque chi non é stato iniziato di recente o é stato corrotto, quando contempla ciò che quaggiù viene chiamato con lo stesso nome non si slancia rapidamente di qua e di là, verso la bellezza pura; di conseguenza, al vederla, non prova venerazione, ma abbandonatosi al piacere, come un animale tenta di montarle sopra e di fecondarla ed essendo abituato all’eccesso non ha paura nè si vergogna di perseguire un piacere contro natura. Al contrario, chi é stato iniziato recentemente e chi ha a lungo contemplato le visioni passate, quando vede un bel volto di aspetto divino, che imita bene la bellezza, o un bel corpo, per prima cosa ha un fremito e qualcuno dei timori passati si insinua in lui. Quindi lo guarda e lo onora come un dio e, se non temesse di apparire completamente folle, offrirebbe sacrifici all’amato come a una statua sacra o a un dio. Poi, come é naturale che avvenga dopo il fremito, alla vista di quello, un cambiamento un sudore e un calore insolito si impadroniscono di lui. Egli, infatti, ricevuto l’effluvio della bellezza attraverso gli occhi, si riscalda e così l’ala viene irrorata. Per effetto di questo calore, si sciolgono le parti circostanti al germoglio che, indurite e chiuse da tempo, gli impedivano di crescere. Una volta che l’alimento ha preso ad affluire,la nervatura dell’ala si inturgidisce e comincia a spuntare dalla radice sotto tutta la superficie dell’anima, che infatti un tempo era tutta alata. In questa fase, dunque, essa ribolle tutta quanta ed erompe. La stessa sofferenza che prova chi sta mettendo i denti nel momento in cui questi spuntano, cioè prurito e irritazione alle gengive,prova anche l’anima di chi comincia a mettere le ali:essa ribolle, ha irritazione e prurito mentre le fa spuntare. Quando dunque l’anima, contemplando la bellezza di un ragazzo,é irrorata e riscaldata nel ricevere il flusso di particelle che ne provengono ( e che appunto per questo sono chiamate " flusso d' amore " ), cessa di dolersi e gioisce. Invece quando essa è lontana dall’amato e inaridisce, contemporaneamente si seccano anche le aperture dei passaggi attraverso le quali spunta l’ala e la loro chiusura impedisce all’ala di germogliare. Così i germogli, rimasti chiusi all’interno insieme al flusso d' amore, pulsando come tutte le parti che palpitano, pungono ciascuno il proprio passaggio; di conseguenza l’anima, tutta pungolata da ogni parte, smania e soffre, ma nuovamente, ricordandosi dell’amato, si allieta. A seguito della mescolanza di questi due sentimenti essa é inquieta per la stranezza della sua sofferenza e furiosa per la difficoltà in cui si trova. In preda alla mania, non può dormire di notte né fermarsi di giorno dov' è,ma corre bramosa dovunque crede che potrà vedere colui che possiede la bellezza. Una volta che l’ha visto e ne ha attinto il flusso d'amore, essa libera le aperture che prima erano ostruite e, ripreso fiato, non sente più i pungoli dolorosi, ma gusta di nuovo il piacere dolcissimo che il momento le offre. E da questa condizione certo non si allontana volentieri né c'è alcuno che essa tenga in considerazione più dell’amato. Si dimentica di tutti, persino di madri, fratelli, amici, e non importa nulla se il patrimonio va in rovina per la sua incuria. Disprezzando tutte le abitudini e le convenienze di cui prima andava orgogliosa, é disposta a essere serva e a coricarsi ovunque le sia permesso di stare il più vicino possibile all’oggetto del suo
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desiderio.Infatti,oltre a venerare colui che possiede la bellezza,essa trova in lui l’unico medico capace di guarirla dai più gravi affanni.Questa passione,o bel fanciullo a cui si rivolge il mio discorso, gli uomini la chiamano eros, ma quando sentirai come la chiamano gli dei, probabilmente riderai per via della stranezza del suo nome. Alcuni degli Omeridi, credo, citano traendoli da quelli apocrifi due versi rivolti a Eros, il secondo dei quali è davvero temerario e non molto regolare metricamente:"I mortali lo chiamano Eros alato / gli immortali invece Pteros / perché costringe a mettere le ali ". A questi versi si può credere o non credere; tuttavia la causa e la passione degli amanti sono proprio queste. Ebbene, se chi viene soggiogato dall’amore ha fatto parte del seguito di Zeus può sopportare con maggior fermezza il tormento causato da colui che prendeilnomedalleali.QuantiinvecesonostatialserviziodiAresehannocompiutoil giro con lui, quando vengono catturati da Eros e credono di aver subito qualche torto dall’amato, diventano sanguinari e sono pronti a sacrificare se stessi e l’amato. " Platone, Fedro.
mercoledì 8 aprile 2020
La pittura insegna a vedere il mondo
lunedì 5 novembre 2018
giovedì 22 febbraio 2018
Di cosa si deve occupare un'opera d'arte?
martedì 18 ottobre 2016
Poi ho deciso che la pittura non doveva essere il mio hobby, ma la cosa più importante della mia vita, la mia professione. Lasciai casa dei genitori dove ero vissuto comodamente da studente e me ne andai a vivere da solo in periferia: nella terra dei fuochi, in un vecchio casolare isolato nelle campagne: qui avevo tutto lo spazio e tutto il tempo per potermi concentrare solo sulla pittura. Qui piano piano ho maturato il mio particolare percorso.
