In una piovosa serata di fine inverno ho avuto il piacere di fare visita per un caffè a Nino D'Amore, a casa sua.
L' intenzione era di fare una videointervista a lui in quanto artista e a Valeria Ferronetti in quanto curatrice della sua mostra dell' anno scorso, Primigenia. Ma arrivati nell'accogliente cucina di Nino, non sono riuscito a trasformarla in un set di riprese, perché, per fortuna, la realtà ha avuto la meglio sul mio desiderio di virtualizzazione. Abbiamo bevuto del buonissimo vino fragolino, mangiato un insuperabile spaghettata di Patrizia e scambiate tante bellissime parole sui lavori di Nino, sull'arte, sul mondo...
Appena arrivati infatti, Nino è andato di à ed ha preso i suoi ultimi lavori, del tutto inediti. Era proprio per mostrare per la prima volta questi nuovi lavori che aveva organizzato il piccolo ritrovo: me, Valeria, Antonio. L' esperienza estetica è stata così coinvolgente, che è passata in secondo piano ogni progetto di intervista ordinata. Dall' ammirazione dei lavori, naturalmenete Nino ha cominciato a raccontarceli, poi a fare confronti con la produzione precedente, etc.
Subito ci ha raccontato della sua concezione dell'arte come rigurgito. L' arte, quella vera, quella fatta perché rapiti da un bisogno insopprimibile di esprimersi, e non quella fatta in ragione di mode e tendenze di mercato, è come un rigurgito: un gettare fuori le cose nascoste, intime, anche spiacevoli, e non riuscire a contenere e controllare questo flusso liberatorio.
Ed ecco pararci avanti un opera davvero emblematica in tal senso: la foto di Nino da ragazzo, dal bellissimo aspetto, che guarda ottimistico e sorridente verso l'alto. Il centro della figura è però quasi oscurato da una lunga macchia nera, rigurgitata dall'interiorità dell' autore, un fumo oscuro dalle sembianze di un mostro. Anche questo mostro ha il viso rivolto verso l'alto, ma la sua è una posa di dolore profondo e disperazione. E' la natura primigenia, oscura e dolorosa, che è a fondo e prima delle figure.
Seguono una serie di lavori con lo stesso tema, in cui però la figura diventa più astratta, sempre più ricoperta da vari strati di pittura dalle tonalità non più nere ma di un grigio chiaro tendente al violetto, un neutro silenzioso che sembra inghiottire ogni luce ed ogni rumore che tenta di distinguervisi. Ed ecco emergere il secondo tratto distintivo, dopo il rigurgito, della pittura di Nino: il ripensamento. Dopo che ha rigurgitato senza freni ed inibizioni la sua intimità sulla tela, il maestro non si accontenta, e non si dà pace: sente il bisogno di ritornare su quei gesti iniziali e comincia un lungo e tormentato lavoro di affinamento, in più fasi e in più strati. La sua pittura è rigurgito ed istinto, ma bilanciato dal lungo lavorio di scavo, rimeditazione, rifacimento, in cui la ricerca pittorica richiama in causa l' esperienza pittorica e la razionalità.
Il questo lavoro di ricerca e riflessione sui dolori rigurgitati sulla tela, mi è parso di cogliere il tratto distintivo di questa sua nuova produzione rispetto a quella presentata a Primigenia.
In questo lavoro di rimeditazione intorno al dolore ed al nulla primigenio, Nino fa una scoperta: il dolore ed il nulla esistenziale sono sì primigeni, ma non sono un fatto metafisico, imputabile all'ordine eterno del cosmo, bensì una produzione sociale.
L' ultima opera che ci mostra è un epifania dell' origine sociale del dolore e del nulla.
Quella sagoma mostruosa uscita dalla sua interiorità, si moltiplica in maniera seriale fino a coprire ogni spazio della tela, si svuota, da nera diventa bianca, o meglio, il grigio azzurrino, quel colore neutro che tutto avvolge ed inghiotte ogni differenza nella sua uniformità. Queste sagome sembrano uscire da macchie nere che alludono a capannoni industriali.
Il nulla è una produzione umana. E' l' organizzazione sociale, disumana ed innaturale che crea individui mostruosi, massificati e vuoti Grande coraggio di un artista che è riuscito a scavare più a fondo della sua precedente ricerca, che sembrava già abissale. Grande ricerca che svelando la natura umana del vuoto e del nulla, getta una luce di speranza. La tonalità si rischiara e dal nero si passa al grigio illuminato dai riverberi violetti del cielo!
Ciro D'Alessio
Ciro D'Alessio


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