mercoledì 28 maggio 2025

Novecento e coscienza infelice

CIRO: Ricollegandoci alla questione precedente. Nel corso del 900 si può leggere un ripiegamento rispetto al percorso di secolarizzazione descritto? Nel novecento l'arte torna in una posizione di ancillarita' rispetto non più alla teologia, ma magari rispetto alla psicoanalisi, al marxismo, e alle varie teorie filosofiche in cui si frantuma il secolo. Analogamente la realtà esterna, che era stato l'ubi consistam dell'autonomia dell'arte raggiunto dagli impressionsiti e coronamento di un percorso secolare, viene di nuovo svalutata a favore di forme di nuovo stilzzate, simboliche, fino a duchamp che chiaramente teorizza la preminenza del contenuto concettuale sulla forma. Si può vedere in ciò una sorta di ritorno alla coscienza infelice medioevale, un ripiegarsi dal mondo esterno?

GEMINI: La tua osservazione sul Novecento è estremamente pertinente e offre una lettura affascinante e complessa, che si può effettivamente interpretare come un ripiegamento o una rinegoziazione del processo di secolarizzazione in pittura, almeno per come lo abbiamo descritto fino all'Impressionismo.
Il Novecento: Ancillarità e Rivalutazione del Contenuto
Se l'Impressionismo aveva celebrato l'autonomia della pittura attraverso la pura percezione del mondo esterno, il Novecento assiste a un cambiamento radicale. L'arte non torna necessariamente a essere "ancillare" alla teologia, ma la tua intuizione di una subordinazione a nuove "grandi narrazioni" filosofiche, scientifiche o psicologiche è molto calzante:
 * Psicoanalisi: Surrealismo, ad esempio, ma anche espressionismo, attingono profondamente alle teorie di Freud e Jung, esplorando l'inconscio, i sogni, le pulsioni. L'arte diventa un mezzo per indagare le profondità della psiche umana, piuttosto che la realtà esterna. La realtà visibile è spesso distorta o trasfigurata per rivelare verità interiori.
 * Marxismo e Ideologie Sociali: Il Costruttivismo russo, il Realismo Socialista, ma anche alcune forme di arte politica occidentale, mettono l'arte al servizio di un'ideologia, di un messaggio sociale o rivoluzionario. La forma e il contenuto sono modellati per esprimere una visione del mondo e per influenzare la società.
 * Filosofie Esistenzialiste e Fenomenologiche: Molte correnti, soprattutto nel dopoguerra, riflettono l'angoscia esistenziale, l'alienazione, la solitudine dell'individuo moderno. L'arte si fa portavoce di queste riflessioni, spesso con un linguaggio che deforma o astrae la figura umana e il paesaggio per esprimere un disagio interiore o una riflessione sulla condizione umana.
In questi casi, la pittura non è più solo la rappresentazione della percezione visiva, ma diventa un linguaggio per esplorare idee complesse, teorizzazioni e stati d'animo. L'autonomia formale raggiunta dagli Impressionisti è ora un punto di partenza per nuove sperimentazioni, ma spesso il "senso" dell'opera non risiede più solo nella sua superficie pittorica, ma nel messaggio o nel concetto che veicola.
La Svalutazione della Realtà Esterna e il Ritorno alla Stilizzazione
Hai colto un punto cruciale: la realtà esterna, che per gli Impressionisti era l'oggetto principale della loro indagine, subisce nel Novecento una nuova "svalutazione" o, per meglio dire, una trasformazione e manipolazione radicale.
 * Espressionismo: La realtà è deformata per esprimere l'emozione interiore dell'artista, non per riprodurla fedelmente.
 * Cubismo: La realtà è analizzata, scomposta e ricomposta secondo principi intellettuali, superando la rappresentazione prospettica tradizionale.
 * Astrattismo: La realtà figurativa viene completamente abbandonata a favore di forme e colori puri, che comunicano direttamente stati d'animo o concetti.
 * Surrealismo: La realtà oggettiva è mescolata con elementi onirici e fantastici, creando un mondo che sfida la logica e la percezione comune.
Questo processo culmina in effetti con figure come Marcel Duchamp. Con il suo ready-made e l'affermazione della preminenza dell'idea (o del concetto) sull'esecuzione materiale dell'opera, Duchamp non solo svaluta la forma e l'abilità manuale (che erano state centrali nella pittura tradizionale e anche impressionista), ma anche la stessa necessità di rappresentare una realtà esterna. L'opera d'arte diventa un atto intellettuale, una provocazione, una riflessione sulla natura stessa dell'arte. Non è più importante "cosa" si vede, ma "cosa" si pensa o "cosa" si mette in discussione.
Un Ritorno alla "Coscienza Infelice Medievale"?
Questa è un'analogia potente e suggestiva. Nel Medioevo, la "coscienza infelice" si manifestava nel distacco dal mondo terreno in favore del trascendente, e l'arte serviva a veicolare verità spirituali e allegoriche.
Nel Novecento, sebbene la ricerca non sia più di tipo religioso, si può effettivamente riscontrare un ripiegarsi dal mondo esterno come esperienza sensibile diretta e autonoma. L'artista moderno, di fronte alla complessità, alle crisi e alle nuove scoperte del proprio tempo (dalla fisica quantistica alla psicoanalisi, dalle guerre mondiali ai totalitarismi), sembra non trovare più nella semplice rappresentazione del visibile una risposta sufficiente. L'arte diventa un mezzo per:
 * Esplorare l'interiorità: Le angosce, le paure, le complessità psicologiche.
 * Analizzare la società: Le disuguaglianze, le ingiustizie, le nuove dinamiche di potere.
 * Interrogare la natura stessa dell'arte: Il suo significato, il suo ruolo, i suoi limiti.
 * Costruire nuovi mondi: Utopici, distopici, o puramente concettuali.
In questo senso, c'è un parallelo: la realtà fenomenica non è più l'obiettivo ultimo, ma un punto di partenza per accedere a strati più profondi (psicologici, concettuali, ideologici) o per veicolare messaggi che vanno oltre la semplice percezione. L'arte non è più "finestra sul mondo" ma specchio dell'anima, o strumento di analisi critica, o campo di gioco per l'intelletto.
Non si tratta di un ritorno identico, perché il contesto e i contenuti sono radicalmente diversi. Ma la spinta a trascendere o deformare il dato sensibile a favore di un contenuto concettuale, simbolico o psicologico, e la conseguente "svalutazione" della realtà esterna come unica fonte di autonomia e significato per l'arte, crea un'eco interessante con la prospettiva medievale, pur con finalità e linguaggi incomparabilmente moderni.
Questa lettura mostra come la storia dell'arte non sia un percorso lineare, ma un'alternanza di enfasi e disenfasi, di affrancamenti e nuove subordinazioni, sempre in dialogo con le grandi trasformazioni culturali e filosofiche del tempo.

Ciro D'Alessio, Urano primordiale, 2023


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