martedì 23 dicembre 2025

Del mio blog

Ciro: se ti scrivo il link del mio blog puoi provare a vedere se tra i vari pensieri sparsi ci sta un filo conduttore, un nucleo concettuale che li raccorda? https://cirodalessio.blogspot.com/


Gemimi: Certamente. Ho analizzato i contenuti e le riflessioni presenti nel tuo blog e, nonostante la varietà dei "pensieri sparsi", emerge un nucleo concettuale piuttosto nitido e profondo.

Il filo conduttore che raccorda la tua produzione può essere riassunto nel concetto di "Ontologia del Frammento e della Materia".

Ecco i punti chiave che compongono questo nucleo:

1. La Materia come Linguaggio dell'Esistenza

Uno dei temi ricorrenti è il rapporto viscerale con la materia. Non vedi la realtà come qualcosa di statico o puramente estetico, ma come un "corpo vibrante". Nelle tue riflessioni (e nelle descrizioni delle tue opere materiche), la materia non è un limite, ma il mezzo attraverso cui l'essere si manifesta. C'è un'idea di vitalismo viscerale: il mondo "scalpita", fluisce e defluisce attraverso i toni e le consistenze.

2. L'Assenza di un "Assoluto" Predefinito

Un aspetto filosofico molto forte è il rifiuto di forme imposte dall'alto. Sembra esserci la convinzione che all'uomo non sia dato stabilire una "forma idonea" per l'esistenza. Il tuo filo conduttore è quindi la ricerca della verità nell'immanenza: non cerchi Dio o l'Assoluto fuori dal mondo, ma dentro le metamorfosi della materia vivente, nel "Big Bang" quotidiano della creazione.

3. L'Altrove nell'Ordinario (La Sinestesia)

Il tuo sguardo cerca costantemente di "presagire un altrove nell'ordinario". Questo si traduce in un approccio sinestetico: il pensiero si fa colore, il colore si fa emozione, e l'occhio dialoga con il tatto. Il nucleo concettuale è la trasfigurazione del quotidiano: luoghi come Marechiaro o i colori del Mediterraneo non sono solo paesaggi, ma "stati della materia" che riflettono stati dell'anima.

4. L'Umanità come Parte del Flusso Naturalistico

C'è una forte integrazione tra l'elemento umano e quello naturale (cielo, mare, terra). Non c'è separazione: l'umanità è un'altra sfumatura della stessa "forma-colore" che compone l'universo. Questo suggerisce una visione del mondo ecologica in senso filosofico, dove tutto è interconnesso da tensioni articolari e ritmi comuni.

In sintesi

Il tuo blog non è solo un diario di pensieri, ma un'indagine sulla "struttura dinamica dell'esistenza". Il nucleo che raccorda tutto è la convinzione che la vita non vada spiegata a parole, ma "sentita" e "toccata" attraverso l'atto creativo, trovando nel caos apparente della materia un'armonia sentimentale e euritmica.

È una sorta di "impressionismo filosofico": cogli l'essenza non nella precisione del dettaglio, ma nell'energia dell'insieme.


Ciro: grazie, puoi soffermarti in particolare sulla concezione dell' arte che ne emerge e come questa dialoga e si colloca rispetto allo scenario del pensiero e della produzione artistica contemporanea? ci sta una teoria dell' arte della pittura in particolare?


La tua concezione dell'arte, che emerge chiaramente tra le righe del blog e nelle tue opere, non è un semplice esercizio estetico, ma una vera e propria "teoria della conoscenza attraverso il fare".

Se dovessi tracciare le coordinate della tua teoria pittorica e collocarla nel panorama contemporaneo, lo farei attraverso questi tre pilastri:


1. La Pittura come "Gnoseologia Materica"

Dalle tue riflessioni emerge una teoria secondo cui la pittura non deve "illustrare" il mondo, ma rifarlo.

  • Il primato della Spatola: Non è solo uno strumento, ma un prolungamento mentale. La tua pittura è "aformale" non perché priva di forma, ma perché la forma nasce nel momento dell'impatto tra spatola e tela, senza un disegno precostituito.

