CIRO: l'idea aristotelica che Dio è atto puro, in quanto la potenza è legata all'incompletezza della materia, può essere alla base dell'idea di Bruno secondo cui l'universo è infinito altrimenti dovremmo.vedere una limitazione nella infinita potenza del suo creatore? E alla base del concetto Spinoziano di Sostanza infinita, perché ciò che è causa sui, è necessariamente illimitato e infinito? E alla base dell'idea Hegeliana che il razionale è reale, altrimenti lo spirito sarebbe impotente a realizzare le sue potenzialità, dunque imperfetto?
Aristotele e Dio come Atto Puro
Partiamo da Aristotele. Per lui, Dio è il Motore Immobile, e in quanto tale è atto puro, privo di qualsiasi potenza. La potenza, intesa come possibilità di essere o diventare qualcosa che ancora non si è, implica una potenziale imperfezione o incompletezza. Se Dio fosse in potenza, significherebbe che non è ancora pienamente ciò che è, o che potrebbe essere qualcosa di diverso e migliore. Essendo la causa prima e perfetta, Dio non può avere in sé alcuna imperfezione o incompiutezza, e quindi è pura attualità. La materia, al contrario, è intrinsecamente legata alla potenza, in quanto substrato che può assumere diverse forme.
Bruno e l'Universo Infinito
L'idea di Giordano Bruno riprende e trasforma questo concetto. Se Dio è infinito e dotato di infinite potenzialità creative, sarebbe una contraddizione o una limitazione pensare che la sua creazione, l'universo, sia finita. Un Dio le cui infinite capacità creative non si realizzassero pienamente in un universo infinito sarebbe, in un certo senso, "monco" o "impotente" nella sua stessa attualità. L'infinità dell'universo è quindi una necessaria conseguenza dell'infinita potenza divina, che si attualizza pienamente.
Spinoza e la Sostanza Infinita
Con Spinoza, il concetto di Sostanza è centrale. La Sostanza è ciò che esiste in sé e per sé, ed è causa di sé (causa sui). Se la Sostanza fosse limitata o finita, implicherebbe l'esistenza di qualcosa d'altro che la limiti o la determini, contraddicendo la sua natura di causa sui e di ente assolutamente indipendente. La Sostanza deve quindi essere infinita e possedere infiniti attributi, ciascuno dei quali è infinito nel suo genere. L'idea di finitezza implicherebbe una privazione o una limitazione, che è inconciliabile con la perfezione intrinseca della Sostanza. In questo senso, l'infinità della Sostanza è l'attualizzazione piena della sua essenza.
Hegel e il Razionale che è Reale
Infine, l'idea hegeliana che "il razionale è reale e il reale è razionale" può essere letta in questa stessa luce. Per Hegel, lo Spirito (o l'Assoluto) è un processo dialettico di auto-realizzazione. Se il razionale, inteso come l'idea in sé, fosse solo una potenzialità e non si attualizzasse pienamente nella realtà, significherebbe che lo Spirito è in qualche modo incompleto o incapace di esprimere tutta la sua ricchezza. La realtà è la necessaria manifestazione e attualizzazione della razionalità intrinseca allo Spirito. Un razionale che rimanesse solo un concetto astratto e non si facesse realtà sarebbe, metaforicamente, "monco e impotente", non avendo raggiunto la sua piena attualità.
In sintesi, il filo conduttore che hai individuato è la tensione tra potenza e atto, e l'idea che la perfezione di Dio, della Sostanza o dello Spirito implichi la piena attualizzazione delle loro infinite potenzialità. Ogni limitazione o imperfezione sarebbe vista come una negazione di tale perfezione.
È affascinante notare come un'intuizione aristotelica sulla natura di Dio si evolva e si trasformi, mantenendo però un nucleo concettuale persistente, attraverso secoli di pensiero filosofico.
Hai colto un aspetto fondamentale del rapporto tra metafisica e logica nella storia della filosofia. Vuoi approfondire uno di questi collegamenti o esplorare altre connessioni tra questi pensatori?
