lunedì 23 gennaio 2012

Dipinti solari.

Luce del Sole,
tu ci hai generati
e ci doni la vita ad ogni istante.
Tu la nostra unica energia,
da te discende tutto.

Tu solo ci fecondi di gioia vera,
solo tu, madre creatrice ed eterna nutrice,
meriti di essere venerata
e celebrata da noi effimere creature tutte tue.

E quando non ti troviamo,
o ti troviamo finta,
soffriamo e ci angosciamo,
perché la tua mancanza
è l’ inizio di ogni nostra fine.

Ciro D’Alessio.

sabato 14 gennaio 2012

Grembi Marini

Grembi marini, nelle vostre acque tiepide,

nelle vaporose trasparenze fulgide,

nei bagliori freschi e luccicanti,

noi ci immergiamo nell' antica

felice condizione primigenia,

nell' edenico brodo primordiale,

nel materno liquido amniotico.



E quì trova temporanea pace

il nostro tormento ed il nostro rimorso

di animale ribelli a gaia progenitrice.



Ciro D'Alessio

Dipinti

  Oh dipinti,

apritemi al mondo,

donatemi l' illusorio ma vitale

contatto con il Tutto.

Sciogliete la solitudine della mia immaginazione,

il freddo dei miei sogni diurni,

il buio del mio essere separato,

col bagliore delle vostre luci

e della vostra pasta ribollente!



Ciro D'Alessio.

Ricercate voi, artisti contemporanei,

Ricercate voi, artisti contemporanei,

lo smalto ed il solvente,

ricercate i supporti,

le carte, le stoffe,

incollate, impastate,

assemblate materie

ed idee disparate.

A me lasciate solo

pochi colori e classica tela

ché mi interessa solo ricercare

e squadernare la terribile bellezza

di questa strepitoso mondo!



Ciro D'Alessio

mercoledì 4 gennaio 2012

Ricordi quell' età spesa nel gioco...

Ricordi quel età spesa nel gioco,
nei prati tuffati, specchiati nelle acque
vispe, i corpi vaporosi e caldi,
la schietta vicinanza dell’amico?

…Le corse nei parchi, le nuotate,
la dimenticanza dolce degli affanni…
il profumo delle alghe fresche al sole?

…solo nostalgia
o sogno prepotente d’emancipazione?


Ciro D'Alessio

Anfratti assolati

Porticciolo abbandonato ed anfratti

assolati , non più i vostri riverberi

ispirano i pittori, non più la luce

vaporosa e limpida ci inonda

gli occhi ormai aridi e assuefatti

alle luci al neon ed ai colori

della plastica, acidi e perfetti.



La vostra delicatezza, la discrezione tonale,

il senso dolce di immersione

non son più argomento

per chi, ottunto, deve essere scosso e violentato.


Ciro D'Alessio

lunedì 2 gennaio 2012

Colori accesi

  I colori accesi non sono forse una rarità in natura?

un fiore, un pomo, la polpa d’un’anguria, una bella coccinella…



Non siamo forse noi fatti per vivere in un mondo

con pochi colori accesi, incastonati come preziosi brillanti

in vaste campiture di discrete e velate tinte medie?



Non sono questi i colori della realtà?

E non è forse vero che quando il mondo ci sorride,

quando il sole risplende e feconda la vita,

allora anche i colori più accesi si scompongono

in luci, toni medi ed ombre? Ed il colore si apre

ed evapora in luce e la luce lo toglie dalla sua solitudine

e lo accorda col mondo e col tutto?



Ciro D’Alessio

sabato 31 dicembre 2011

Ruggine

Con la ruggine

gli elementi che la tecnologia ha separato ed astratto dalla roccia,

ritornano alla roccia, al loro commisto stato naturale.

Il crepitare del ferro vecchio arrugginito,

è il crepare dell’ arroganza umana di creare un mondo

tutto squadrato, affilato, tutto pulito, uniforme, specchiato.

Questo crepitare è uno spiraglio di speranza

che un giorno tutti gli elementi possano tornare all’ antica condizione

e noi stessi trovar gioia in un mondo più morbido e più umano.



Ciro D'Alessio

lunedì 17 ottobre 2011

Gioire del mondo.