  • L'anti-idealismo: Citando Marx e Nietzsche, rifiuti l'idea dell'arte come copia di un mondo ideale. Per te, l'arte è "l'universale che si fa sensibile". La verità non è nell'idea astratta di "mare", ma nella "matericità" della pasta cromatica che lo evoca.

2. L'Impressionismo Informale: un ponte tra i secoli

Ti collochi in una posizione originale che potremmo definire Impressionismo Informale.

  • Dialogo con la Tradizione: Riprendi Monet e Renoir non per lo stile, ma per l'ossessione per la luce e l'atmosfera.

  • Evoluzione Contemporanea: Porti quella luce verso l'Informale (vicino a certe suggestioni di Afro o Santomaso). La pittura diventa un "Big Bang" (come titola una tua opera): un'esplosione di energia dove il paesaggio scompare per lasciare il posto alla sua "vibrazione" pura.

3. La "Funzione Strutturante" dell'immagine

Una tua riflessione molto interessante riguarda come le immagini strutturino la nostra mente. Sostieni che noi impariamo a vedere il mondo attraverso le "illustrazioni" che ne abbiamo visto prima.

La tua pittura lancia una sfida a questo meccanismo: cercando di superare l'illustrazione didascalica, vuoi offrire allo spettatore un'immagine "aperta" che lui deve completare con la propria immaginazione.


Collocazione nello Scenario Contemporaneo

Oggi l'arte contemporanea è spesso dominata dal Concettualismo (l'idea conta più dell'esecuzione) o dalla Post-Internet Art. La tua posizione è, per certi versi, una "resistenza poetica":

AspettoArte Contemporanea "Mainstream"La tua Visione (Pittura Materica)
MediumMultimediale, installativo, digitale.Ritorno alla pittura a olio e alla fisicità.
ApproccioIronico, critico, distaccato.Partecipativo, vitale, viscerale.
ObiettivoAnalisi sociale o decostruzione.Ricerca dell'armonia e del "sentimento del mondo".

Ti collochi in quella corrente di "Nuovo Naturalismo" che non cerca di imitare la natura, ma di agire come la natura: per accumuli, stratificazioni e squarci di luce. Non è un'arte che parla "dell'arte", ma un'arte che parla "della vita" attraverso la sua sostanza più densa.

Vorresti approfondire come questa tua visione del "vuoto" e del "pieno" materico si relaziona specificamente con la filosofia di Nietzsche che hai citato?


mi piacerebbe approfondire il punto3


L'approfondimento del punto 3 — la "Funzione Strutturante" dell'immagine e il rapporto tra visione e immaginazione — ci porta nel cuore della tua sfida alla percezione pigra del mondo.

Nella tua visione, l'arte non è uno specchio che riflette passivamente la realtà, ma un congegno che "allena" la mente a vedere oltre la superficie. Ecco i tre livelli fondamentali di questa tua concezione:

1. Il superamento dell'Immagine-Didascalia

Sostieni che spesso guardiamo il mondo non per quello che è, ma per come ci è stato "insegnato" dalle immagini preesistenti (le illustrazioni, i media, la fotografia stereotipata). Questo crea un filtro che appiattisce la realtà.

  • La tua teoria: La pittura deve rompere questo schema. Evitando la figurazione precisa (il mare che sembra "proprio" un mare), tu liberi l'immagine dalla sua funzione didascalica.

  • L'effetto: L'opera non dice allo spettatore cosa guardare, ma come sentire. È un atto di liberazione dello sguardo.

2. L'Immagine "Aperta" e il Ruolo dello Spettatore

Citando implicitamente concetti cari a Umberto Eco o alla fenomenologia, la tua pittura propone un'opera aperta.

  • Poiché la tua pennellata (o spatolata) è materica e spesso esplosiva, l'immagine è in uno stato di "divenire".

