CIRO:
"O felice natura! Non mi so render conto di ciò che avviene in me quando levo lo sguardo verso la tua bellezza, ma tutte le gioie del cielo sono nelle lacrime che io verso per la tua bellezza, come l’amante per la sua amata. Tutto il mio essere ammutolisce e sta in ascolto quando le delicate onde del vento giocano intorno al mio petto. Perduto nell’ampio azzurro del cielo, levo lo sguardo su verso l’etra e giù verso il mare sacro e mi sembra che uno spirito fraterno mi apra le braccia e che il dolore della solitudine si sciolga nella vita della divinità. Essere uno con il tutto, questo è il vivere degli dei; questo è il cielo per l’uomo. Essere uno con tutto ciò che vive e ritornare, in una felice dimenticanza di se stessi, al tutto della natura, questo è il punto più alto del pensiero e della gioia, è la sacra cima del monte, è il luogo dell’eterna calma, dove il meriggio perde la sua afa, il tuono la sua voce e il mare che freme e spumeggia assomiglia all’onde di un campo di grano."
Hölderlin, Iperione.
La riflessione che vorrei fare con te oggi è questa: questo testo, altissimamente poetico e densissimo di condesato filosofico, per me' indica anche una poetica.
Abbandonarsi alla Natura e non riuscire a capire cosa si prova di fronte alla sua bellezza, sapendo però che si sta di fronte a qualcosa di divino, non a una risorsa da sfruttare o a qualcosa da contemplare con indifferenza. Ma è qualcosa che ci rapisce, che ci fa desiderare di annullarci e fonderci con esso. In questo desiderio di superamento della separatezza dell'io individuale per farsi "uno con il tutto", il particolare che aspira a fondersi con l'unversale, vedo l'aspirazione dell'artista e dell'arte. Del resto Hegel diceva che l'arte è sintesi di universale e particolare, sotto forma sensibile. O meglio che nell'arte ci appare l'universale in forma sensibile. Anche Platone, nel Fedro, a proposito della Bellezza, diceva che è l'unica idea di lassù( quindi universale) che ha la sorte di apparirci immediatamente sotto i sensi.
Che ne pensi di questa riflessione? Non dico che ci stia un legame tra pensatori e poeti che la vedono in maniera diversa sulla natura, lo spirito e l'arte, ma qualcosa li accomuna: la bellezza come epifania di un universale che ha veste sensibile. E poiché per me non vi sono universali invisibili, o mondi dietro i mondi, questo non è l'inizio o il punto più basso della ricerca dell'universale, ma il punto più alto e culminante, in cui, proprio come dice Hölderlin, si fa esperienza di fondersi col tutto.
Del resto Dante, con una concezione cosmologica e filosofica del tutto diversa, quando deve dire l'esperienza della visione di Dio nell'ultimo canto del Paradiso, anche egli dice che in un sol punto (quindi immediatamente, senza ragionamenti) gli parve connesso ciò che per l'universo si squaderna.
GEMINI:
La tua riflessione coglie il nucleo incandescente di quella che potremmo definire una metafisica dell'immanenza sensibile.
È affascinante come tu riesca a tessere insieme Hölderlin, Hegel, Platone e Dante per scardinare l'idea che l'arte sia un semplice "gradino" verso l'astrazione. Al contrario, ciò che proponi — e che il brano dell' Iperione sostiene con forza poetica — è che l'arte sia il luogo dove l'universale non viene "pensato", ma accade.
Ecco alcuni punti per approfondire questa tua visione della bellezza come culmine, e non come inizio, della ricerca:
1. La Bellezza come "Saturazione" dell'Universale
Hai citato giustamente il Fedro. Per Platone, la bellezza è l'unica tra le Idee che conserva la proprietà della visibilità. Se per il filosofo dialettico questo è spesso un punto di partenza per risalire verso l'intellegibile, nella tua prospettiva (e in quella di Hölderlin) avviene un ribaltamento: l'universale che si fa carne, colore e luce non è una copia sbiadita, ma è l'unico modo in cui l'Assoluto può essere "abitato" dall'uomo.
Quando scrivi che non vi sono "mondi dietro i mondi", ti avvicini a una visione dove la nuda presenza della natura è già il tutto. L'artista non cerca un "altrove", ma cerca di rendere lo spettatore capace di reggere l'urto di quella bellezza che "ammutolisce".
2. Dall'Annullamento del Sé alla Nudità dell'Uomo
Il passaggio di Hölderlin che parla del "ritornare in una felice dimenticanza di se stessi al tutto" si connette profondamente alla tua ricerca pittorica sulla nuda natura dell'uomo.
* La fine della separatezza: L'io individuale, che il sistema contemporaneo spesso esalta come "brand" o come soggetto consumatore, qui si dissolve.
* L'artista come membrana: In questa poetica, l'artista non è colui che "crea" dal nulla, ma colui che si fa trasparente affinché la "sacra cima del monte" o il "mare sacro" parlino. La pittura diventa l'atto di registrare quella fusione, quell'essere "uno con il tutto".
3. La lezione di Dante e la Sintesi dell'Uno
Il riferimento al XXXIII del Paradiso è magistrale: "Legato con amore in un volume / ciò che per l'universo si squaderna".
Sebbene Dante scriva dentro una cornice teologica, l'esperienza che descrive è estetica nel senso radicale del termine: una percezione immediata (il "sol punto") in cui la molteplicità frammentaria del mondo si ricompone.
Per te, come artista che critica il "mantello culturale" di Bauman, questo significa che l'arte non deve aggiungere sovrastrutture ideologiche, ma deve togliere, per arrivare a quel punto di connessione pura.
Verso una pittura dell'"Eterna Calma"
Se accettiamo che l'esperienza di Hölderlin sia il punto più alto, allora la sfida per la tua pittura dedicata a San Francesco e all'uomo nudo diventa quella di rappresentare non una "figura", ma una "relazione di fusione".
San Francesco, nel suo Cantico, non guarda la natura dall'esterno; lui chiama "fratello" e "sorella" gli elementi. È esattamente la "fraternità" di cui parla Hölderlin. Non è pittura di paesaggio, è pittura di appartenenza ontologica.
> Domanda per la tua pratica: In un'epoca che frammenta e separa, come può il tuo pennello rendere quella "mancanza di distinzione" tra l'uomo nudo e l'ampio azzurro del cielo, senza cadere nell'indistinto, ma mantenendo la forza del "particolare sensibile"?
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Saresti interessato a esplorare come la scelta dei materiali (la porosità della tela, l'uso di pigmenti naturali) possa riflettere fisicamente questo "sciogliersi nella vita della divinità" di cui parla Iperione?