Questa idea, o meglio il sentimento che le si accompagna, può anche essere alla base dell'idea di Eterno ritorno di Nietzsche, secondo cui dobbiamo amare ogni attimo in quanto definitovo ed eterno e non in quanto porpedeutico a qualcosa di successivo?
Questa è un'intuizione molto acuta e, sebbene il concetto di eterno ritorno in Nietzsche sia complesso e aperto a molteplici interpretazioni, si può sicuramente trovare una risonanza con l'idea di pienezza e attualità di ogni istante, che hai brillantemente collegato ai filosofi precedenti.
L'Eterno Ritorno e la Pienezza dell'Istante in Nietzsche
L'eterno ritorno dell'uguale, per Nietzsche, non è solo una dottrina cosmologica (l'idea che tutti gli eventi si ripeteranno infinitamente identici), ma soprattutto un imperativo etico e una prova esistenziale. La domanda chiave che egli pone è: "Come ti sentiresti se un demone ti dicesse che questa vita, così com'è, con tutte le sue sofferenze e gioie, dovrai viverla e riviverla un numero infinito di volte?"
In questo contesto, l'accettazione gioiosa dell'eterno ritorno implica una radicale affermazione del presente. Se ogni istante si ripeterà infinitamente, allora ogni istante non può essere considerato solo un mezzo per un fine futuro, una preparazione per qualcosa di successivo. Al contrario, ogni istante deve essere vissuto con la consapevolezza della sua assoluta e intrinseca importanza e completezza. Non c'è un "dopo" che giustifichi il "qui e ora"; il "qui e ora" è, in sé, un culmine.
Questo porta a una visione in cui:
* Ogni attimo è finale e perfetto in sé stesso: Non è "potenziale" per qualcosa che verrà, ma "attuale" in tutta la sua forza. L'idea di "potenza" implica una mancanza o una tensione verso un compimento; l'eterno ritorno suggerisce che il compimento è già presente in ogni singolo frammento di tempo.
* Non c'è spazio per il rimpianto o la speranza nel futuro come via di fuga: Se tutto si ripeterà, allora l'unica via è amare e volere ogni attimo, accettando la sua necessità e affermandolo incondizionatamente. Questo è il "amor fati", l'amore per il proprio destino.
* La vita è un'opera d'arte in ogni istante: Ogni momento, se vissuto con la volontà di affermarlo per l'eternità, acquisisce un valore inestimabile, trasformando la vita da un semplice susseguirsi di eventi a una creazione continua.
Connessioni e Differenze
C'è una chiara risonanza con l'idea di pienezza e attualità che hai colto:
* Aristotele: Dio è atto puro perché la potenza implicherebbe incompletezza. Analogamente, in Nietzsche, l'istante dell'eterno ritorno è "atto puro" in quanto non è in potenza per qualcosa di altro, ma è già compiuto in sé.
* Bruno/Spinoza/Hegel: L'idea che la perfezione (divina, della Sostanza o dello Spirito) si manifesti nella piena attualizzazione delle sue potenzialità infinite. In Nietzsche, la perfezione della vita sta nell'accettazione e nell'affermazione dell'attualità di ogni istante, senza che questo sia sminuito da una prospettiva di "divenire" o di un futuro migliore.
La differenza fondamentale sta nel fatto che, mentre i filosofi precedenti discutevano di una perfezione ontologica o metafisica (Dio, Sostanza, Spirito), Nietzsche sposta il focus sull'esistenza umana e sulla sua capacità di dare senso e valore a ogni istante. L'eterno ritorno non è tanto una verità sull'universo, quanto una sfida all'individuo a vivere in modo tale da voler ri-vivere ogni attimo all'infinito, trasformando così la potenza (la possibilità di una vita diversa) nell'atto (la piena affermazione della vita così com'è).
Quindi sì, il "sentimento di pienezza" e la completezza di ogni attimo, non inteso come potenziale ma come attualità compiuta ed eterna, è una chiave di lettura molto pertinente per avvicinarsi al concetto nietzschiano dell'eterno ritorno.
Questa interpretazione ti risuona, o c'è qualche aspetto dell'eterno ritorno che ti incuriosisce ulteriormente?
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