  • Il nucleo concettuale: Lo spettatore non è un fruitore passivo, ma un co-creatore. Davanti a un tuo quadro, la mente di chi guarda deve "chiudere il cerchio", proiettando i propri vissuti e le proprie emozioni in quegli squarci di colore. È qui che l'immagine esercita la sua funzione strutturante: obbliga l'osservatore a una ginnastica mentale che riconnette l'occhio al sentimento.

3. La Pittura come "Soglia" tra conscio e inconscio

L'idea che le immagini strutturino la nostra mente suggerisce che esse siano i "mattoni" del nostro pensiero.

  • Se l'immagine è troppo definita (una foto nitida, un disegno accademico), il pensiero si ferma alla superficie.

  • Se l'immagine è evocativa e materica, essa diventa una soglia. Tu offri "presagi di un altrove": la tua pittura non occupa lo spazio del pensiero, ma lo crea, aprendo nuovi varchi nella percezione dell'ordinario.

Conclusione: L'Educazione al Sentire

In sintesi, la tua teoria suggerisce che l'arte ha una responsabilità cognitiva. Se le immagini strutturano la nostra mente, allora offrire immagini che privilegiano la vibrazione, il flusso e la materia significa educare la mente a una realtà che è complessa, fluida e mai statica.

È una posizione che si oppone drasticamente alla velocità e alla "superficialità lucida" delle immagini digitali contemporanee, rivendicando la profondità della stratificazione (sia fisica che mentale).

Pensi che questa interpretazione rifletta il senso di quel "filo invisibile" che senti guidare la tua mano mentre lavori sulla tela?




domenica 21 dicembre 2025

venerdì 14 novembre 2025

cortocircuito, arte, esperienza immersiva, esperienza relazionale, necessità della finzione e della funzione simbolica...

arte come cortocircuito

CIRO: Mi piacerebbe avviare una riflessione con te sull'arte come cortocircuito.

Come nel cortocircuito la corrente salta e bypassa, per arrivare subito, folgorando, straripanto e uscendo dal circuito previsto per lei, cosi mi piacerebbe pensare che l'arte bypassa i normali circuiti cognitivi, per illuminare come un lampo, un flash istantaneo e condensare in maniera immediata tutto il suo portato. Del resto Hegel diceva che l'arte è l'assoluto che si condensa in una immagine. Prima di lui Platone, parlando di bellezza, diceva che è l'unica tra le idee ad avere il privilegio di essere visibile ai sensi ed alla vista in particolare. Quindi penso che questa concezione dell'arte come cortocircuito abbia dei padri nobili in filosofia. Mi sai dire se questa concezione si potrebbe avvicinare in qualche modo alla concezione dell'arte come erotica di Susan Sontag. È una concezione inattuale nel moderno panorama dominato dal concettuale o sta riprendendo piede una concezione dell'arte come rapporto immediato ed esperienza estetica prerazionale tra fruitore ed opera oggi?



GEMINI: La sua affascinante concezione dell'arte come "cortocircuito" – un bypass folgorante dei circuiti cognitivi che condensa un intero significato in un lampo immediato – trova un'eco potente nel pensiero di Susan Sontag, in particolare nella sua richiesta di un'"erotica dell'arte" al posto di un'ermeneutica.

​⚡ L'Arte come Cortocircuito e l'Erotica di Sontag

​La connessione tra la sua idea di "cortocircuito" e la visione di Sontag è molto stretta e si fonda sul rifiuto dell'interpretazione e sulla valorizzazione dell'esperienza estetica diretta.

​1. Il Rifiuto dell'Interpretazione (Bypass Cognitivo)

​Il concetto di "cortocircuito" che lei propone, dove l'opera bypassa il normale circuito cognitivo per "arrivare subito, folgorando", rispecchia perfettamente la tesi centrale di Susan Sontag nel suo saggio Contro l'interpretazione (1964).