 Godersi il mondo, al di là della la pubblicità e dell'industria culturale, è un fatto rivoluzionario.

Prendere il sole in una bianca spiaggia delle Maldive, in un viaggio organizzato da una moderna agenzia, con l’ uso di aerei, navi, aliscafi, jeeps, è piegarsi al sistema dell’ industria culturale, che dispone del nostro tempo, decide per noi cosa è divertente o meno, e illudendoci di divertirci, in effetti si nutre dei nostri risparmi per accrescere il proprio business, e per poi farci tornare al lavoro un po’ più soddisfatti e più ben disposti a sopportare il lavoro quotidiano. Questo tipo di godimento è un alimentare la società che ci inquadra, ci domina, e ci sta portando alla catastrofe.

Ma prendersi lo stesso sole seduti sui gradini dei giardini comunali, sugli scogli del lungomare, dalla finestra di casa, di scuola, dell’ ufficio o dell’ officina, beh questo non è un dire di sì alla società che ci inquadra, ma, più a fondo, un dire di sì al mondo.

Nel “Nuovo mondo Coraggioso” Huxley, immaginando un futuro dove ogni nostra attività e pensiero sarà funzionale all’assetto sociale, prevede che ai neonati venga inculcato l’ odio per ogni forma di gioia o godimento che il mondo ci offre gratis, per la quale non è attivabile un business. Bisogna sempre fare molta attenzione a non confondere il rifiuto di un determinato assetto sociale, col rifiuto del mondo e della vita in toto. Il primo infatti è in genere un fatto che produce progresso, il secondo quasi sempre solo regresso e morte.

L’ arte ha spesso invitato a godere, a gioire del mondo. Essa ci ha insegnato a notare e gioire di aspetti del mondo cui si presta di solito poca attenzione, ed in generale ci ha infuso un atteggiamento positivo nei confronti della vita per cui alla fine ci siamo detti “ beh, dopo tutto, vale la pena di continuare a vivere”.Ora questo atteggiamento è massimamente proficuo di impegno a favore della vita mondana e di un suo miglioramento. Direi che senza quest’ ottimismo di base, questa fiducia nella vita mondana, sarebbe impensabile anche qualsiasi impegno sociale.

Ciro D'Alessio.

venerdì 21 maggio 2010

Mercatino dell' usato


Finalmente fuori dall grande mercato
di diecimila esemplarei tutti uguali,
finalmete furoi dal grande mercato
della pubblicità e delle cose nuove,
cominci a vivere la tua vita terrena,
o libro,

Solo ora sei un vero individuo,
solo ora hai una storia tutta tua,
di sottolineature a matita e note a margine,
spiegazzature, ferite di ore a discutere con te,
macchie di caffè...

E solo ora tu vai sposo a chi ti cerca
perchè ti ama, te elegge solo tra tanti,
oh felice e non sperato incontro,
e non più ti aggiunge al carrello dei cascanti oggetti superflui.

Ciro D'Alessio

Il mercato capitalistico si basa sui nostri bisogni, si nutre di essi, li moltiplica, li crea per poi soddisfarli, crescendo e riproducendosi.
Non è insensato dire che uno dei modi di reagire al condizionamento del potere del mercato su di noi, è imparare a gestire i nostri bisogni.
Chi riesce a controllare i propri bisogni oggi è più libero di chi non vi riesce.
Certamente i bisogni non sono qualcosa di cui si possa fare a meno.
Essi sono la vita stessa e rinunciarvi significherebbe rinunciare alla vita o rinunciare a viverla in pienezza e gioia, costringendosi ad un ascetismo mortificante.
Una cosa però possiamo fare, possiamo cercare di non lascirceli imporre.
Chi dice che si debba andare in viaggio ad agosto in determinati posti?
Chi dice che si debbano vestire determinate marche? Chi dice che è figo girare con l’ auto ultimo modello? Mangiare i cereali a colazione e vedersi l’ ultimo film uscito da Hollywood? Seguire l’ ultimo artista proposto alla Biennale od al Guggenheim?
Sono bisogni nostri questi, o ci sono stati suggeriti da altri in modo del tutto interessato?
“Sapere Aude“, diceva Kant. Si tratterebbe di aggiungere “desiderare aude”. Non lasciare che una altro decida per te cosa è desiderabile per te.
Dopo tutto tu sei il padrone dei tuoi desideri ancor più di quanto non lo sia dei tuoi pensieri. E se eserciti in pienezza ed autonomia questa tua facoltà desiderante, cessi di essere il suddito che serve ed alimenta il mercato, e diventi più libero.

