La storia dell'arte come storia di secolarizzazione...
Marx Weber e Gemini.
CIRO: Max Weber legge la storia dell'eta' moderna come la storia di un processo di secolarizzazione, sempre più attività umane si affrancano dal legame con la religione e la teologia e acquisiscono la loro autonomia. Può essere letta in questa chiave anche la storia della pittura dal medioevo al 900? Un progressivo affrancarsi dalla religione, non solo nei temi, ma anche abbracciando uno stile più naturalistico, mostrando così di voler superare la "svalutazione" religiosa per la natura. Si può considerare l'impressionismo, che mette in scena la quotidianeità, come il culmine di questo processo di secolarizzazione in pittura ed il momento in cui la pittura, rivolgendosi direttamente al mondo esterno senza filtri teologici o culturali, almeno provando, trova una sua autonomia?
GEMINI: Certamente, è possibile leggere la storia della pittura dal Medioevo al Novecento attraverso la lente del processo di secolarizzazione proposto da Max Weber. La tua intuizione è molto acuta e trova riscontro in diverse interpretazioni storico-artistiche.
Ecco come si potrebbe articolare questa lettura:
Dal Medioevo al Rinascimento: La Svalutazione del Naturale e la Trasfigurazione Religiosa
Nel Medioevo, la pittura era quasi esclusivamente al servizio della religione. L'arte aveva una funzione didascalica e devozionale. La natura e il corpo umano erano spesso rappresentati in modo stilizzato, non per una mancanza di capacità tecnica, ma per una precisa scelta teologica: il mondo terreno era visto come imperfetto e transitorio, una "valle di lacrime" in attesa della salvezza ultraterrena. La bellezza non risiedeva nella fedeltà al visibile, ma nella capacità di evocare il divino e il trascendente. La "svalutazione religiosa per la natura" di cui parli è qui evidente: la realtà sensibile era subordinata a una visione spirituale e allegorica.
Con il Rinascimento, pur rimanendo spesso legata a temi religiosi, la pittura inizia a mostrare un crescente interesse per l'uomo e per la natura. L'introduzione della prospettiva, lo studio dell'anatomia, la ricerca della mimesi (imitazione della realtà) sono tutti segnali di un affrancamento graduale. Non si tratta ancora di una totale secolarizzazione, ma di un recupero del valore della realtà terrena, che inizia ad essere vista come creazione divina e, quindi, degna di essere indagata e rappresentata con fedeltà. Artisti come Giotto, Masaccio e poi Leonardo, Raffaello e Michelangelo, pur dipingendo soggetti sacri, infondono in essi una nuova umanità e un senso dello spazio e del volume che anticipano la modernità.
Barocco e Settecento: L'Emersione di Nuovi Temi e la Celebrazione del Profano
Il Barocco, pur enfatizzando ancora la spettacolarità e l'emotività religiosa, vede anche l'emergere di generi pittorici sempre più autonomi: la natura morta, il ritratto, la pittura di genere (scene di vita quotidiana), il paesaggio. Questi generi non necessitano più di una giustificazione teologica esplicita, ma trovano il loro valore nella rappresentazione del mondo fenomenico e delle esperienze umane. Artisti come Caravaggio, con il suo naturalismo crudo, portano la realtà quotidiana (e spesso marginale) all'interno di soggetti sacri, "profanandoli" in un certo senso e rendendoli più prossimi all'esperienza umana.
Il Settecento, con l'Illuminismo, accentua ulteriormente questa tendenza. La pittura di genere diventa ancora più popolare, e l'interesse per la vita borghese, le scene di svago, il paesaggio come espressione di un sentimento personale, prendono il sopravvento. La committenza non è più solo religiosa o aristocratica, ma si allarga a una borghesia emergente che desidera rappresentazioni della propria vita e dei propri valori.
Ottocento e l'Impressionismo: Il Culmine della Secolarizzazione e l'Autonomia della Pittura
L'Ottocento è il secolo delle grandi rivoluzioni artistiche, e l'Impressionismo può essere letto come il culmine di questo processo di secolarizzazione nella pittura.
* Affrancamento Tematico: L'Impressionismo abbandona quasi completamente i temi storici, mitologici e religiosi. Il soggetto diventa la quotidianità: paesaggi urbani e rurali, scene di caffè, balli, teatri, ritratti di amici e familiari. Non c'è più la ricerca di un significato trascendente o di un messaggio morale. La pittura si concentra sull'hic et nunc, sul momento presente e sulla percezione visiva immediata.
* Stile Naturalistico e Oltre: Se i secoli precedenti avevano cercato un naturalismo idealizzato o accademico, l'Impressionismo spinge il naturalismo al limite, focalizzandosi sulla luce e sul colore come elementi primari della percezione. Questo non è solo un virtuosismo tecnico, ma una dichiarazione d'intenti: l'arte si rivolge direttamente al mondo esterno, al mondo come appare, senza i "filtri teologici o culturali" di cui parli. La tecnica pittorica stessa, con le pennellate libere e veloci, riflette la fugacità del momento e la soggettività della percezione, affermando un nuovo modo di "vedere" il mondo non mediato da dogmi o tradizioni.
* Autonomia dell'Arte: Con l'Impressionismo, la pittura non ha più bisogno di giustificarsi attraverso funzioni esterne (religiose, politiche, didattiche). Trova la sua autonomia nella sua stessa capacità di rappresentare la visione, di esplorare le possibilità del colore e della luce, di cogliere l'essenza dell'esperienza visiva. È un'arte che "si rivolge direttamente al mondo esterno" non per imitarlo fedelmente, ma per interpretarlo attraverso la sensibilità dell'artista. L'attenzione si sposta dal "cosa" al "come" si vede, dall'oggetto alla percezione.
Conclusioni
In questa prospettiva, l'Impressionismo non è solo uno stile, ma un momento chiave in cui la pittura si afferma come discorso autonomo sul mondo, libero da preconcetti metafisici e concentrato sulla pura esperienza sensibile. È la manifestazione artistica di quella "gabbia d'acciaio" della razionalizzazione e della disincantamento del mondo che Weber vedeva come cifra dell'età moderna.
La tua ipotesi è dunque non solo plausibile, ma offre una chiave di lettura molto ricca e stimolante per comprendere l'evoluzione dell'arte occidentale in relazione ai più ampi processi culturali e sociali.
Ciro D'Alessio, Grotta di Trofonio

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