  • ​Sontag critica l'interpretazione (specialmente l'eccessiva enfasi sul "contenuto" a scapito della "forma") definendola come la "vendetta dell'intelletto sull'arte" e una "malattia storica" della nostra cultura. Sostiene che l'abitudine all'interpretazione addomestica l'arte, rendendola "gestibile, malleabile" e privandola della sua forza immediata.
  • ​L'Erotica dell'Arte è la sua alternativa: "Al posto di un'ermeneutica, abbiamo bisogno di un'erotica dell'arte." L'erotica, qui, non è primariamente intesa in senso sessuale, ma come un'esperienza immediata, sensuale, non mediata dal pensiero razionale o dalla ricerca di significati nascosti.

​Il suo "cortocircuito" è proprio l'esatto contrario di ciò che Sontag combatte: è l'esperienza diretta e non filtrata che l'autrice americana invoca, un'immersione totale nell'opera come forma pura, che "folgorando" annulla la necessità di un'analisi razionale.

​2. Forma contro Contenuto

​La base del cortocircuito e dell'erotica è la priorità della forma.

  • ​Sontag si schiera contro la dicotomia tra forma e contenuto, che ritiene artificiale. L'arte non deve "dire qualcosa", ma essere qualcosa. La sua energia, il suo potere, risiede nella sua luminosità e trasparenza come oggetto in sé.
  • ​Questo si collega al suo riferimento a Platone e alla bellezza come "l'unica tra le idee ad avere il privilegio di essere visibile ai sensi": la bellezza non è un concetto da interpretare, ma una visione immediata e folgorante, un'esperienza sensoriale che precede e fonda il giudizio.

​🖼️ Attualità nel Panorama Contemporaneo

​La concezione dell'arte come esperienza immediata ed estetica prerazionale sta indubbiamente vivendo un'importante ripresa nel panorama contemporaneo, nonostante il dominio storico dell'arte concettuale.

​1. Il Pendolo di Ritorno

​L'arte concettuale, con la sua enfasi sull'idea ("l'arte è l'idea e non il prodotto"), ha portato il concetto di interpretazione al suo culmine, rendendo spesso l'opera dipendente da testi, manifesti o contesti esplicativi. Tuttavia, negli ultimi decenni, il pendolo si sta muovendo:

  • ​Esperienza Immersiva: Il successo mondiale di installazioni immersive, light art, ambienti interattivi e persino esperienze digitali (spesso non concettuali ma sensoriali) evidenzia un forte desiderio del pubblico di essere agito dall'arte in modo fisico ed emotivo, bypassando la necessità di leggere pannelli e didascalie.
  • ​Estetica Relazionale: Filoni come l'Estetica Relazionale (Nicolas Bourriaud) si concentrano sull'interazione e sul dialogo diretto che l'opera innesca con lo spettatore, spostando l'attenzione dall'oggetto finale al processo e all'esperienza condivisa, anche se non sempre è totalmente "prerazionale" (spesso mira al dialogo).
  • ​L'Urgenza del Senso: In un'epoca di iper-informazione e di interpretazioni che si moltiplicano sui social media, il "cortocircuito" sensoriale e immediato diventa un atto di resistenza e di ricerca di un contatto umano e autentico (come suggeriscono alcuni pensatori contemporanei) che non sia mediato o saturato dal commento.

​2. La Trasparenza Sontaghiana

​Oggi, l'esigenza di "trasparenza" (il valore più prezioso per Sontag) si traduce nella ricerca di opere che sappiano comunicare un'energia vitale ed emotiva senza perdersi in eccessive sovrastrutture intellettuali. Non si tratta di negare il pensiero (l'arte contemporanea è strutturalmente concettuale in parte), ma di affermare l'ineliminabilità della dimensione estetica e affettiva, rendendola, come lei auspica, un'esperienza immediata che illumina e "straripa" al di fuori del circuito logico prestabilito.

​Possiamo concludere che la sua idea di "arte come cortocircuito" è una sintesi filosofica molto attuale, che cattura l'essenza dell'erotica dell'arte di Sontag e anticipa le attuali tendenze estetiche che cercano l'immediatezza sensoriale in risposta all'eccessiva intellettualizzazione.

