giovedì 3 ottobre 2024

arte e socialmedia



I social media potrebbero essere considerati dagli artisti come un semplice mezzo per diffondere il loro lavoro. Alla stregua della locandina di una mostra: un semplice strumemto, di poco valore, per diffondere la notizia di una mostra, ma l'"arte"  e il valore spirituale starebbero esclusivamente nelle opere esposte alla mostra.

In genere si pensa cosi.

E se invece i social media, piuttosto che essere semplice mezzo, subordinato, occupassero lo stesso spazio e la stessa funizone, nell'economia delle cose dello "spirito umano" che aveva l'arte?

Se una delle funzioni dell'arte è portare nel regno delle cose dello spirito, nel regno delle cose "rappresentate" dutature e non semplicemente presenti e transeunti, le sensazioni e gli aspetti dell'esperienza del reale, che ne sono tenuti fuori, questa funzione può essere assolta benissimo dai socialmedia.

Esempio:

Prima dei social, il modo di parlare popolano delle città dell'entroterra napoletano, entrava nel mondo dello spirito, se qualche commediografo, scrittore, cineasta, documentarista faceva luce su quel mondo. Se non ci stava questa luce, data dalle varie forme artistiche,  quel mondo, pur reale, rimaneva oscuro e destinato a memoria breve e circoscritta. Oggi questo mondo è presnete continuamente su tik tok, instagram etc, spesso sono gli stessi protagonisti a proporsi coi loro profili sui social. Sono entrati nel.mondo dello spirito oggettivo, cioè nel mondo di quelle cose cbe sopravvivono alle sensazioni immediate e all'esistenza soggettiva, che sopravvivono in qualche modo ai loro attori e si presentano sul proscenio delle cose visibili da tutti.

Ecco che non serve più un commediografo che scriva di una comare di paese per sottrarla alla vita naturale, la comare entra lei stessa da protagonista e autrice al.tempo stesso nel mondo dello spirito, delle cose culturali.

Questo bisogno di dare luce ad aspetti del mondo reale "rappresnetandoli", è un modo per sottrarli alla morte. Tutte le cose fisiche sono soggette a morte, ma possono sopravvivere alla loro morte se si fanno spazio nel mondo delle cose raccontate, dipinte, scolpite. Achille in carne ed ossa è morto, ma rimane l'Achille raccontato da Omere e istoriato sui vasi.

Se una selle ragioni profonde del fare arte, è sottarre alla fugacita' irrecuperabile, al flusso senza freno delle sensazioni presenti, e sottrarre l'artista stesso alla sua morte, allora questa funzione può essere assolta anche dai socialmedia.

Rita De Crescenzo, si è immortalata allo stesso modo della Callas ai suoi tempi, mi si perdoni l'accostamento.

Tutti possono stare sulla scena dello spirito, non più pochi. Si aprono nuovi enormi problemi: uno spirito cosi affollato, assolve ancora alla sua funzione, non diventa una riproduzione senza sintesi della infinita molteplicità del reale, dove si è invisibili allo stesso modo che nel reale?
E l'arte ha solo la funzione di immortalare o e anche altro?

Testi tenuti presenti per questa riflessione:
*Hegel, Fenomenologia dello spirito, per la concezione dello spirito oggettivo come quella dimensione dove la particolarità e la mortalità dei soggetti separati viene superata.
*Croce, Estetica come filosofia dell'espressione e linguistica generale: per l'idea che cioè che non è rappresentato artisticamente rimane fuori dalla luce dello spirito, esperienza meramente soggettiva, e transeunte,  quasi un non essere; mentre la vita dello spirito comincia dalle intuizioni, cioè dalle cose rappresentate.

*Hippolyte Genesi e struttura della Fenomenologia dello spirito di Hegel, per la riflessione che lo spirito umano è essenzialmente un tentativo di sfuggire alla mortalità.

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