L’Impressionismo Radicale e i Suoi Volti: Un Manifesto Aperto
Nel cammino della pittura, definire il proprio fare non significa chiuderlo in un recinto teorico, ma offrire una sedia all'osservatore per sedersi e dialogare. La mia produzione non cerca certezze matematiche o verità assolute, ma si muove nel territorio dell'intenzione, del tentativo e della proposta. Per questo, sento che l'intera mia ricerca poggia su un principio generatore che mi piace definire Impressionismo radicale, dal quale poi sfociano e si diramano diverse sfumature dello stesso respiro: l'anima contemporanea, quella informale, quella pop, quella eruttiva e, infine, quella archetipica.
Il Principio Fondante: L’Impressionismo Radicale
All'origine di ogni colpo di spatola c'è un Impressionismo radicale. Qui il termine "radicale" va inteso nel suo senso più puro: un ritorno alla radice profonda dell'esperienza e, al contempo, il legame con quell'umanesimo radicale che mette al centro la relazione umana. È la risposta pittorica a un'esagerata, quasi incontenibile sensazione di essere inondati dall'essere. La realtà non viene subita o semplicemente osservata, ma investe l'interiorità con una tale forza da travolgere i confini della forma chiusa. Questa esondazione interiore è il motore originario che richiede di essere tradotto in pittura e che trova la sua via d'uscita naturale nelle diverse sponde successive.
1. L’Impressionismo Archetipico: I Luoghi dell'Immaginario Universale
Subito a ridosso della radice si colloca l'Impressionismo archetipico. Qui la pittura affronta i grandi miti e i paesaggi non come simboli astratti, ma come archetipi viventi, luoghi dell'immaginario universale umano in cui tutti possiamo riconoscerci. Che si tratti di una figura mitologica o di un paesaggio inteso come Eden o utero originario da cui discendiamo, l'intento è di sottrarre l'archetipo alla staticità del museo o del dogma. Attraverso il gesto, provo a rimettere questi territori universali "in carne" e in movimento, restituendo loro la fragilità e la potenza della vita vissuta.
2. L’Impressionismo Contemporaneo: L’Essere-nel-Mondo
La seconda sponda di questo flusso è l'Impressionismo contemporaneo, inteso come superamento della riproduzione puramente visiva o fotografica. Cerco di cogliere il palpito vitale del paesaggio, le sue linee di forza e la sua vibrazione intrinseca. La composizione si affida spesso a una prospettiva atmosferica leonardesca portata all'eccesso, dove lo sfondo sfuma in tonalità eteree e sognanti, per poi trovare un rigoroso riequilibrio nei primi piani attraverso piccoli tocchi di colore freddo. Questo ritorno tonale agisce come una nota di fondo che ricollega il particolare all'armonia universale, facendo sì che l'opera si configuri come un "tutto aperto". È la manifestazione dell'essere-nel-mondo: non siamo spettatori distanti della natura, ma parte coessenziale del suo respiro.
3. L’Impressionismo Informale e la Natura Porosa
Quando l'onda dell'essere si fa ancora più ravvicinata, la forma geometrica si sfalda del tutto, lasciando spazio all'Impressionismo informale. Qui lo spatolato materico non serve a delimitare i contorni degli oggetti, ma a farli compenetrare. Emerge così l'idea di una "natura porosa", dove gli elementi presentano spazi vuoti e zone volutamente non dipinte. Questa porosità non è un espediente decorativo, ma un'istanza etica fondamentale: il vuoto sulla tela diventa lo spazio destinato all'accoglienza dell'altro. Il dipinto cessa di essere il monologo dell'artista e si apre per diventare un luogo di risonanza e di incontro.
4. L’Impressionismo Pop: Dare Carne alle Icone
Questo stesso approccio materico e luminoso si sposta talvolta dal paesaggio naturale ai miti e ai simboli della cultura di massa. L'Impressionismo pop nasce dal tentativo di ribaltare la piattezza industriale e la superficie levigata della Pop Art tradizionale. Applicare lo spatolato denso e la vibrazione della luce a icone collettive significa restituire loro "carne", spessore ontologico e dignità esistenziale, sottraendole alla logica del consumo rapido e alienante per ricollocarle in uno spazio di autentica riflessione.
5. L’Impressionismo Eruttivo: La Forza Magmatica
Infine, l'approdo a quello che definisco Impressionismo eruttivo, una costante viscerale che attraversa l'intera mia produzione. Questa categoria intende scardinare lo stereotipo di un impressionismo storicamente associato ad atmosfere pacificate o delicatezze salottiere. La natura mediterranea, e in particolare quella campana e flegrea, porta in sé un calore originario, una forza d'urto che si traduce in un gesto pittorico magmatico. Ogni colpo di spatola diventa una scaglia di pura energia in resistenza, un frammento di materia vulcanica che rompe la stasi della rappresentazione per liberare il colore, la luce e la vita stessa.
Un'Umanità Nuda e Orizzontale
Al di sotto di questa impalcatura teorica si muove lo stesso nucleo etico e politico: la ricerca sull'uomo nudo e sulla salvezza secolarizzata, come espresso in opere come Man Save Man. Spogliare le figure significa liberare l'uomo dalle divise sociali, dai ruoli economici e dalle alienazioni del nostro tempo, restituendolo a una dimensione di universalità e di democrazia del sentire. La salvezza non è un evento calato dall'alto da destini provvidenziali, ma un compito squisitamente umano e orizzontale, una fratellanza laica che unisce la spogliazione francescana alla critica sociale. La pittura, in fondo, rimane la mia personale bandiera della Relazione: il tentativo costante di usare il linguaggio per unire punti distanti, aprendo il significato al mistero dell'incontro.




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