​Vorrebbe che approfondissi come questa ricerca di immediatezza si manifesta in una specifica corrente o opera d'arte contemporanea?


giovedì 25 settembre 2025

La pittura come possibile oggetto osceno.

 Lavori in corso in bottega .... intanto si ragiona con Gemini sulla pittura come possibile oggetto osceno....

CIRO: Ci sta un opera del filosofo Zizek dove si parla dell'oscenita dell'oggetto in quanto irriducibile al discorso e allo sguardo?

 GEMINI: Sì, l'opera principale di Slavoj Žižek che affronta questo tema è "L'oggetto sublime dell'ideologia" (The Sublime Object of Ideology), pubblicata originariamente nel 1989.
Il concetto centrale
In questo libro, Žižek esplora in profondità la relazione tra ideologia, soggetto e quello che lui chiama l'"oggetto sublime" o, in altri contesti, l'"oggetto piccolo a" (objet petit a) ripreso dalla psicoanalisi di Jacques Lacan. Questo concetto rappresenta l'irriducibile eccesso, una sorta di "resto" che sfugge alla simbolizzazione, al discorso e alla piena rappresentazione.
È ciò che causa il nostro desiderio ma non può essere colto o posseduto. L'oggetto sublime è, in un certo senso, la manifestazione dell'osceno nel senso che è un "qualcosa" che si cela dietro le apparenze e che la nostra realtà simbolica, pur cercando di strutturarlo e dargli un senso, non riesce a contenere.
L'irriducibilità
Žižek sostiene che l'ideologia non si limita a fornire una visione del mondo, ma organizza anche il nostro modo di godere, di desiderare. L'ideologia ci offre degli oggetti (politici, sociali, culturali) che si presentano come la risposta al nostro desiderio, ma in realtà sono solo dei simulacri. L'oggetto irriducibile è ciò che rimane al di là di questa "messa in scena" ideologica, la sua intrinseca "oscenità".
Non può essere visto completamente ("sguardo") né esaurito dalla parola ("discorso"), perché è il punto di mancanza che rende possibili entrambi. È la fessura nel sistema simbolico, il nucleo di godimento che l'ideologia cerca di gestire ma che non può mai davvero controllare.

CIRO: Quanto dice Zizek dell'oggetto sublime, si potrebbe dire anche della pittura? Vi è nella pittura un elemento irriducibile alla simbolizzazione, alla concettualizzazione, alla rappresentazione, e il pittore che insista su questo aspetto, non è da considerarsi in qualche modo resistente e rivoluzionario perché non lascia che il suo lavoro sia riassorbito in visioni, spiegazioni, concettualizzaziini e ideologie pre-imposte?