Oggi l’ arte dovrebbe insegnare a desiderare altrimenti da come ci insegna la pubblicità. Non fuggire dal mondo, perché questo è divenuto oggetto di contesa del mercato, ma riprendersi il mondo e spurgarlo del suo carattere di oggetto in vendita.
Non abbiamo intenzione di rinunciare a dipingere uomini che saltano la staccionata, solo perché una ditta di olio si è impossessata di questa immagine a fini pubblicitari. Noi ce la riprendiamo, la spurghiamo da ogni finalità pubblicitaria, e la presentiamo così. Saltare le staccionate è un gesto spontaneo, un bisogno genuino, che esprime la nostra vitalità, che non alimenta nessun commercio, almeno finché non si creerà una organizzazione olimpica di salto alla staccionata, ed è uno di quei bisogni liberi dal mercato che intendiamo contrapporre a quelli del mercato.
E così pigliarsi il sole fuori casa, invece che alle Maldive, godersi le erbaccie selvatiche ( cosa giustamente proibita nel "Brave New World" di Huxley in quanto bisogno che, pericolosamente, non alimenta l’economia) giocare in uno spazio verde qualsiasi, fare i tuffi dagli scogli accidentati invece che dai trampolini dei villaggi tropicali, giocare a semplici carte con gli amici, raccontarsi barzellette, giocherellare tra bambini, salire su di un albero, leggersi un libro vecchio al sole…
Sono tutti bisogni sui quali il grande business ha poca presa, perché ciò che li soddisfa costa poco, è a portata di mano. Ecco che cercano di convincerci che il vero sole lo prendi nei megavillaggi tropicali, che lo skyline di una grande metropoli per visitare la quale si alimenta un grande business è un esperienza da non potersi perdere, che senza telefonino non ci si diverte e non si hanno amici, che è assolutamente da vedere il film con gli ultimi effetti speciali, altro che vecchia letteratura, che insomma, cioè che non è pagato, non vale la pena!

Spesso l’ arte del novecento, volendo fuggire il mercato, ha rifuggito il bisogno, il mondo e la vita stessa, facendosi gioco intelletualistico, esangue.
Ma rinunciando del tutto a proporre essa bisogni e desideri, li ha del tutto lasciati in mano al mercato, ritirandosi nell’ oasi esoterica dell’ intellettualismo, ormai territorio neutrale perché vi si può dire quello che si vuole continuando a consumare, facendo così un grande favore al mercato unico foggiatore di bisogni.
Il grande capitalismo favorisce l’ arte e la cultura elitarie, lontane dai territori del bisogno, del corpo, della materia, perché così è libera di spadroneggiare in essi e con la cosicenza a posto per giunta, perché ci si è ammantati di una cultura che nulla può sull’ aspetto più profondo ed al tempo stesso più economicamente rilevante dell’ uomo.

L’ arte e la cultura devono ricominciare a parlare del mondo, altrimenti rimangono un giochetto indifferente per soli appassionati, come i giochi enigmistici, e per di più ammantano di cultura le grandi aziende che capitalizzano il mondo e guidano e schiacciano le nostre esistenze.
Ormai dobbiamo prendere le distanze dalla mimesi negativa di Adorno. L’ arte che si rifiuta di comunicare, si ritira da sola nell’ impotenza, nel nulla.
Non protesta in realtà contro la società, ma contro la vita stessa.
In Adorno c’ è purtroppo questa confusione, ricorrente in molti marxisti; essi confondono la critica al capitalismo con la critica alla vita in quanto tale; ed è questo rifiuto della vita in quanto tale, rilevato magistralmente da Colletti, che poi condiziona la sua teoria estetica, facendogli rigettare ogni forma d’ arte che non esprima essa stesso questo rifiuto di vivere.

Ricominciare a parlare del mondo, significa ricominciare a trasmettere desideri. Ormai è chiaro che il desiderio è la parte più profonda ed al tempo stesso più concreta, economica, della nostra vita.

Ciro D'Alessio