Perché dipingevo? Cosa cercavo con quei dipinti? Cercavo in qualche modo di sintonizzarmi con la natura.
La mia pittura preferita era quella macchiaiola ed impressionista, la pittura che più si era immersa e concentrata sul tema natura. Rappresentavo così paesaggi e scene all'aperto. Ero essenzialmente autodidatta, ma ho seguito le dritte di alcuni pittori napoletani. Amavo creare paesaggi o scene dove gli elementi non si staccassero in maniera netta ma tendessero a confondersi. In una prima fase facevo ciò esagerando con la sfumatura: una pittura tenue, tutta spolvero, ma con colori non privi di una loro forza. In seguito ho cominciato a creare l' illusione del "tutto in uno" frantumando le figure e gli elementi in un insieme di macchie, che ottenevo con colpi di spatola netti; l' unità complessiva della composizione era poi data dall'attenzione ai passaggi cromatici ed alla coerenza della tonalità complessiva. Sceglievo soggetti che si confacessero a questo desiderio di rappresentare il senso Panico, di fusione ideale tra uomo e natura: giovani che giocano all'aperto, che si scaldano al sole, che si tuffano in acqua...etc.
Era un arte disimpegnata? Forse, io non la ritenevo tale, ma ritenevo fosse un grande impegno in favore del progresso umano, additare una condizione di utopica armonia tra uomo e uomo, tra uomo e ambiente.
C' era però qualcosa che mi lasciava insoddisfatto.
Prendendo dimistichezza con la materia pittorica, avevo imparato che essa ha una sua bellezza. Che non era solo strumento atto a rappresentare una bellezza a lei esterna, rispetto alla quale stava come il segno rispetto al significato, ma era essa stessa bellezza, essa stessa significato.
Dipingendo mi rendevo conto che la pittura non può solo rappresnetare illusoriamente il movimento si un corridore, ma può essere essa stesso movimento, essa stessa energia, essa stessa espressione.
Cominciai per gioco a fare i primi esperimenti di pittura non figurativa, senza scopo di illustrare o descrivere nulla, se non lasciare esprimere la pittura stessa.
Le fasi in cui si matura un cambiamento, sono fasi di grande entusiasmo, ma anche di grande crisi: che fine facevano la natura panica, il gioco in senso schilleriano, l' utopia di un mondo riconciliato, se la pittura diventava per me creazione di giochi di macchie slegato da tutti quei contenuti?
Un giorno mi misi un una tela sulle spalle e andai a dipingere sugli scogli immerso nella natura: feci un quadro non figurativo. Eppure qualcosa della natura che mi aveva accolto era entrato in quel lavoro: mi ero come sintonizzato con le sue armonie, con le sue onde, e avevo cercato di riprodurle sulla tela. Se guardavo me stesso non più come un soggetto separato che cerca di descrivere un mondo separato, ma vedevo me stesso immerso in questo mondo, parte di questo mondo, una continuazione di questo paesaggio, di questa natura, allora era la natura stessa, nelle sue vibrazioni profonde e non nelle sue forme esterne, che tramite me, suo strumento, si imprimeva su quella tela. Cominciai a vedere il dipingere non più come un rappresentare la natura, ma come un aprirsi ad essa, un mettersi in ascolto affinché essa imprimesse le sue onde nella pasta colorata.
Quell'esigenza di rompere con le forme statiche del disegno, con i contorni che chiudono e imprigionano i movimenti, trovava ora piena espressione: non rinunciavo a dipingere il senso panico, l' utopia di un mondo riconciliato, semplicemente lo facevo finalmente al di là di schemi e costrutti, abbandonandomi al colore ed al ritmo delle spatolate, distruggevo la forma mentale, ma lasciavo entrare la natura ribollente, "il friggere della materia".
domenica 3 aprile 2016
Non è anche la Pittura disvelamento dell'Essere?
lunedì 28 marzo 2016
domenica 17 maggio 2015
Ciro D'Alessio discorre d'arte e di filosofia con Manuela Ragucci
Nino D'Amore: l'arte come rigurgito e ripensamento porta alla scoperta delle origini sociali del dolore e del nulla.
Ciro D'Alessio