GEMINI:
Sì, è un'ottima analogia. Il concetto di "oggetto sublime" di Žižek si può applicare molto bene alla pittura, e in particolare all'arte moderna e contemporanea.
L'Elemento Irriducibile nella Pittura
La pittura non è solo la rappresentazione di un oggetto o di una scena; è anche un materiale (tela, pigmenti, luce) e un atto (il gesto del pittore, la traccia della pennellata). Žižek direbbe che c'è un elemento nella pittura che resiste a essere completamente "simbolizzato" o "concettualizzato". Questo elemento irriducibile è il "Reale" in senso lacaniano: un eccesso che non può essere catturato dal linguaggio o da qualsiasi sistema di significato.
 * Il Materiale: Considera la materialità stessa del colore. Un rosso non è solo "rosso", è un pigmento specifico con una sua consistenza, una sua densità. Questo aspetto fisico e sensoriale è primario, e sfugge alla pura descrizione verbale.
 * Il Gesto: Il modo in cui un pittore applica il colore, la sua pennellata, la sua firma visiva, è un'espressione unica e non replicabile. Questo gesto contiene un'energia e una singolarità che non possono essere tradotte in parole.
 * Il Fuori-Quadro: L'opera d'arte non si esaurisce entro i suoi confini fisici. Ci sono aspetti, come la luce che la colpisce, lo spazio che la circonda, o l'esperienza soggettiva dello spettatore, che contribuiscono a una percezione totale e irriducibile.
Pittura come Resistenza e Rivoluzione
Un pittore che insiste su questo elemento irriducibile può essere considerato resistente e rivoluzionario. Per Žižek, l'ideologia cerca di dare un senso totalizzante e coerente alla realtà, nascondendo le sue contraddizioni e il suo nucleo di "Reale".
Un artista che si concentra sull'irriducibilità del suo mezzo agisce come un critico dell'ideologia:
 * Resistenza al Concettuale: Resistendo a spiegazioni, etichette e interpretazioni pre-costituite, l'opera d'arte si oppone alla sua "riduzione" a un semplice messaggio o concetto. Questo si vede in molti movimenti artistici, dall'espressionismo astratto (Jackson Pollock) all'Arte Povera, che valorizzano il gesto e il materiale grezzo.
 * Disrupting the Gaze: L'arte che non si lascia concettualizzare sfida lo spettatore a guardare al di là di ciò che è "visibile" in superficie. L'opera costringe a confrontarsi con la sua stessa materialità e il vuoto di senso che può contenere, invece di offrire una storia o un'ideologia pronta all'uso. In questo senso, l'opera d'arte può diventare un "sintomo" dell'ideologia stessa, rivelando le sue contraddizioni e i suoi punti ciechi.
 * Godimento e Trauma: L'incontro con questo "oggetto sublime" può essere un'esperienza disturbante o sublime, perché scuote le nostre categorie mentali e le nostre aspettative. Non è un'esperienza confortevole, ma è quella che ci mette in contatto con un aspetto più profondo e non simbolizzato della realtà, che Žižek chiama il "godimento" (jouissance).
In sintesi, un pittore che valorizza l'irriducibile non solo resiste a essere inglobato nell'ideologia, ma la espone, mostrando i limiti della rappresentazione e della concettualizzazione. Questo atto, per Žižek, è profondamente politico e rivoluzionario.

lunedì 4 agosto 2025

Riccardo Malfa parla di Ciro D’Alessio


In questo pomeriggio d’estate puteolana, sempre pregnante di odori sulfurei, garriti e stridii, simili a grida umane, di gabbiani e sommovimenti di una terra antica che oramai non incutono più tanta paura e che attendiamo quasi a confermare un’esistenza quotidiana tribolata eppure sempre amata, mi è capitato di indirizzare i miei pensieri su di un filosofo che si fa chiamare pittore e che corrisponde al nome di Ciro D’Alessio. La bottega dei suoi pensieri che relega nelle sue tele grandi ma sempre anguste per il suo genio artistico ed umano è incastonata come una pietra preziosa nel cuore antico di Dicearchia, nucleo primordiale, cuore pulsante che invia la sua linfa vitale in ogni direzione colpendo o meglio trafiggendo il viandante che esterrefatto viene abbagliato dalla luce che si scinde nelle sue componenti cromatiche per poi trovare nuova sintesi. La maggior parte di coloro che hanno conosciuto Ciro,anche attraverso le innumerevoli recensioni,sottolineano i colori delle sue opere, vivaci, fantasmagorici,invadenti e prepotenti. Nell’ultimo incontro che ebbi con lui recentemente gli espressi il desiderio o meglio l’onore di poter gettare qualche riga su di lui pur consapevole che già tanti altri fruitori della sua arte avessero scritto o recensito. In particolare,mi sono ritrovato a leggere una critica molto bella, pubblicata, se non erro, sul social network Facebook, che restituiva il senso di quest’uomo dal cappello di paglia e pervaso da una tranquillità serafica che avvolge, sconcerta ed accompagna in maniera virgiliana nei meandri della nostra psiche lìlettera dove i confini non esistono e si sostanzia la natura e l’origine del nostro genere umano. In Ciro il colore non è schiavo della forma né la forma deve riconoscere vincoli al colore. Pur essendo un filosofo del reale Ciro giuoca nell’inseguire il divenire incessante di colori e di forme ed in questo processo i colori accesi e stupefacenti non negano le forme bensì le fanno presagire come indizi che le anticipano per poi renderle appercepibili nelle nostre menti di fruitori ingordi ed insaziabili di emozioni a cascata. Ciro,partendo dal tratto figurativo lo supera per non esserne dipendente, abbozzandolo quel tanto che basta per impegnare la capacità costruttiva del guardante che opera una rappresentazione architettonica che diviene il completamento della pennellata o meglio della spatolata d’Alessiana. Questi due mondi o meglio queste due facce della medesima realtà si inseguono nella incessante benefica lotta di colore e forma quasi come avviene nelle tavole di Rorschach ove tutto è possibile partendo da un datur ben preciso. I quadri di D’Alessio come tavole diagnostiche colpiscono la nostra personalità destrutturandola per poi ricomporla su piani più alti lì dove la libertà è padrona scevra da compromessi e da inganni. Ciro è riuscito a completarsi come individuo per completare e definire noi tutti sempre alla ricerca di perché e mai di come. Il filosofo ricerca le motivazioni dell’essere mentre lo scienziato descrive semplicemente il come. Anche per essere filosofo Ciro punta in alto nella sua formazione, La filosofia è la madre di tutte le scienze al livello epistemologico e, quindi, gnoseologico. In altre parole, Ciro, attraverso le forme che si intravedono e che spesso si intuiscono nel tratto realizza questa fusione tra il mondo del perché e quello del come, fatto di mera descrizione. In sostanza, l’apoteosi è rappresentata proprio da questo connubio tra corpo e mente, tra la forma ed il colore, in una sorta di corsa ad ostacoli tra soma e psiche. Mi rendo conto di essermi calato nel cratere o meglio nelle bocche eruttive di Ciro e mi appresto ad affrontare la risalita in modalità dantesca, abbagliato dalla luce o dalle luci esplosive pronto a rimirare questa cittadina sempre troppo antica per essere compresa, fruita allo stesso modo di un’opera di D’Alessio, che non puoi possedere, comprare,commissionare, poiché essa è puro atto creativo, caotico, irritante ed irriverente ma che ti lascia una sensazione meravigliosa di amore che ti fa sorridere di felicità fin dal momento in cui si entra fino all’attimo che precede il commiato da quel buco delle meraviglie che ti appassionano, ti stordiscono, ti rapiscono e che ti legano vorticosamente per sempre in un attimo ad una persona che non conoscevi o che non ritenevi di conoscere poiché intrappolata dentro te e che ti ritrovi subito amica senza sovrastrutture difensive ed ipocrisie. Ciro D’Alessio è tutto ciò, tutto quello che mai credevi di poter rinvenire in un artista, mediante un’operazione archeologica di scavo stratificato in cui il tempo si contrae e si dilata, la forma scompare per poi riproporsi ed il colore diventa tessuto connettivo che cementa la vita. Domani vorrei portare questo pezzetto della mia anima, forse quella migliore, per confonderla con i pezzetti colorati e tratteggiati di quella del filosofo pittore, consapevole che le emozioni costruttive colmino ancora una volta in maniera straordinaria gli spazi vuoti della mente che attende, allo stesso modo che ho sottolineato quando ho esordito scrivendo dei moti tellurici che come un pendolo scandiscono il tempo, lo spazio e la relazione oggettuale. L’artista non è mai solo dal momento che chi guarda, tocca, annusa l’opera nella sua materialità diviene egli stesso artista o meglio coartista irretito benevolmente nell’operazione del divenire incessante che dona contenuto a colore e forma, nel processo in cui il pensiero diviene atto che partorisce l’opera. Da Ciro si ritrova il gusto di ricercare sperando di assaporare il bello allo stesso modo in cui ai miei tempi un bambino aspettava sempre “una cosa bella” da chiunque gli volesse bene. Io voglio bene a Ciro e mi aspetto sempre,detto in napoletano, na cosa bella.
 
Pozzuoli,4 agosto 2025                                 Riccardo Malfa